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Beatificato il religioso camilliano: un gigante della carità

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Una “ancella di cristo sacerdote” ricorda fratel Ettore

È cosa provata che Dio ci guarda con gli occhi del povero, dell’indigente, del malato, di chi non conta niente e molte volte noi guardiamo da una altra parte, forse perché il povero provoca in noi paura e fastidio.
Fratel Ettore arriva in Bogotá, Colombia del 2000 a toccare con le sue proprie mani la condizione di povertá, di dolore e di abbandono dei nostri fratelli indigenti che vivono nelle strade e mancano di tutto.
Il suo cuore è frantumanto dal dolore e desidera dare a tutti una vita degna donando il suo amore. Vede l’opera di Dio abbandonata e calpestata dalla indifferenza e sente che è lo stesso Signore Gesù Cristo che soffre la sua passione. Un giorno mi ha commosso molto una scena che vidi per la strada nella calle 2a tra la carrera 8a e la carrera 10a. C’era un uomo che camminava con difficoltà, pieno di sporcizia con i capelli lunghi arruffati pieni di grasso. Gli si vedevano solo brillare gli occhi che imploravano compassione. I suoi vestiti e la sua pelle si confondevano con strati e strati di sporco. Fratel Ettore lo prese per un braccio e cominciò a gridare forte:
«Guardate!!! Non vedete qui Dio per la strada supplicando misericordia? Non avete vergogna? Che ingiustizia!»
E chiedeva perdono a Dio per tanta indifferenza. Diceva molte altre parole ma io ricordo solo queste. Alcuni osservavano senza capire niente, altri se la ridevano guardandosi l’un l’altro. Altri sembravano dire: «Questo è pazzo!».
La prima opera di misericordia che fece fu quella di raccogliere un indigente mezzo morto che avevano buttato fuori da un ospedale. Lo raccolse dalla strada e in un taxi lo portò alla sua prima casa chiamata Nazareth. Lo pose in un letto e stette al suo fianco dandogli coraggio curandolo e pregando, perché era già in agonia. Il giorno dopo infatti morì. Gli fece il funerale come si fa con un familiare. La polizia gli faceva problemi e discussioni perché questo povero non aveva i documenti e non si sapeva chi fosse.
Io ho detto alla polizia che al posto di far tanti problemi era meglio ringraziare il Signore che aveva mandato una persona che faceva quello che noi non siamo capici di fare. Dopo aver superato tutti gli ostacoli burocratici, gli fece celebrare una Messa. Pagò di tasca sua le pompe funebri e la tumulazione al cimitero per questo figlio di Dio sconosciuto al proprio popolo.
In molti momenti ho avuto la grazia di stare vicino a fratel Ettore perché vivevo nella casa madre della Congregazione che è attaccata alla casa Nazareth e lavoravo nella infermeria con le mie sorelle inferme e anziane.
Fratel Ettore voleva che i suoi assistiti, che raccoglieva dalla strada, sperimentassero nella propria vita la presenza di Dio sentendosi fratelli e ringraziando Gesù che è morto sulla croce per tutti. Prima di mangiare dovevano pregare. Pregavano tutti i giorni il rosario e in gruppo celebravano l’Eucarestia.
Cercava ospedali e medicine per chi ne aveva bisogno.
Aveva un amore smisurato per la Santissima Vergine. Portava la statua della Madonna da tutte le parti facendo sentire il suo Amore e la sua protezione materna.
Il fuoco dell’amore di Dio lo spingeva a salire sull’altare, con o senza il permesso del celebrante, per sensibilizzare la gente a dare una mano al povero indigente. Aiutare il povero è un atto di fede cristiana.
Molte volte fu ferito al volto perché lo derubavano pensando che portava con sé denaro e invece la ricchezza che aveva era la gioia dell’Amore di Dio, per questo non si scoraggiava e continuava il suo lavoro. Comprendeva e perdonava l’ignoranza dei suoi aggressori. I poveri che accettavano il suo aiuto li portava a casa sua, li lavava, tagliava loro i capelli, dava loro vestiti puliti e da mangiare. Insegnava loro a pregare e a comportarsi da fratelli tra loro. Il gruppo si chiamava “Comunità”.
Organizzò tre case: Nazareth Belen Y Jesucristo (Crocefisso).
Per me fu una grazia grande vivere questa esperienza perché in questo stesso luogo 99 anni fa la fondatrice della Congragazione delle Ancelle di Cristo Sacerdote, la Serva di Dio Margarita Fonseca Silvestre, faceva la stessa opera di carità con le bambine orfane e le donne della strada che aveva lasciato la guerra dei 1000 giorni. Le bambine raccolte dalla polizia per strada venivano portate alla nostra comunità. Per questo qualcuno diceva che Margarita era matta. È vero. Gli uomini e le donne che hanno il coraggio di spendersi senza misura per salvare l’umanitá sono “matti dell’Amore di Dio” e a loro non importano le critiche. Gesú passò facendo il bene e fu trattato come un malfattore e questa stessa strada la compiono anche i suoi discepoli.
Seconda cofondatrice con fratel Ettore è madre Teresa Martino che venne in Colombia con questo stesso impulso evangelico, di fare tutto per la gloria di Dio e il bene delle anime. Lei con amore di madre intuisce e continua l’opera di fratel Ettore con le stesse difficoltà, grande fede e speranza. •

Suor Maria del Soccorro Toloza Mendoza

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