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Identità e differenze

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Trinità, creazione, incarnazione. Sono questi i principi della diversità e dell’unità. Unità non significa identità. Non esiste unità maggiore di quella della divinità, della medesima natura divina. E tuttavia, la natura divina consta di tre Persone realmente distinte. Queste tre Persone sono Uno, ma non lo stesso; ognuna, entro quella indivisibile unità di verità e amore, serba la propria unicità. È proprio la Trinità la sorgente ultima e la più grande espressione del principio di unità nella varietà e di varietà nell’unità (cfr Unitatis Redintegratio 2).
L’unità tra le tre Persone della Trinità è tale che esse sono non solo intimamente unite, ma sono Uno. Inoltre, non sono Uno “malgrado” le loro singolarità; l’unità divina riposa – se così ci si può esprimere – sulla conoscenza e l’amore generati e ispirati dalla medesima singolare personalità di ciascuna.
Pertanto, se non esiste unità altrettanto grande quanto quella della Divinità, allo stesso modo non vi è diversità più profonda di quella della trinità di Persone.
Il principio di unità nella varietà e di varietà nell’unità si lascia vedere anche nella creazione. Dio fece un mondo vario, perché si rallegra della varietà. La varietà della creazione è, in sé stessa, una rivelazione dell’infinita ricchezza della vita di Dio. Quanto più in alto si ascende nell’ordine della creazione, tanto più ricca è la varietà tra gli individui di ciascuna specie. L’uomo è il capolavoro del creato visibile. Anche in tal caso, entro la comune natura. Dio fece gli uomini diversi. Egli si rallegra dell’umana varietà; non vuole che siamo tutti uguali, ma certamente vuole che siamo uniti. La redenzione del genere umano è una grande opera di unificazione degli uomini.
«Dio […] ha voluto che gli uomini formassero una sola famiglia» (Gaudium et Spes 24).
Nel giorno della Pentecoste – si legge nel decreto Ad gentes — “fu prefigurata l’unione dei popoli nella cattolicità della fede attraverso la Chiesa” (n. 4). E la Lumen gentium insegna che Dio ha istituito la Chiesa “perché sia per tutti e per i singoli il sacramento visibile di questa unità salvifica” (n. 9).
Entro l’unica Chiesa di Cristo opera il principio della varietà. La vera cattolicità della Chiesa significa che essa non esiste solo per un’epoca, o un territorio, o una classe, o una nazione: esiste per tutti.
La storia del cristianesimo è la storia della varietà nell’unità. Lo Spirito Santo, nel corso dei secoli, ha continuato a promuovere l’incarnazione del Vangelo in persone, movimenti e culture diversissimi. L’accettazione del Vangelo, con le sue esigenze e sfide, ha sempre condotto a molteplici incarnazioni, il cui effetto è tanto diversificare come unificare. Il Vangelo rende diversi gli uomini senza disperderli; li unisce senza uniformarli. Una varietà sempre maggiore, una unità sempre in crescita: è questo il piano di Dio.
Il modello della relazione unita-varietà è l’Incarnazione. Non si tratta solo del fatto che gli estremi uniti nella persona di Gesù – la natura divina e la natura umana – sono totalmente diversi, ma pure che nella infinitamente ricca umanità di Gesù la singola e concreta umanità di ciascun uomo può e deve trovare il suo punto di riferimento, sia per la crescita personale sia per la crescita in relazione agli altri. Dio si incarnò per tutti gli uomini. Cristo raggiunge ciascuno con la sua grazia salvifica per salvare ogni umanità singola, e per radunare tutti in una multiforme unità. •

About Nicola Del Gobbo

Direttore de La Voce delle Marche

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