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La dura legge del branco: spietati con i deboli e violenti con i migranti

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Fatti di cronaca: sintomi di razzismo, ignoranza, crudeltà

“Vedo il mondo mutarsi lentamente in un deserto, odo sempre più forte l’avvicinarsi del rombo che ucciderà noi pure, partecipo al dolore di milioni di uomini, eppure, quando guardo il cielo, penso che tutto si volgerà nuovamente al bene, che anche questa spietata durezza cesserà, che ritorneranno l’ordine, la pace e la serenità”
(A. Frank, dal diario)

Il brano è stato letto in tutti gli stadi di calcio, all’inizio delle partite, per condannare alcuni tifosi di una squadra della capitale, che avevano confezionato delle magliette con i colori della squadra avversaria, riportandovi l’immagine di Anna Frank, la ragazzina ebrea uccisa nel campo di sterminio nazista di Auschwitz. L’episodio risale al 24 ottobre del 2017. Il deserto, di cui parla Anna Frank, rischia di invadere ancora la nostra esistenza quotidiana.
Viene subito da dire: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”. Il perdono però non basta. Prima ci deve essere la condanna della società civile, poi si potrà parlare di perdono, come l’ha dato anche Anna Frank quando scriveva: “Quando guardo il cielo, penso che tutto si volgerà nuovamente al bene”. Diceva questo quando era cercata dai nazisti perché ebrea.
Chi va allo stadio non è braccato da nessuno. Ci si reca da becero e ignorante se usa un’immagine che è diventata un’icona della tragedia vissuta da milioni di esseri umani che avevano il solo torto di essere ebrei. Se si ripetono queste cose, è perché non si è ancora presa la distanza con il passato. Qualcuno ha pure delle colpe.
Ricordo un giornalista, che oggi va per la maggiore, quando qualche anno fa definiva “Pensierini” gli aforismi di Bertolt Brecht. Quest’ultimo aveva pagato a caro prezzo la propria opposizione al Nazismo. Il giornalista non aveva pagato nulla. Scriveva tanto per dire qualcosa.
Altri fatti di cronaca ci consegnano l’immagine di una società alla deriva.
A Torino, un clochard di sessantuno anni, George, di origine romena, viene arso vivo nei pressi di una panchina dei giardini “Madre Teresa di Calcutta” (29 ottobre 2017). Ricoverato all’ospedale San Giovanni Bosco, ha lottato tra la vita e la morte per le ustioni riportate. Ad aggredirlo è stato un altro rumeno senza fissa dimora. Il motivo dell’aggressione era la contesa della panchina. A Roma, un cittadino bengalese che rincasava, dopo aver lavorato come aiuto cuoco in un ristorante del centro storico, è stato massacrato di botte da una banda di delinquenti e tutti giovanissimi. Erano in dieci contro uno, stando a quanto ci è stato detto dal telegiornale della sera di domenica 29 ottobre 2017. Anche un egiziano, lavapiatti del ristorante, è stato aggredito ma ad avere la peggio è stato il bengalese, ricoverato all’ospedale.
È la legge del branco. Sono dei malvagi e vigliacchi. Le parole vanno usate, quando servono, per manifestare tutta la propria indignazione. Il male, quando assume queste dimensioni, va denunciato e portato alla conoscenza di tutti, in tutti i modi e con ogni mezzo. Anche La Voce delle Marche non può non parlarne, anche se il fatto ha toccato due realtà geografiche lontane. Ci dobbiamo poi abituare a vedere anche dentro casa nostra, se si ripensa a quello che è successo anche qui solo due anni fa. Gli insulti razzisti ai danni di una donna di colore si tramutarono in tragedia. Conta poco sapere che era stata la vittima ad aggredire per prima e lo aveva fatto per difendere la propria donna. Chi stava dalla parte del torto e chi della ragione? Saperlo oggi non attenua il dramma vissuto da tutti. Non ci sarebbe stata nessuna conseguenza se non si fosse data la causa scatenante.
Ci si deve chiedere tuttavia perché succedono e troppo spesso certi episodi. Succedono perché i giovani non hanno più nessun punto di riferimento. Nessuno ascolta nessuno e nessuno vuole bene a nessuno. Soli e indifesi si riuniscono nel branco e commettono azioni bestiali che per loro sono cose normali.
Vittorino Andreoli, noto psichiatra, diceva indignato al telegiornale del 29 ottobre 2016: Non sono nulla come persone, sono meno che niente ma manifestano questo zero assoluto nella violenza gratuita e di gruppo verso le persone che non sono in grado di difendersi. Si esaltano davanti al fuoco, al sangue, alla testa rotta e al corpo fracassato di botte. Nessuno può pensare di difendersi da solo davanti a dieci delinquenti che vivono per delinquere. Delinquere, dal latino delinquere “venir meno al dovere”, è un verbo intransitivo composto da de e linquere, tralasciare. Delinquente è chi viene meno al dovere di rispettare le leggi, pertanto ne deve subire le conseguenze. •

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