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Dare tempo al tempo

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Siamo nell’era del pensiero rapido, nell’epoca della frenesia da prestazione per la foga di fare e di ricevere risposte nell’illusione che possa bastare un battito di ciglia per ottenere ciò di cui abbiamo bisogno e come i un enorme fast food pensiamo di riuscire a divorare il tempo. In questa enorme foga di fare e ricevere risposte la società contemporanea ingerisce spesso pensieri preconfezionati e taglia fuori dagli ingranaggi quotidiani chi non riesce a tenere il passo di questa gigantesca illusione collettiva.
Continuamente connessi, chiamati a rispondere in tempi brevi a e-mail, tweet e sms, iper-sollecitati dalle immagini, in una frenesia visiva e cognitiva dai tratti patologici perdiamo la cognizione reale del tempo.
A dimostrare che cervello dell’uomo perde il senso del tempo una ricerca dell’Università Vita-Salute San Raffaele, dell’Università di Firenze e della Università Western di Perth, che mette in luce l’esistenza di una sorta di «scollamento» che c’è tra la percezione dello scorrere del tempo e il tempo fisico.
La ricerca che è stata publicata sulla più autorevole rivista di neuroscienze Nature Neuroscience, ha scoperto che ad ogni movimento dell’occhio il cervello risponde comprimendo non solo lo spazio ma anche il tempo; in pratica nel corso di rapidi movimenti oculari la mente percepisce il tempo scorrere più velocemente di quanto accada in realtà. In tutto questo appare importante interrogarci su come stanno cambiando le nostre abitudini quotidiane e chiederci quanta coscienza abbiamo di quanto sta accadendo.
Basta fermarsi un attimo, anche ora, e scegliere più fermi immagine nel corso nostre attività quotidiane analizzandone lo stato d’animo che abbiamo vissuto in quel momento per verificare che comun denominatore tra tutti quelli scelti è la parola fretta, prestazione velocità.
La velocità è arrivata a permeare ogni aspetto della società multitasking. Si cena guardando la televisione, si fanno attività domestiche ascoltando la radio, si cammina per la strada ascoltando musica con un ipod, si guida parlando sul proprio telefono cellulare.
Il tempo ha cambiato il suo valore in attimi da cogliere subito e la lentezza viene percepita come prerogativa dei deboli di chi non riesce ad essere al passo con questa porta girevole che butta fuori chi non corre allo stesso passo. Noia, ozio, attesa, lentezza, incertezza… non sono parole dal grande appeal. Anzi, ci inducono un certo fastidio al solo pensarle, una sensazione che però era sconosciuta ai nostri antenati.
E allora quanto è importante recuperare il cosiddetto “pensiero lento”, senza il quale non si elaborano teorie complesse, non si crea cultura e soprattutto non si educano le persone a criticare: letteralmente a mettere in discussione consuetudini, pratiche di vita passivamente subite.
Recenti statistiche indicano ad esempio che anche nei social come facebook si sta verificando una ulteriore accelerazione nella lettura: ci si ferma al titolo perché non si può perdere tempo a leggere e si condivide senza saperne il contenuto. In realtà poi accade che dietro quello schermo per commentare quello che non si è letto, invece, sembra essercene in abbondanza. In fondo anche il nostro giornale, La Voce delle Marche, è un po’ un elogio alla lentezza ed invita all’approfondimento, alla riflessione nonostante la consuetudine della massa prediliga letture veloci, essenziali.
Così in una sorta di insolito bipolarismo collettivo ammiriamo tutto ciò che è frutto di lentezza e paziente elaborazione, come ad esempio l’arte, la cultura, la poesia, la musica ma al tempo stesso nella quotidianità tendiamo a preferire tutto ciò che ha che fare con la parola velocità senza riappropriarci della reale dimensione del nostro tempo.
Riflessione contemplazione, la poesia, la conversazione per il piacere di parlare stanno lasciando il passo alla comparsa di una nuova arte, quella della rapidità, dove la poesia si trasforma in un banale tweet, la pittura anche soltanto una pennellata e la cura della noia considerata come quasi fosse una patologia affidata ad una ricetta chiamata telefonino.
E in tutto questo chi non è al passo con i tempi viene espulso. Le persone che non riescono a comprendere o a stare al passo con i meccanismi di questo isterismo collettivo come gli anziani, spesso vengono tagliate fuori.
Un’immagine metaforica che rende l’idea di quanto il rapporto con il tempo abbia occupato nei secoli un ruolo preminente può essere quella che troviamo più volte dipinta dal Vasari nel fiorentino Salone dei Cinquecento, in cui sono raffigurate delle tartarughe che hanno una grande vela fissata sul guscio.
Il monito in latino che accompagna questi animali raffigurato nell’opera può essere una delle tante risposte al quesito che ci poniamo oggi: Festina lente. “Affrettati lentamente”. •

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