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Pace e sviluppo integrale

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I popoli possono vivere insieme se rifiutano l’uso delle armi

Papa Francesco lunedì 8 gennaio ha espresso di fronte al Corpo Diplomatico l’augurio di un anno ricco di gioia, di speranza e di pace. Ha chiesto di favorire il benessere materiale e spirituale delle persone nella promozione del bene comune. Lo sviluppo e la convivenza civile sono sostenuti dal dialogo tra le Religioni al fine di conoscere la verità e praticare la giustizia. Non c’è pace nell’umiliare l’avversario sconfitto.
Pace è la forza della ragionevolezza mite che sprona alla reciproca comprensione in un clima di parità per tutti gli Stati, grandi e piccoli, con mutue garanzie d’indipendenza e di integrità territoriale, in seno all’intera Comunità internazionale.
I rapporti fra le Nazioni, come i rapporti umani, vanno regolati nella verità, nella giustizia, nella solidarietà operante, nella libertà che hanno come fondamento il riconoscimento dei vicendevoli diritti, unitamente all’adempimento dei rispettivi doveri il cui disprezzo e disconoscimento portano ad atti di barbarie che offendono la coscienza dell’umanità come afferma la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo deliberata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, avvenuta il 10 dicembre 1948.
Il papa ripropone la centralità della dignità della persona, in quanto voluta e creata da Dio a sua immagine e somiglianza e incoraggia la promozione di ogni uomo e di tutto l’uomo, fino a comprendere l’umanità intera. Una visione riduttiva della persona umana apre invece la strada alla diffusione dell’ingiustizia, dell’ineguaglianza sociale e della corruzione. Si vengano ad instaurare moderne forme di colonizzazione ideologica dei più forti e dei più ricchi a danno dei più deboli a danno dell’inviolabilità della vita e della dignità. Il pensiero va ai bambini innocenti, scartati ancor prima di nascere, agli anziani, anch’essi tante volte scartati, perché ritenuti un peso, alle donne, che spesso subiscono violenze anche in seno alle proprie famiglie. Quante persone, specialmente in fuga dalla povertà e dalla guerra, sono fatte oggetto di tale mercimonio perpetrato da soggetti senza scrupoli?
Difendere il diritto alla vita e all’integrità fisica, significa poi tutelare il diritto alla salute della persona e dei suoi familiari. Nei fori internazionali competenti, ci si adoperi per favorire anzitutto un facile accesso per tutti alle cure e ai trattamenti sanitari in modo da garantire, a prezzi accessibili, la fornitura di medicinali essenziali per la sopravvivenza delle persone indigenti.
La pace, universalmente riconosciuta come uno dei valori più alti da ricercare e difendere detesta la logica aberrante della guerra. Senza la pace lo sviluppo integrale dell’uomo diventa irraggiungibile. Il disarmo integrale e lo sviluppo integrale sono strettamente correlati fra loro. Occorre sradicare, in modo non violento, le cause della discordia che portano alle guerre. Si progredisce con l’adozione del Trattato sulla proibizione delle armi nucleari, come dichiarava san Giovanni XXIII nella Pacem in terris secondo la quale «giustizia, saggezza ed umanità domandano che venga arrestata la corsa agli armamenti, si riducano simultaneamente e reciprocamente gli armamenti già esistenti; si mettano al bando le armi nucleari».
Resta la ferma persuasione che le eventuali controversie tra i popoli non debbono essere risolte con il ricorso alle armi; ma invece attraverso il negoziato. Benedetto XVI ha precisato che riesce quasi impossibile pensare che nell’era atomica la guerra possa essere utilizzata come strumento di giustizia. Occorre esprimersi nella collaborazione leale, multiforme, apportatrice di molti beni». Più ancora che costruire edifici, è necessario ricostruire i cuori, ritessere la tela della fiducia reciproca, a favore della collaborazione. Pur tra le difficoltà, la volontà di dialogare e di riprendere i negoziati rimane la strada maestra per giungere finalmente ad una coesistenza pacifica dei due popoli in modo da rispondere senza indugio alle necessità primarie delle popolazioni. Il diritto alla vita è minacciato dallo sfruttamento indiscriminato delle risorse, dal terrorismo, dal proliferare di gruppi armati e da perduranti conflitti. Non basta indignarsi dinanzi a tanta violenza. Occorre piuttosto che ciascuno nel proprio ambito si adoperi attivamente per rimuovere le cause della miseria e costruire ponti di fraternità, premessa fondamentale per un autentico sviluppo umano.
Pace e sviluppo portano a praticare il diritto a formare una famiglia, quale nucleo naturale e fondamentale della società. Essa ha diritto ad essere protetta dalla società e dallo Stato. Purtroppo è noto come, specialmente in Occidente, la famiglia sia ritenuta un istituto superato. Ma non sta in piedi una casa costruita sulla sabbia di rapporti fragili e volubili. Il disinteresse per le famiglie porta poi con sé un’altra conseguenza drammatica – e particolarmente attuale in alcune Regioni – che è il calo della natalità.
Si parla molto di Migranti e rifugiati: uomini e donne in cerca di pace che i governanti sapranno accogliere, promuovere, proteggere e integrare. Il papa ha detto: “Desidero poi esprimere particolare gratitudine all’Italia che in questi anni ha mostrato un cuore aperto e generoso e ha saputo offrire anche dei positivi esempi di integrazione”
Non bisogna dimenticare che numerosi rifugiati e migranti cercano di raggiungere l’Europa perché sanno di potervi trovare pace e sicurezza. Nell’attuale contesto internazionale non mancano le possibilità e i mezzi per assicurare ad ogni uomo e ogni donna che vive sulla Terra condizioni di vita degne della persona umana. Ad ogni buon fine il papa svolge un ruolo di “richiamo” dei principi di umanità e di fraternità. Non vi è pace né sviluppo senza lavoro: se l’uomo è privato della possibilità di contribuire personalmente tramite la propria opera all’edificazione del bene comune.
La piaga del lavoro minorile continua a compromettere seriamente lo sviluppo psico-fisico dei fanciulli. Non si può pensare di progettare un futuro migliore, se si continuano a mantenere modelli economici orientati al mero profitto e allo sfruttamento dei più deboli, come i bambini.
Ogni individuo ha pure dei doveri verso la comunità, volti a soddisfare le giuste esigenze della morale, dell’ordine pubblico e del benessere generale in una società democratica. Il giusto richiamo ai diritti di ogni essere umano, deve tener conto che ciascuno è parte di un corpo più grande. Non bisogna dimenticare che c’è anche una precipua responsabilità dell’uomo nell’interazione con la natura, nella responsabilità di lasciare alle generazioni che seguiranno una Terra più bella e vivibile, nel servizio di solidarietà intergenerazionale. •

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