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Per mille strade verso una meta comune

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“Fatti un giro per Monaco, oggi c’è il sole. Quando non piove è una città stupenda, quando non piove… Ci rivediamo alle 5 davanti alla Chiesa di St. Andreas, andiamo a Messa e riprendiamo Michele e Sara”.
Michele e Sara sono i figli di Fabio, un mio vecchio compagno di scuola. 25 anni senza sentirci, poi con l’ “Impicciometro”, come lo chiamo io, il programma per farsi da casa gli affari degli altri, Facebook, ci siamo di nuovo ritrovati. Lui si è trasferito a München (Monaco di Baviera, in Germania) con la famiglia, un altro cervello in fuga. Quando mi ha proposto di venirlo a trovare, non mi sono lasciato scappare l’occasione. Il giro per la città me lo sono fatto; è vero col sole che illumina le strade e le vetrine dei negozi del centro, Monaco assume un non so che di speciale, mi viene da pensare che a Fabio, nonostante in fuga, il suo cervello abbia avuto una bella pensata a cercare lavoro da queste parti.
La chiesa di St. Andreas si trova a Zenettistraße, molto vicino al grande prato dove si festeggia l’Oktoberfest. Qui vengono celebrate le messe per la comunità di lingua italiana. Oggi, sabato pomeriggio, c’è la messa per i ragazzi che frequentano l’ACR, l’Azione Cattolica dei Ragazzi. Certo che trovare l’Azione Cattolica a Monaco non me l’aspettavo, chissà come ci è capitata.
Sono arrivato un po’ prima e sento da fuori che qualcuno sta cantando e suonando. Entro. La Chiesa è molto grande, la costruzione è recente ma lo stile è classico: due file di banchi in legno, ambone molto ampio e un enorme organo a canne appena sopra l’entrata. Vicino all’altare un gruppo di ministranti viene istruito da un tizio che sembra un prete, ma non è vestito da prete. Provo a sentire quello che dice ma non capisco niente: accento strano. Sulla destra invece un altro gruppo di ragazzini sta provando dei canti con due signore, una alla tastiera, l’altra che dirige.
D’un tratto l’atmosfera di quiete che regna nella chiesa viene squarciata da un boato di passi di corsa, risate, chiacchiericcio, richiami di voci adulte, porte che sbattono e vociare allegro: sono arrivati i gruppi di ACR accompagnati dagli educatori.
Pian piano arrivano anche i genitori e ritrovo Fabio. “Per molti appena arrivati a Monaco la Missione Italiana rappresenta un punto da dove cominciare. Un punto di continuità con la vita che hai lasciato in Italia. Veniamo da città, regioni e realtà completamente diverse e viviamo sparpagliati in questa grande città.
C’è chi lavora nelle organizzazioni internazionali, chi nella grande industria, chi nelle banche, chi fa il cameriere, chi scarica le cassette ai mercati generali, chi è ancora in cerca di n impiego.
Anche all’interno della Missione Cattolica Italiana, le esperienze di Fede sono le più disparate. Guarda quello per esempio – mi indica un signore sui 50 anni che si sta sedendo con la chitarra accanto alla tastiera – lui fa più casino dei ragazzi. Dovrebbe fare l’educatore ma in realtà i ragazzi li fa solo giocare, dice che all’ACR si fa così.
Vedi invece quell’altra? – e si gira verso una signora distinta, ben vestita e curata – Lei è un insegnante che ha fatto sempre catechismo. Nel suo gruppo, quando spiega, non deve volare una mosca.
All’inizio ci si mette tutti in circolo e si prega insieme, quando i ragazzi entrano in chiesa gli fa a fare a tutti una genuflessione e il segno della croce.
Ovviamente c’è anche con lei un momento di svago: merenda, seduti al banco, e poi gioco.”
“Chi è quello che sembra un prete?” chiedo. “Ah… Manolo… si occupa dei Ministranti. Qui in Germania ogni chiesa ha un gruppo di chierichetti. Manolo è spagnolo ma lavora nella Missione Italiana. Non lo senti come parla? Ogni tanto mica lo capisco. Lui ha sbagliato epoca: se fosse nato ai tempi dell’inquisizione sarebbe stato più a suo agio, o almeno prima del Concilio Vaticano II”.
“Come fanno a collaborare persone così diverse?” domando incuriosito.
“Certo non è facile, ogni tanto qualche bella litigata ci scappa.”, risponde Fabio. “Se fossero state in Italia probabilmente ognuno di loro si sarebbe rivolto a un gruppo diverso, Azione Cattolica, Comunione e Liberazione, Focolarini, Neocatecumenali, per dire… Qui in qualche modo sono invece “costretti” a stare insieme. La Missione Italiana è una sola, e… stranamente, riescono, non solo a coesistere, ma anche ad offrire dei servizi alla comunità, come per esempio, i gruppi di ACR, un gruppo di Giovani Coppie, un gruppo Giovani, e anche altri.
Inizia la Messa; il coro dei ragazzi anima la liturgia. Per le letture salgono Raisa, libanese, ortodossa, e Ursula, tedesca, protestante, entrambe sposate con degli italiani e coi figli all’ACR. Qui l’ecumenismo è una realtà. I ministranti, guidati da Manolo, servono impeccabilmente le fasi della celebrazione. Un bambino del coro annuncia al microfono “Canto finale numero 401: Siamo Arrivati”.
Mi metto ad ascoltare le parole: «Siamo arrivati da mille strade diverse, in mille modi diversi, in mille momenti diversi, perché il Signore ha voluto così». Forse è questa la chiave di tutto. Aufwiedersehen München! •

Dario Aquilani

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