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Cerreto di Montegiorgio

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Più ci vado e più mi stupisco! Forse perché cambiano gli occhi con cui guardare quel borgo. Forse, perché mutano le condizioni. Ma è di nuovo accaduto.
Sabato 24 e domenica 25 marzo. Giornate di Primavera, ricordano televisioni e quotidiani. Si aprono i nobili palazzi, gli edifici storici come quello che ospita il Liceo classico di Fermo, le chiese piene di luce, come Sant’Antonio, sempre a Fermo. Ma, stavolta, si apre anche un borgo. Cerreto di Montegiorgio è un incanto. Sono di parte, lo so bene. È stato da sempre la mia passione, come fosse la mia terra natale. Amo quel luogo nascosto, sino a dieci anni fa dimenticato. Amo il piccolo cimitero, l’arco a sesto acuto, la piazzetta delle erbe
E proprio a Cerreto, proprio in occasione delle Giornate, ho condotto ripetuti cammini attraverso il complesso medievale. C’erano anche gli studenti dell’Istituto agrario e di altre scuole a far da ciceroni. Bravi tutti. I cammini sono minimi. In dieci minuti si può salire dalla chiesa senza tetto di San Michele arcangelo e Santa Dorotea alla parte più alta delle mura dove insiste la Cappellania di Tommaso Vitali Rosati e signora, sino alla piccola chiesa affrescata e ancora officiata di Santa Maria delle Grazie.
Quello che di Cerreto colpisce sono le persone. Quel senso di antica comunità che persiste e pervade l’insieme. Ha un nome burocratico preciso e tanti nomi propri. Il primo è Associazione Rivivi Cerreto. I secondi sono diversi, mi limito a citare quelli che ho incontrato per via: Giuliano Clementi (il presidente), Marco Rapazzetti (il musico errabundo), Sandro del Gatto, Giacomo Gentili, Ivano Renzi, Elio Sbarbati (l’oste), Sergio Toscanelli, Diana del Gatto, Marco Salvatori, Andrea Renzi.
Per consentire l’iniziativa del FAI hanno pulito i luoghi, sistemato le radure, lucidato i pavimenti, aperto panche, stappato vini e offerto cibo. Non una sagra dozzinale di cui siamo purtroppo immersi Ma un gesto pieno di ospitalità.
Lo stupore, dicevo. Arrivato, zainetto in spalla e giacca a vento perché il freddo si faceva ancora sentire, Giacomo mi ha portato con lui. Sotto la chiesa di Santa Maria c’è un viottolo minimo con molti rovi. Bisogna stare attenti a non strappare gli abiti. Abbiamo camminato un po’ (poco, in effetti) e siamo sbucati su una specie di anfiteatro. Un pianoro in poca discesa circondato da vegetazione che sta fiorendo. Tra qualche giorno il bianco delle gemme la farà da padrone. A destra, in lontananza, una specie di taglio a imbuto apre sulla Sibilla e la Priora. «Occorrerebbe proporre un evento» dice Giacomo, «con parole e musica».
Poco più sotto ancora scorre un fosso. L’Associazione ha sistemato un ponticello. C’è un antico sentiero che porta, da un lato a Monte Milone e via immaginando a Firmum Picenum, dall’altro, rasentando le mura storiche di Cerreto, sale ad Alteta per scendere, risalire, e scendere nuovamente per Mogliano e poi verso Urbs Salvia, la città di Lucio Flavio Silva, comandante della X Legio Fretensis conquistatrice nel 73 d. C. della spettrale Masada. Terra Santa e insanguinata. Ma la Madonna della Misericordia copre il popolo con il suo manto. E spicca dalla chiesa di Santa Maria delle Grazie. •

Per arrivare a Cerreto di Montegiorgio:

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