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Una sapienza che non umilia

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Le benedettine di Fermo ricordano mons. Gabriele Miola

Caro Mons. Gabriele,
ti conobbi la prima volta in qualità di Vicario Generale. Il “titolo” stesso incuteva soggezione ed inevitabile distanza rafforzata dalla tua imponenza, dal portamento signorile e sguardo penetrante.
Il primo impatto era la sensazione di trovarsi di fronte ad un prete solido nella vocazione e uomo completo, nella formazione umana e capacità di relazione: la prima come fondamento e presupposto all’altra, la seconda come evangelica conseguenza.
“L’amore è la misura della fede, e la fede è l’anima dell’amore”: dice Papa Francesco.
Il tuo comportamento era segno che le due relazioni (Dio- prossimo) non sono antinomiche, ma armoniose fra di loro, in quell’equilibrio che bilancia le due parti, perché mai si perde di vista il centro.
Da rinomato latinista, mi rivolsi a te per sottoporti una mia traduzione di un cerimoniale monastico.
T’immaginavo “topo” di biblioteca, cavilloso, perso tra le regole della grammatica e sintassi, come quei professori pignoli sempre pronti alla “caccia” dell’errore e con la matita blu che lo evidenziasse.
Quale non fu la mia sorpresa quando alla fine della lettura, con un bel sorriso approvasti il mio lavoro, consigliandomi la modifica di un termine, solo per puntualizzazione “canonica”!
Detto da te, mi sentii molto incoraggiata e compresi in quel momento che il vero sapiente non è colui che sa, ma colui che fa sentire l’altro capace di apprendere e di costruirsi. Una sapienza, dunque, che non umilia, ma sollecita l’altro alla curiosità, al gusto del sapere, da tramandare agli altri, come una esigenza insopprimibile, quasi una “missione” che fa più bello il mondo.
Pier Luigi Celli dice infatti: “C’è un bisogno estremo di maestri; di buoni maestri. Qualcuno che non insegni per professione, ma ci creda per missione” (La generazione tradita, 2010).
Come un “pedagogo”, ti aggiravi fra i tuoi alunni con quello sguardo benevolo ed accogliente che rendeva la scuola innanzitutto un luogo di relazioni umane, un’arte di vita intramontabile che è la “conditio sine qua non” per apprezzare lo studio come un valore, come un dono prezioso che veniva consegnato, come esigenza d’amore, quasi una scuola senza banchi, senza registro e soprattutto senza interrogazioni, anche se non mancavano nessuno dei tre elementi sopra citati.
Date le premesse, spontaneamente ci si disponeva all’ascolto, non più costretti sui banchi, ma liberamente consegnati al desiderio di apprendere e di verificare – sotto esame – le nozioni apprese da un qualificato docente, come tu eri!
Di certo l’emotività non sempre controllabile faceva capolino, ma il tuo ampio sorriso metteva l’alunno a proprio agio.
Ti ebbi come preside all’Istituto Superiore di Scienze Religiose “SS. Alessandro e Filippo” e il mio ricordo va sempre a Loreto, sede in cui discussi la tesi in Sacramentaria.
Un docente – facente parte della Commissione esaminatrice – era piuttosto insistente su domande riguardanti il diritto canonico alle quali risposi, senza accontentare – evidentemente – il giurista incalzante.
In una frazione di secondo fra la reiterata domanda e il mio timido tentativo di difesa con l’affermazione “Ho già risposto”, una voce risuona nel silenzio dell’aula: “Chiedo scusa, ma la domanda non è pertinente all’argomento della tesi presentata dall’alunna”.
Riconoscendo la tua voce, mi giro verso di te ed il tuo ampio sorriso mi avvolge e m’incoraggia e finalmente – sollevata dall’incubo “canonico” – vado a ruota libera nella discussione della mia tesi.
Per un lungo periodo, fruimmo tutte della tua competenza biblica in ora serotina: dalle ore 20 alle 21, 30 all’incirca.
Una scuola serale a rischio d’improvvisa “assenza” per sonnolenza. Tu – contrariamente a noi – eri sempre pimpante come chi inizia la giornata.
Era piacevole ascoltarti, “viaggiare” con te in “Terra Santa”, scoprire luoghi visitati dal nostro Redentore e legati a brani evangelici rivisitati nel loro “sitz im leben” per una migliore comprensione di usi e costumi che ne migliorasse anche l’esegesi.
Noi tutte – armate di penne e quadernoni – riprendevamo gli appunti per farne una bella copia atta al ripasso. Non era facile – data l’imponente mole della materia – ricordare tutto e spesso mostravamo le nostre lacune riguardo alla topologia dei paesi da te richiesti.
“Dove si trova…?”: sorriso forzato d’imbarazzo da parte nostra, pausa alla ricerca di questo luogo nella nostra memoria, di fronte al tuo sguardo quasi birichino, ma in sorridente ed incoraggiante attesa, mentre nelle immaginarie nuvolette sovrastanti la nostra testa appariva la scritta : “Vattelappesca”.
Una voce nell’imbarazzante silenzio: “Si trova più o meno da quelle parti”.
Una risata contagiosa per la improvvisa e simpatica risposta che divenne poi quasi uno slogan nelle situazioni d’imbarazzo “culturale”.
Questa tua “complicità” alle nostre “birichinate” ci rendeva piacevole l’ora biblica serotina, mentre la tua bravura senza ostentazione favoriva il nostro apprendimento.
Terra Santa: luogo dei tuoi continui pellegrinaggi per studio, ma anche per visite di gruppi che tu accompagnavi per rivivere insieme gli episodi riportati nel Vangelo!
Terra Santa: per seguire le orme del Maestro, provando emozione profonda, quasi risentendo la sua voce e i suoi insegnamenti. Conoscevi, dunque, quei posti come le tue tasche!
Sulle orme del Maestro, seminando serenità, pace, speranza, leggendo avvenimenti e persone in modo positivo: dalla “teoria” alla “pratica”, come chi assimila i contenuti lasciandosi da essi forgiare perché il vero maestro è colui che vive ciò che insegna.
Dice infatti Paulo Coelho: “Conosco una moltitudine di individui che – a parole – sono degli autentici maestri, ma che si rivelano incapaci di vivere ciò che predicano!”
Seguendo le Sue orme, ora ti trovi tra le braccia amorevoli di Gesù per ricevere la corona della vita, quale servo buono e fedele che ha vissuto ciò che ha trasmesso!
Grazie, don Gabriele, per la tua vita semplice, ma ricca e luminosa!
Prega per tutti noi! •

M. Cecilia Borrelli
Monastero Benedettine
Fermo

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