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Come essere un buon credente

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No al mercato religioso. No alle apparenze

Quando caccia i mercanti – “allora fece una frusta di cordicelle” – Gesù dice no al mercato, a quel sistema che metteva impedimenti e ostacoli all’incontro con Dio
Il quarto Vangelo ci narra, questa domenica, un fatto che sbrigativamente definiamo la cacciata dei mercanti dal tempio. In Giovanni leggiamo che “si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme”. Anche per noi si avvicina la Pasqua, e giustamente la liturgia ci fa riflettere, con la prima lettura, tratta dal libro dell’Esodo, sui dieci comandamenti “che non sono un pacco di proibizioni, di ‘no’ – diceva Papa Benedetto XVI l’8 gennaio 2006 nell’omelia pronunciata, interamente senza testo scritto, nella Cappella Sistina – ma presentano in realtà una grande visione di vita. Sono un ‘sì’ a un Dio che dà senso al vivere (i tre primi comandamenti); ‘sì’ alla famiglia (quarto comandamento); ‘sì’ alla vita (quinto comandamento); ‘sì’ all’amore responsabile (sesto comandamento); ‘sì’ alla solidarietà, alla responsabilità sociale, alla giustizia (settimo comandamento); ‘sì’ alla verità (ottavo comandamento), ‘sì’ al rispetto dell’altro e di ciò che gli è proprio (nono e decimo comandamento). Questa è la filosofia della vita, è la cultura della vita”. I comandamenti, scriveva il teologo protestante Dietrich Bonhoeffer, sono la carta della libertà del cristiano: “Ci liberano dai nostri piani personali e dai nostri conflitti, rendono sicuri i nostri passi e gioioso il nostro cammino”.
Ma torniamo al Vangelo. In un tempo in cui l’economia era basata sulla pastorizia, i sacrifici animali dovevano essere segno di lode a Dio. Al tempio, nello spazio del mercato riservato ai venditori di animali e ai cambiavalute, si poteva acquistare un animale per il sacrificio, e così ci si lavava la coscienza. Quando caccia i mercanti – “allora fece una frusta di cordicelle” – Gesù dice no al mercato, a quel sistema che metteva impedimenti e ostacoli all’incontro con Dio; dice no ad una religiosità esteriore, fatta di gesti ripetuti senza una vera partecipazione. Gesù è colui che esalta la semplice moneta della donna anziana, l’obolo della vedova, perché gesto concreto di vera partecipazione.
Nel testo di Giovanni, Gesù ci invita a riflettere su cosa significa essere un buon credente: è sufficiente entrare nelle mura delle nostre chiese, fermarsi in preghiera; oppure quel tempio da distruggere e far risorgere in tre giorni vuol dire altro, e cioè che la casa di Dio è Gesù stesso, e il volto del Signore il cristiano lo trova nei volti dei fratelli, in coloro che quotidianamente incrociamo nelle nostre strade.
L’atteggiamento di Gesù, afferma Papa Francesco all’Angelus, “ci esorta a vivere la nostra vita non nella ricerca dei nostri vantaggi e interessi, ma per la gloria di Dio che è l’amore. Siamo chiamati a tenere sempre presenti quelle parole forti di Gesù ‘non fate della casa del Padre mio un mercato’. È molto brutto quando la Chiesa scivola su questo atteggiamento di fare della casa di Dio un mercato”.
Il mercato, sul quale siamo chiamati a porre attenzione, sembra dirci il quarto Vangelo, riguarda il modo di concepire e condurre la nostra vita, per non mettere da parte gratuità, generosità, perdono, misericordia. Gesù entra nella nostra vita come è entrato nel tempio di Gerusalemme, rovesciando i banchi, cioè i nostri interessi personali, invitandoci così ad allontanare da noi il male e il peccato, l’orgoglio e l’egoismo.
Papa Francesco ricorda, all’Angelus, che le parole di Gesù “ci aiutano a respingere il pericolo di fare anche della nostra anima, che è la dimora di Dio, un luogo di mercato, vivendo nella continua ricerca del nostro tornaconto invece che nell’amore generoso e solidale”. Insegnamento sempre attuale, afferma, “non soltanto per le comunità ecclesiali, ma anche per i singoli, per le comunità civili e per la società tutta. È comune la tentazione di approfittare di attività buone, a volte doverose, per coltivare interessi privati, se non addirittura illeciti”. È un “pericolo grave” per il Papa, “specialmente quando strumentalizza Dio stesso e il culto a lui dovuto, oppure il servizio all’uomo, sua immagine”. Per questo Gesù “ha usato le maniere forti, per scuoterci da questo pericolo mortale”. •

Fabio Zavattaro

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