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Spegnere i cellulari

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Negli anni ‘80 un gruppo di ricercatori dell’Università di Parma condotto da Giacomo Rizzolatti scoprì i neuroni “mirror” (specchio), che sono dei neuroni motori, i quali si attivano sia quando un individuo fa un azione sia quando lo stesso vede un’altra persona fare un’azione simile e che ha lo stesso scopo. I ricercatori di Parma li hanno scoperti nelle aree motorie, col passare degli anni si è visto che si tratta di un meccanismo che non è presente solo nelle aree motorie, ma è presente anche in varie aree emozionali, è presente in quelli che sono stati chiamati “vitality forms”, quei piccoli gesti sociali che uno fa. Per cui attualmente, quello dei neuroni specchio viene considerato come un meccanismo globale di comprensione dell’altro, si può comprendere l’emozione di un altro individuo perché la si vive e sente allo stesso modo, a livello cerebrale si attivano le stesse aree. Tale meccanismo interno sarebbe omologo quando si pensa un’azione, per esempio immaginando se stessi giocare a tennis si attivano gli stessi neuroni di quando si vede giocare Federer.
Per cui, quello dei neuroni specchio, sembrerebbe essere un meccanismo che si attiva anche attraverso l’immaginazione, un’attività mentale di rielaborazione delle proprie esperienze, conoscenze, emozioni che produce idee nuove e spesso soluzioni creative.
Il clima di accelerazione storica del mondo contemporaneo con i suoi ritmi sempre più frenetici ha investito tutti i campi dell’esperienza umana (famiglia, scuola, lavoro). La corsa al fare e al raggiungere obiettivi sempre più alti ci impedisce a volte di pensare e ci spinge ad essere sempre più individualisti. Questo coinvolge i bambini e i ragazzi che, oltre ad avere questo modello di società, spesso quando non sono impegnanti con la scuola e in attività extrascolastiche, nei cosidetti momenti di noia, passano il loro tempo a giocare con smartphone, tablet, pc, video giochi, considerate attività di svago, ma che di fatto non lo sono. Tali strumenti, infatti, forniscono input visivi che vanno a stimolare le aree del cervello coinvolte nella visione, con dispendio di energie attentive, mentre il sistema “mirror”, quello che ci permette di condividere le emozioni con gli altri, stimolando pensiero e immaginazione, non è coinvolto. In questo modo non si dà il tempo alle future generazioni di stimolare tali aree del cervello e quindi di svilupparne le potenzialità.
Questa credo sia la vera emergenza e sfida educativa del mondo contemporaneo, di cui noi adulti dovremmo farci carico ed essere responsabili, il recupero del tempo e la qualità dello stesso a partire dalla quotidianità vissuta dai bambini e dai ragazzi. •

Dott.ssa Marzia Fratini

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