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La Terra: casa comune

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Gennaio: mese della pace, dei migranti e dei rifugiati

Nessuno decide di essere povero. Nessuno decide di vivere come bestie. Nessuno decide di scappare dal proprio paese. Nessuno decide di non mandare i propri figli a scuola. Nessuno decide di vivere senza acqua o senza elettricità. Non ci può essere pace fintanto che ci saranno milioni di persone che vivono in completa esclusione. Papa Francesco, nel messaggio per la giornata della Pace del 2018, indica quattro verbi per vivere in pace: accogliere, proteggere, promuovere e integrare. La pace non è solo un dono di Dio. Se Lui avesse il potere di farci questo dono lo avrebbe già concesso a noi Suoi figli. La pace si trova al termine di una sequenza che parte dalla “compassione”, passa per “l’amare e condividere”, attraversa l’egualitarismo, arriva alla “giustizia”, la quale, strutturalmente porta come frutto la pace.
La compassione, l’I care di don Milani, il motore che ha spinto il Buon samaritano ad aiutare la vittima dei briganti; la condivisione; l’eguaglianza fra tutti i cittadini in rapporto alla fruizione dei diritti umani e dal parallelo esercizio dei doveri che ne è il frutto; tutto questo conduce alla giustizia.
Solo la giustizia può portare la pace. È una conquista che passa attraverso la libertà degli esseri umani stessi. Da che mondo è mondo, purtroppo, gli uomini cercano di abbreviare il percorso che conduce alla pace. Vogliono saltare qualche passaggio. Vorrebbero partire dalla fine invece che dall’inizio. La pace così resta un’utopia che rischia di rimanere tale. Se noi riuscissimo ad avere una pace che non fosse frutto della libertà e della giustizia, quel tipo di pace sarebbe una pace violenta, e quindi non-pace, la quale, per essere tale, deve avere come madre la giustizia.
Tutto il mondo ha goduto quando è caduto il Muro di Berlino credendo ad un mondo senza servi e senza padroni. Ma non si è accorto che sono aumentati gli schiavi della globalizzazione. Infatti si sono globalizzati il capitalismo, il mercato e la competizione, i tre cancri che generano schiavitù e inumanità.
Oggi abbiamo poche decine di super ricchi con un reddito che equivale a quello di tre miliardi di cittadini del nostro Pianeta; abbiamo dei soggetti che guadagnano 150 mila euro al giorno, abbiamo un miliardo di persone ostaggio della fame, abbiamo migliaia di bambini che ogni giorno lasciamo morire per mancanza di uno spicciolo.
Viviamo in un mondo di pace. Ma la pace che viviamo, anche se priva di guerre (e non lo è) non è tale. È comunque una pace violenta, perché disancorata dalla giustizia. Lei, la pace, per essere veramente tale, ne deve essere figlia, e questa connessione siamo noi a doverla costruire, e “solo” noi possiamo farlo.
Dio si è incarnato per ricordare la dignità di ogni persona, per affermare una società senza servi e senza padroni.
Ma dunque è fallito anche il cristianesimo?
È fallita la realizzazione storica di una società fondata sull’uguaglianza?
È possibile allora la pace? Dio, allora, perché si è incarnato?
Per indicarci la via.•

About Nicola Del Gobbo

Direttore de La Voce delle Marche

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