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È indispensabile rompere schemi consolidati

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Dopo-voto arduo, generosità necessaria

Le società avanzate sono organizzate in sottosistemi (economico, politico, giuridico, etc.) ciascuno dei quali tende a seguire una propria logica interna d’azione. Ciò vuol dire, ad esempio, che un’impresa, quando opera sul mercato, deve cercare di massimizzare il profitto. E che un partito, se vuole andare al governo, deve vincere le elezioni. Il problema è che la logica sottosistemica è fallace, non solo perché provoca tutta una serie di problemi, ma anche perché sterilizza la libertà personale.
Nel caso dell’imprenditore, seguire ciecamente le «leggi di mercato» finisce per diventare un alibi per scrollarsi di dosso le responsabilità delle proprie azioni.
Si pensi al caso dello speculatore finanziario o a quello dello sfruttatore che sottopaga il lavoro pur di avere un ritorno economico. Ma lo stesso accade anche in politica, dove – come ben sappiamo – c’è sempre la tentazione di usare impropriamente la spesa pubblica solo per accrescere il consenso e vincere le elezioni. Oppure, come è successo nella recente compagna elettorale, di fare promesse del tutto irrealizzabili.
A questo problema, si cerca di rispondere per via regolativa (per esempio: legislazione sull’ambiente o legge elettorale). Ma per quanto importanti, questo tipo di interventi non basta a risolvere il problema. Al di là di tutto, al di là della logica di sistema, al di là delle norme, nelle mutevoli condizioni nelle quali ci troviamo ad agire rimane sempre uno spazio per l’azione libera e creativa (e come tale indeterminata e rischiosa). Ciò accade tutti i giorni.
Nel caso dell’impresa è vero che ci sono molti manager e imprenditori che si limitano a eseguire la logica sottosistemi. Ottenendo buoni risultati ma facendo anche tanti danni. Ma poi ci sono anche grandi imprenditori e grandi manager capaci di stare sul mercato, integrando nello loro azione elementi non richiesti, eccedenti. Cito, per brevità, Adriano Olivetti, grande imprenditore italiano che fu capace di essere innovativo, ma anche di recuperare dimensioni extra-mercantili. Ma si potrebbe richiamare anche la straordinaria vicenda di Steve Jobs, il cui successo fu dovuto alla sua “fissazione” per la dimensione estetica dei suoi prodotti che lo portò a percorrere una via diversa da tutti gli altri.
Lo stesso vale per i politici.
Ci sono politicanti che puntano a vincere le elezioni. E talvolta ci riescono (anche se poi i loro governi sono deludenti). E poi ci sono gli statisti, quelli che vincono le elezioni (e talvolta le perdono) senza rinunciare alla loro tensione interiore per un mondo migliore. Anche nell’epoca dei sottosistemi è solo un supplemento di umanità che può fare la differenza. Questo vale in generale. E vale in modo particolare nel delicatissimo momento politico che sta attraversando l’Italia.
Nel quadro complicato (peraltro annunciato da molto tempo) che si e venuto a creare dopo le elezioni, i leader che hanno ottenuto maggiori consensi possono cercare di lucrare qualche guadagno personale o partitico. Immaginando di giocare una partita di scacchi in cui l’obiettivo è solo quello di battere l’avversario. Nulla di illegittimo, si intenda, salvo il fatto che ciò finirà per trascinare il Paese in una confusione infinita, il cui conto sarà pagato dai più vulnerabili e dai più fragili.
C’è una strada diversa?
Sì, come si è cominciato a dire su queste colonne subito dopo il voto del 4 marzo. Avere il coraggio di giocare questo passaggio con uno sguardo lungimirante, con quella generosità che rende capaci di pensare davvero al bene del Paese. Senza troppi calcoli di parte o personali. Può darsi, come pensano in molti, che ciò sia ingenuo e che nessuno si comporterà così perché i giovani leader che guidano i partiti principali non ne vedono la convenienza. Può darsi. Ma può darsi anche che, invece, un cambio di passo – una iniziativa che rompa lo schema rendendo possibile la formazione di un governo utile per l’Italia – sia ciò che il Paese apprezzerebbe e che nel tempo premierebbe.
Hannah Arendt diceva che l’azione è libera solo quando non è spiegata dalla sue cause. Cioè quando riesce a sottrarsi alle logiche dominanti cambiando davvero la logica del gioco. E mai come in questo momento l’Italia ha bisogno di questa libertà: dal cul de sac in cui la nostra democrazia è finita si esce solo con politici responsabili e generosi capaci di smontare lo schema, di cambiare passo e, là dove necessario, di fare un passo di lato. Al di là delle logiche sottosistemiche, assumendosi la responsabilità del futuro del Paese. •
(Da Avvenire 13/03/2018)

Mauro Magatti

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