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Si parte da Molino Lautizi

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La guerra della Boara, Belmonte, Fermo, Montegiorgio

Non so se la camminata si farà. Stamani il tempo è incerto. Ma il tracciato esiste. E il percorso è stato già sperimentato.
A Piane di Montegiorgio i ragazzi del Palio di San Paolo insieme all’associazione Amici miei, con il “motore” al massimo di Marco Ramadori e l’ausilio di Aldo Ferracuti, la passeggiata l’hanno già compiuta in tarda primavera.
Ma vale sempre la pena parlarne. Prima di tutto perché un gruppo di giovani che la propone è come se dicesse: vogliamo ritrovarci, e in una società slabbrata il segnale è più che apprezzabile. In secondo luogo, la ricerca delle tracce della storia di una comunità dimostra l’urgenza di nuovi radicamenti.
Allora, il cammino di oggi lo rifacciamo mentalmente in attesa di compierlo anche concretamente. Partiamo dal Molino Lautizi. Molino fortificato. Sostare lì davanti, tra mura antiche e macine enormi, è come sfogliare un manuale di storia medievale/rinascimentale, ma all’indietro. Che risale a 5 secoli fa ed oltre ancora. Quando – e qui l’esperto è Carlo Verducci – si combatté la “guerra” della Boara. L’area è proprio questa. Era il 1543. Belmonte, spalleggiata dalla nuova capitale Montottone (Fermo era stata considerata ribelle) e da altri castelli si fece contro a Montegiorgio. Il contendere erano i pascoli, il seminativo. Roba di economia, di famiglie da sfamare, di sopravvivenza. Ma anche di libertà. Montegiorgio ha sempre mal sopportato l’egemonia di altri, fosse Belmonte o fosse Fermo stessa. Scorse il sangue e si alzò il fumo degli incendi.
Andando verso il fiume, s’incontra un filare di cipresso calvo che lo costeggia. Un tempo il viale era più lungo. Si raccontava che quei cipressi americani erano il segno d’amore di un signore di campagna per la sua donna straniera che molto apprezzava quegli alberi perché le ricordavano la patria. Nei pressi c’è la cascata del Tenna.
Come in un rettangolo, ora si devia sulla destra, ci si lascia alle spalle ciò che resta di Querciabella, e, prendendo per la villa, ieri degli aristocratici Passari-Ganucci/Cancellieri, oggi dei borghesi Frontoni, potremo scorgere la scuderia, la Torre belvedere, la piccola chiesa di san Francesco, e poco oltre il lavatoio di Fontebella.
Ma la camminata non finisce qui. Perché c’è da raggiungere la prima chiesa edificata in queste terre. Sant’Angelo è mozziconi di mura tra la modernità che ha sopraffatto ogni vestigia.
Da queste parti, un po’ più ad est, si combatté uno scontro sanguinoso. Da una parte le milizie di Lodovico Euffreducci, che voleva farsi signore della città di Fermo; dall’altra quelle della Chiesa capitanate dal vescovo Niccolò Bonafede, di Monte San Giusto, vescovo di Chiusi, influente uomo del Rinascimento, che commissionò la pala della Crocefissione a Lorenzo Lotto. Durissima la battaglia. Cavalleria, fanti e bombarde. Combatté Lodovico e combatté Niccolò. Il primo rimase ferito a morte. Mi piace pensare che, sprovvisto d’olio degli infermi, Niccolò sollevasse il capo del morente Lodovico, gli impartisse la sua benedizione e gli ponesse sulla bocca un briciolo di terra insanguinata. Perché gli fosse lieve!
In quattro chilometri di piana un ideale Parco storico, memoria di epiche imprese. •

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