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Affetto e fedeltà. Quando l’animale sostituisce l’uomo

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Un giro d’affari di oltre 2 miliardi di euro solo per il settore del peet food quello registrato lo scorso anno. In base al rapporto Rapporto Assalco-Zoomark nelle famiglie italiane vivono 60 milioni di  animali con un crescente incremento negli anni.
Secondo l’ultima rilevazione di Euromonitor, quasi il 50%  sono pesci; a seguire gli uccellini (21,3%), i gatti (12,4%), i cani (11,5%) ed infine, con percentuali più contenute, piccoli mammiferi e rettili. In altri termini, il rapporto cittadini-pet è di 1 a 1, considerato che, secondo le ultime statistiche dell’Istat, la popolazione italiana ammonta a 60.579.000 abitanti1: in media, nel nostro Paese, vi è un animale per ciascun abitante. Molti italiani non potrebbero fare a meno dello scodinzolare dell’amico a quattro zampe e di quegli occhioni, di feste e fusa.
Nella maggior parte dei casi di un sentimento normale, ben equilibrato e sempre corrisposto, ma alcune volte si sfocia in un amore esagerato, spesso quasi al confine con il morboso ed esasperato, insomma una vera e propria mania.
Forse due parole chiave sono dietro tutto questo fenomeno: affetto e fedeltà senza chiedere nulla in cambio, due aspetti che nella quotidianità dei rapporti tra persone sembrano ormai svanire e sbiadire il loro significato.
Può capitare che il rapporto, soprattutto con gli animali domestici più comuni, ovvero i cani e i gatti, può però sfociare in qualcosa di poco equilibrato, a volte che sconfina con il patologico. Alcune persone riversano sui loro amici a quattro zampe un amore esagerato, quasi incontenibile, fatto di carezze, parole e attenzioni che magari spesso nella quotidianità non riescono a dare a familiari o parenti. Come lo stesso etologo di fama mondiale Montagner evidenziò negli anni 80 appare indispensabile una relazione equilibrata tra uomo e animale da compagnia, il quale deve essere valorizzato per quello che è e non per quello che vorremmo che fosse.
Statistiche più recenti del 17 gennaio (fonte Ansa) dicono che una famiglia italiana su tre (33%) ospita in casa almeno un animale da compagnia che nella metà delle volte arriva da strutture di ricovero, canili o gattili o è stato salvato direttamente dalla strada. Dati che dimostrano una sensibilità crescente contro gli abbandoni, fenomeno sempre più stigmatizzato da campagne di informazione.
È quanto emerge dal dossier ‘Gli animali nelle case degli italiani’ presentato in occasione della festa di Sant’Antonio Abate, patrono degli animali.
Un amore che implica risvolti economici di tutto rilievo, alle cure veterinarie, all’alimentazione. Nelle case degli italiani secondo le stime ci sono 14 milioni tra cani e gatti, 3 milioni tra conigli e tartarughe, 13 milioni di uccelli e 30 milioni di pesci.
Secondo un’indagine GfK Eurisko, questi animali “portano all’interno della famiglia serenità e gioia (43%), allegria e divertimento (36%), tranquillità (16%) e sicurezza (6%); contribuiscono però anche a migliorare la qualità della vita stimolando attività fisiche (94%), favorendo socialità e comunicazione (81%), con effetti positivi anche sulla salute psicologica (95%)”.
E intanto cresce il business, visto che negli ultimi 5 anni sono aumentati i servizi veterinarifino all’89,1 per cento  e le ‘beauty farm’ e gli ‘asili’ per cani e gatti (+43,7%). E se l’alimentazione resta fra le voci di spesa più importanti con oltre 2 miliardi di euro all’anno, nella maggioranza delle famiglie si spendono in media dai 30 ai 100 euro al mese.
Il ruolo degli animali all’interno della società, ricorda infine la Coldiretti, è stato riconosciuto anche a livello giuridico da norme e regolamenti come la legge sull’agricoltura sociale che, tra l’altro, valorizza gli effetti positivi della pet-therapy.
Ci si chiede anche come mai ci sia questo boom al di là di una crescente sensibilità verso le tematiche legate alla salvaguardia della natura dettate anche da campagne informative sempre più incisive e quale sia il giusto equilibrio nel rapporto con l’animale senza sconfinare in anomale esagerazioni. Basta dare una occhiata sugli scaffali di tanti negozi per comprendere la portata del fenomeno osservando come il cibo per cani sfoci nella leccornia gourmet: crocchette, polpettine, pasticcini, carni scelte, snack, centinaia di varietà e gusti.
Una vera e propria zoomania che spesso non tiene conto del rispetto della naturale libertà dell’animale nel vivere senza condizionamenti umani troppo forti e vincolanti. •

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