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RITRATTI: Giovanni Miconi

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Tutto parte da Cecco d’Ascoli. Sono i giorni precedenti il sisma. Estate 2016. Alla Gola dell’Infernaccio, con alcuni amici avevo inscenato un cammino sulle tracce di Francesco Stabili e del Guerin Meschino. Tornando, bisognoso di olio, alla Parapina di Servigliano mi fermo presso il Molino Miconi. C’è lui. Giovanni Miconi è in ufficio. Alle spalle un manifesto. Promuove un incontro a Castignano su Cecco d’Ascoli. Coincidenza non casuale. Vengo attratto dagli organizzatori: il GOI, il Grande Oriente d’Italia, squadra e compasso, la Massoneria.
Giovanni Miconi è uno di loro, un figlio della vedova. Il personaggio attrae. Ancora di più dopo aver letto il suo libro Il nostro passato, dove rievoca la storia della sua famiglia e delle aziende.
Voglio approfondire. Lo rivedo. Vada a casa sua. In una teca conserva i fucili da caccia. Giovanni è un grande cacciatore, «ma rispettoso della natura e degli uccelli». Mi mostra una rarità: un fucile a pietra focaia, costruito a San Pietroburgo nella seconda metà del Settecento. Pezzo d’arte.
Parliamo del libro che riporta due secoli di vita quotidiana, usanze, credenze e tradizioni del luogo. La sua gente è stata mugnaia, laniera, coltivatrice di olivi, produttrice di energia elettrica. Lui è salito innumerevoli volte sulla Sibilla, ha raggiunto il Lago dei negromanti (il lago di Pilato), ha pescato e fatto il bagno nel Tenna, e ha scritto a chiare lettere la sua affiliazione alla Massoneria. Arezzo, 1985, un amico del suo ospite gli sussurrò in un orecchio: «Perché non entri in Massoneria?». Lo fece. Ed eccolo qua ora, oltre che consigliere nazionale del GOI, a nutrire passioni per esoterismo, personaggi come Cecco d’Ascoli e conventicole segrete come i Fedeli d’Amore, espressioni ereticali del Medio Evo, come i Catari. Una cosa mi fa pensare. «A Penna San Giovanni il cognome Perfetti è molto diffuso. E i Perfetti erano quelli che, all’interno del movimento cataro, praticavano nel modo più rigoroso castità, digiuni e penitenze. Che ci sia stata un’enclave catara da noi?».
Dai Catari passa ai Cavalieri Templari. Aguzzo le orecchie. «A Servigliano avevamo dato vita ad una Commenda templare, viva sino a tre anni fa».
Chi ora pensasse di Giovanni come di un sognatore sbaglierebbe di grosso. È uomo pratico, concretissimo, in gioventù è stato anche consigliere comunale della DC. «Però, da sempre spirito liberissimo e curioso».
Sta concludendo un nuovo libro. Ha già il titolo: La Rola, che è il piano avanzato del focolare, la zona dove d’inverno, ci si raccoglieva per ascoltare i racconti dei più grandi. Racconti di paura, fantasie, vita quotidiana, altre dimensioni. Che potrebbero far pensare al Dante del “O voi ch’avete li ‘ntelletti sani, mirate la dottrina che s’asconde sotto ‘l velame de li versi strani”. •

Giovanni Miconi è nato a Servigliano il 26 febbraio del 1944. Diplomatosi ragioniere, si iscrive alla facoltà di Economia e Commercio. Il lavoro nelle diverse aziende di famiglia lo richiama a casa. Oggi legge molto di storia medievale e ascolta Mozart, «un grande fratello». Della Massoneria, di cui non approfondisce, dice: «Serve per la propria crescita. È uno sguardo diverso sulle cose».

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