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Conciliare tutela e ricordi

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Scuola: è giusto vietare le foto in classe in nome della privacy?

La morte del buonsenso. Anche così è stata definita la decisione di una dirigente scolastica toscana di vietare le foto di classe in nome della privacy.
Il fatto è accaduto di recente in una direzione didattica statale in provincia di Firenze, dove una circolare della dirigente, datata 8 marzo, precisava: “In relazione alla normativa sulla privacy, al Regolamento Ue 2016/679 per la tutela dell’immagine dei minori e per evitare ogni eventuale cessione a terzi, si comunica che non è più possibile effettuare foto e riprese a minori in ambito scolastico, compresa la foto di classe”. La circolare invitava così docenti e genitori a “rispettare scrupolosamente” le indicazioni.
Verrebbe da chiedersi come sia venuta in mente una cosa del genere alla dirigente scolastica in questione, tenendo conto che la prassi della foto di classe è ampiamente diffusa e non solo ritenuta normalmente innocua, ma addirittura considerata buona, perché permette ad alunni e docenti, oltre che alle famiglie, di avere un ricordo significativo. Quante maestre conservano con cura le foto delle “loro” classi. E quanti bambini, diventati adulti, sfogliano con qualche nostalgia l’album dove c’è ancora posizionata l’immagine di un tempo più o meno lontano. Per non dire di mamme e papà (e nonni).
Però – c’è un però –, nel nostro tempo in cui la diffusione delle immagini avviene con una rapidità e facilità mai vista prima va anche considerato il fatto che di quelle stesse immagini si potrebbe fare un uso non consono. Così sembrano aver ragionato le famiglie cui si riferisce la dirigente scolastica in questione, spiegando che – al di là del citato Regolamento Ue 2016/679 che si occupa di tutelare l’immagine dei minori, cercando di “evitare ogni possibile cessione a terzi” – la sua decisione è stata motivata dalle pressioni di alcuni genitori proprio per tutelare l’immagine dei loro figli. Niente foto, dunque, né riprese alle recite, con buona pace di chi – complice gli smartphone e tutta la strumentazione elettronica oggi diffusa – si improvvisa emozionato fotografo e regista.
Però – eccone un altro – la preoccupazione di alcuni genitori non è condivisa da tutti. Anzi. Nella direzione didattica “incriminata” si sono levate infatti subito le proteste delle famiglie favorevoli a foto e riprese, con l’invocazione al “buon senso”. Che si potrebbe tradurre così: giusto tutelare le immagini, giusto preoccuparsi delle possibili manipolazioni ma… non esageriamo. Foto di classe, recite e quant’altro di simile restano momenti importanti per bambini e famiglie, da ricordare, anche meritando uno scatto o una ripresa. Senza contare che ormai a fotografare e riprendere non ci sono più solo i papà e le mamme o i nonni e parenti tutti, ma gli stessi ragazzini muniti di smartphone di ultima generazione e abilissimi ad usarli.
E allora torniamo al buon senso e alla “buona scuola”, nel senso di buona educazione. Il problema, più che nelle fotografie, sembra stare negli eccessi, che possono portare a diffondere e a fare un uso improprio di immagini che hanno giustamente diritto a tutela. Più che vietare – difficile riuscirci, tra l’altro – a questo livello serve intervenire. Educando i ragazzini fin da piccoli (e a volte gli adulti con loro) a rispetto e misura, a condividere senza prevaricare. La scuola è l’istituzione che meglio può aiutare ragazzi e famiglie su questa strada. Magari permettendo le foto di classe, e facendo diventare anche questo momento un’occasione di crescita condivisa. •

Alberto Campoleoni

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