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Don Angelo Lattanzi compie 80 anni

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Gli anni corrono con una velocità incredibile. Sono nato nel Febbraio 1938, all’inizio della seconda guerra mondiale. Primi ricordi tristi dell’infanzia: mio padre Giuseppe fu richiamato, tre anni dopo, per il servizio militare, prima in una caserma di Macerata, poi trasferito a Taranto, per essere spedito nella campagna Russa. Fu fortunato, rimase a Taranto, non imbarcato, perché già padre di due figli minorenni. Ricordo il distacco, il pianto di Mamma e Nonna; noi due figli, io e mio fratello, poco consapevoli di quello che stava succedendo. Uno zio in quegli anni ci diede una mano per portare avanti i lavori dei campi, necessari per raccogliere qualcosa per la sopravvivenza. Le scuole elementari frequentate nei primi tre anni in una casa di campagna, in una Pluriclasse (1-2-3 elementare con un’unica insegnante). Poi la quarta e quinta a Piane di Falerone, in classi separate. Niente pulmini, borsa di legno in spalla, a tracollo, zoccoli ai piedi, e via per le strade di campagna tra risate, litigate, bisticci come tutti i fanciulli di sempre.
Prime tappe della vita: la famiglia, la scuola elementare, superata abbastanza bene senza tanti intoppi. Un ricordo piacevole: la scuola elementare per imparare a scrivere, a leggere, ma anche per ricevere un primo ed efficace annuncio della fede, l’iniziazione Cristiana. In ogni caso la comunità dei credenti, nel passato, poteva fare sicuro affidamento sulle nonne (con la corona del rosario in mano) sulle mamme e le maestre. Ricordo ancora bene la commozione vissuta nell’ascoltare dalla maestra il racconto della passione di Gesù, episodi del Vangelo, i miracoli compiuti da Gesù.
Allora nascere e diventare cristiani erano la stessa cosa, oggi sono due cose distinte. Non si diventa più cristiani mentre si viene allattati dalla mamma.
Ingresso in Seminario a Fermo 1949 vestito con la tunica del prete. Anni tranquilli all’inizio durante la scuola Media, poi gli anni di Liceo, tanti lasciavano e tornavano a casa, il gruppo diventava sempre più striminzito, gli anni della scelta dell’andare avanti o tornarsene a casa per sempre. Ricordo la fatica di affrontare gli esami di maturità classica per il riconoscimento degli studi, dato che la scuola del Seminario era privata, lo studio non riconosciuto dallo Stato. L’insistenza presso i superiori mi diede la possibilità di questo riconoscimento, tutto per non sentirmi condizionato ma libero nell’affrontare gli studi di Teologia.
Diventato prete nel Marzo del 1962, dopo una breve pausa di riposo a casa, ritornato in Seminario per assistere i ragazzi della Prima Media, poi l’università a Urbino per la laurea in lettere moderne, di nuovo il latino, l’italiano e la storia. La Laurea in lettere moderne con la Tesi sul Cardinal De Angelis che nel 1872 aveva benedetto la prima pietra della nostra chiesa parrocchiale. (Felice coincidenza!).
Poi nel 1972 a Monte Urano con don Dino da pendolare perché ho continuato a fare anche l’insegnante il resto lo conoscete.

Cosa ricordare di questi anni?
La prima cosa importante è la memoria di essere stato con tanti sacerdoti, don Dino, don Dante, don Peppe Corallini l’ho appena visto, don Filippo, don Paolo, don Giampiero, don Mauro, don Andrea, don Enrico, don Luigi (lui Parroco, io ancora in trincea)
Cosa ricordo?
Incontri con le famiglie, Campiscuola, Scoutismo, muri da raddrizzare e non far cadere, un terreno dove si può ancora far conoscere Gesù; c’è, è vero, un po’ di superficialità, ma ci sono tanti Battezzati in cammino dietro a Colui che è il Maestro della vita (Io sono la via la verità e la vita). Tra acciacchi sono arrivato a 80 anni. Grazie di cuore a tutti i parrocchiani. Dico grazie anche ai miei familiari che mi sono stati sempre vicini, mio fratello, la cognata, poi i nipoti e i pronipoti (lo zio prete) Grazie a tutti!
Il 18 Febbraio alle ore 11,30 l’Eucaristia, per condividere con Gesù il suo cammino di vita per ringraziare e chiedere perdono, perché non sempre sono stato coerente con la Parola annunciata.
Una vita semplice senza grossi sconvolgimenti, abbastanza tranquilla, accontentandomi della prospettiva dello Scoutismo “lasciare il mondo un po’ migliore di come l’abbiamo trovato”.
Grazie di nuovo a tutti! Condividiamo il pane e il vino (il corpo il sangue Gesù), il nostro appuntamento settimanale
don Angelo

Insieme al festeggiato ho trascorso 8 dei suoi 80 anni. Ho potuto imparare molto da lui e gliene sono grato.
Nel Vangelo, per fare gli auguri alle persone, si adotta il linguaggio delle beatitudini.
Per don Angelo ben si adatta la prima e la più importante, quella rivolta ai «poveri in spirito». Cerco di riformularla e declinarla a partire dalla figura del piccolo grande uomo che oggi festeggiamo:
Auguri, perché Dio ti ha distaccato dalle cose.
Auguri, perché credi nella Provvidenza.
Auguri, perché sei vicino ai poveri.
Auguri, perché vivi nella libertà dei figli di Dio.
Auguri, perché sei umile di cuore.
Auguri, perché sei schietto.
Auguri, perché compri sempre qualche libro.
Auguri, perché qualche volta compri due volte lo stesso libro.
Auguri, perché preghi e poi leggi il giornale.
Auguri, perché hai sempre un quadernino nuovo per prendere appunti.
Auguri, perché Dio ha manifestato la sua forza nella tua debolezza.
Auguri, perché aspetti la venuta del Signore come un servo fedele.
Ad multos annos Ngiulì
Don Andrea

La notizia è clamorosa: nella Parrocchia di Monte Urano, da molti anni, si è manifestato Papa Francesco prima dell’arrivo a San Pietro dello stesso Papa Francesco.
Qualcuno già parla del “miracolo di San Michele”.
A prima vista sembra una notizia assurda. Invece è la realtà ad essere paradossale: 80 anni; oltre cinquanta di Messa; una vita al servizio della Comunità in nome di un Dio che ci ama…
È lui il precursore di Papa Francesco.
Se Papa Francesco ci esorta ad esser una “Chiesa in uscita”, capace di prendere l’iniziativa, fatta di discepoli capaci di coinvolgersi nelle vite concrete delle persone, di accompagnare, di fruttificare e di festeggiare, allora la notizia è vera.
A Monte Urano vive un amico intimo di Papa Francesco. Non solo un Pastore che da sempre puzza di pecore, ma una pecora tra le pecore in ricerca del “Buon Pastore”.
Crediamo che sia proprio l’esperienza di una “Chiesa in uscita” il lascito buono che i primi ottanta anni di vita di Don Angelo affidano alla Nostra Comunità. Una consegna che da una lato spaventa, chiama in causa; dall’altro ci fa sentire dentro una storia, un disegno d’Amore.
Questo richiama ognuno di noi alla restituzione e alla contribuzione. Restituire significa rimettere in gioco quello che si è ricevuto gratuitamente e liberamente. Contribuire impegna a generare nuove traiettorie di cura e di accoglienza con una attenzione particolare per chi fa più fatica. Allora le parole che di solito si dicono nel momento dell’ultimo saluto, le vogliamo dire oggi nel giorno della festa: ti portiamo in dono il nostro impegno per continuare sulla strada sulla quale non ci hai mai lasciato soli; sulla quale ci hai spronato a farci carico dell’educazione dei più piccoli; sulla quale abbiamo incontrato tanti momenti di atroce dolore senza cadere nella disperazione. Ci hai riconosciuto e fatto riconoscere come figli e come fratelli.
Non siamo sicuri che il tuo udito ti abbia garantito una piena comprensione delle nostre parole. Siamo però certi che il nostro bene ti arrivi comunque.
Grazie “Papa” don Angelo.
Per la Confraternita dei Grati* Massimiliano Colombi
*per far parte della Confraternita dei Grati è necessario dire… “grazie” a Don Angelo

Sono contento di poter aggiungere i miei auguri per gli ottant’anni di don Angelo a quelli di tutta la comunità. Riflettendo con alcuni amici sul senso di questa festa è ricorso più volte il termine “colonna”. Chi ha conosciuto don Angelo solo negli ultimi anni, la sua salute precaria, il suo camminare incerto, potrebbe far fatica ad associare questo elemento alla sua persona. Eppure, per molti di noi, per me senz’altro, don Angelo è stato proprio una colonna. A volte, un appoggio nell’insicurezza, a volte solo un’agile stampella quando “puoi farcela da solo”, a volte invece proprio un elemento di sostegno imprescindibile. Credo che tutto il Paese, bene o male, si sia appoggiato su di lui. Personalmente tante volte.
Il motivo di gratitudine maggiore è per avermi accolto per quello che ero, senza pretendere nulla, accompagnandomi nel fare esperienza e superando l’idea di “manovalanza” che, anche nei nostri ambienti, non è rara. A volte, la collaborazione tra sacerdoti non è semplice. Soprattutto tra chi inizia (e magari scalpita) e chi è già nella maturità spesso si parlano lingue diverse.
Può capitare di essere gelosi gli uni degli altri oppure che ci si nasconda dietro al ruolo: «Il parroco sono io!». La prima cosa che mi ha detto don Angelo quando, appena arrivato, gli chiedevo istruzioni è stata che la distinzione tra parroco e viceparroco qui è solo formale, è sulla carta. Che non mi avrebbe dato istruzioni perché non ne aveva. Che la messe è molta e gli operai pochi. Che la messe è bella, matura, ricca. Che non è vero che non c’è più religione. La sera in cui sono arrivato mi ha raccontato la sua storia di vita e di ministero. Per un momento, ho pensato di averlo conosciuto da sempre.
Grazie per avermi concesso una libertà di azione straordinaria.
Grazie per avermi buttato nella mischia e obbligato, in senso buono, a fare tutto da subito.
Grazie soprattutto per avermi aiutato a vedere nel presente i segni di un Dio che è misteriosamente all’opera e che chiama sempre i suoi figli, giorno e notte, ad una relazione con lui.
Grazie per avermi testimoniato il coraggio di sperimentare sentieri nuovi, senza paura.
Grazie per avermi fatto conoscere la storia della diocesi di Fermo e per l’esercizio di memoria, mai nostalgico, a cui oggi più che mai siamo chiamati.
Grazie per la passione per il concilio Vaticano II e per i “segni dei tempi” da interpretare con speranza. Grazie per avermi testimoniato una vita sobria ed essenziale. Grazie per la tua fede incrollabile nel Vangelo, unica parola che salva.
don Enrico Brancozzi

Don Angelo carissimo, è molto difficile raccogliere in poche righe 45 anni di vita, esperienze, litigi, condivisione, grandi progetti giochi e delusioni …Arrivammo a Monte Urano da luoghi completamente diversi. Nel 1972 tu, seguendo la tua vocazione pastorale, io seguendo la mia “vocazione alla famiglia”, in quanto a caccia di una compagna Tutti e due abbiamo realizzato il progetto per cui la Provvidenza ci aveva portato qui. Da subito sei entrato a far parte della nostra famiglia, e oggi, guardando tutte le realtà che animano la nostra parrocchia, ripensando agli anni lontani pieni di quasi nulla pastoralmente parlando (ricordiamoci che il Concilio Vaticano II si era appena concluso con tante novità e dei cambiamenti epocali e la Chiesa iniziava a cercare di aprirsi ai laici).
Non possiamo non riconoscerti la lungimiranza nel pensare prima e nel realizzare poi una miriade di proposte e progetti avendo sempre l’attenzione di condividere con chi ti stava intorno, le ansie, le preoccupazioni, lasciando la libertà ad ognuno di esprimersi sia verbalmente che operativamente. Vero è che nel tuo lungo servizio a questa parrocchia la Provvidenza ti (e ci) ha donato la presenza di sacerdoti eccellenti con cui condividere e realizzare il progetto di Dio. Hai sempre avuto dei “pallini”: i giovani, la pastorale familiare. Di fatti dobbiamo a te (e a Don Giampiero) la nascita del gruppo Scout nel lontano 1975 con cui condividemmo sin dai primi passi il lungo cammino.
Per quanto riguarda la pastorale familiare dobbiamo alla tua intuizione la nascita nel 1976 del primo gruppo famiglie che ha visto nel tempo moltiplicarsi il numero di famiglie che a vario titolo hanno fatto e fanno questa esperienza e da queste realtà nacquero i corsi per fidanzati. Ci fermiamo qui custodendo nei nostri cuori l’affetto che ci lega, ringraziando Dio di averci messo sul nostro cammino.
Grazie!!
Sandro e Tina

Sono convinto che un bambino o un ragazzo, quando conosce la figura di un sacerdote, questa figura si radica nella sua mente e nel suo cuore per sempre… Questo l’ho capito non solo attraverso la testimonianza di tante persone ma direttamente con una mia esperienza personale.
C’era una volta un sacerdote (che vedete nel rettangolo rosso) e c’era una volta un ragazzo…(quello cerchiato di rosso)… Questo ragazzo era entrato in Seminario ma certo non per farsi prete. Era un tipo vivace, gli piaceva correre, giocare, sorridere, scherzare e anche un po’…non tanto… studiare!… In questa foto frequentava la prima Media.. La vita del Seminario gli piaceva perché scandita da momenti di preghiera, di scuola, di studio e di gioco…
I momenti di gioco erano i più belli perché gli permetteva di scorrazzare su quell’ “infinito” campetto e sfogarsi, lui che era vivace, in tante partite di pallavolo, di calcio balilla… La sua vita scorreva serena perché si sentiva protetto anche da quel giovane, con la tonaca, che era buono, simpatico e soprattutto ci aiutava a fare i compiti e aiutava il gruppo ad essere unito. Passarono tanti anni e quel sacerdote e quel bambino, su cui il sacerdote poggia la mano nella foto , da tempo non si sa come… stanno insieme e oggi con tutta la comunità lui vuole dire il suo sinceri grazie a quel sacerdote per il suo esempio, la sua fede, la sua pazienza nel primo anno in Seminario e poi nei 10 anni trascorsi con lui qui a Monte Urano.
Sicuramente riconoscerete il prete del rettangolo… ma il bambino del cerchio… chi è? •

don Luigi

 

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