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Il buon vicinato

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Commentava Papa Francesco a conclusione dell’ultimo Sinodo: “Il primo dovere della Chiesa non è quello di distribuire condanne e anatemi  ma quello di esaltare la misericordia”.
Punto cardine per noi è il santo Rosario come inno all’Amore e  alla Misericordia di Dio e che abbiamo abbracciato da consacrati laici, nella fraternita domenicana di Montefiore dell’Aso. L’ordine domenicano è proprio l’ordine del santo Rosario, è il nostro punto di forza nella vita personale, familiare e nella comunità parrocchiale a cui apparteniamo. Portando nelle famiglie del nostro paese,  la testimonianza di altre famiglie che fanno della preghiera prediletta di Maria il cuore della vita, il recitare in casa il Rosario, diventa  anche un momento di forte evangelizzazione. Da mesi abbiamo un appuntamento settimanale presso l’abitazione di una coppia di anziani  durante il quale oltre a rinnovare il pensiero del Beato Bartolo Longo, che definiva la preghiera del Rosario: “Catena dolce che ci rannoda a Dio”, si ha l’opportunità di mettere in atto le sette opere di misericordia corporale. Pur se in parrocchia vi è la recita pressoché giornaliera di questa preghiera, guidata dal nostro attuale parroco, ugualmente si è sentito il bisogno di stare insieme andando  dai fratelli come momento reciproco di relazionalità riscoperta e vicinanza. Questa iniziativa spontanea   risponde inoltre all’appello del Papa Francesco quando indica la Chiesa come Chiesa in uscita. Vi partecipano con piacere diverse persone provenienti anche da paesi limitrofi, tanto da indurci a coinvolgerci nel proseguo, con maggiore ed ulteriore entusiasmo. E’ una spinta propositiva che riceviamo non solo dai nostri amici, ma che  mira essenzialmente a mantenere alto il culto del S. Rosario e a tramandare per chi vorrà seguire il nostro esempio, momenti di preghiera intesa proprio nella “piccola chiesa domestica”.
Tutto ha avuto inizio “casualmente” come direbbe il mondo ma che noi cristiani chiamiamo ispirazione dello Spirito Santo. In una società  dove c’è poco tempo per fermarsi a parlare e la comunicazione è spezzettata in microscopiche parole affidate ad un cellulare, il donarsi reciproco nell’incontro che si fa preghiera, è diventato per noi molto importante.
Oltretutto, nell’Ordine domenicano e con l’approfondimento comunitario della Parola, abbiamo iniziato a guardare e incontrare i fratelli in modo differente, cercando di imparare da quello sguardo che Gesù stesso ci ha insegnato, amorevolezza e misericordia.
Come ogni giorno, Gesù si ritirava in disparte a pregare, tanto che i suoi discepoli gli chiesero: insegna anche a noi a pregare, così è iniziata l’esperienza della preghiera in famiglia e fra famiglie, strutturata semplicemente in una piccola riflessione iniziale, alcune libere intenzioni  e la recita del Rosario meditato.
Questi momenti serali, con quelli della Liturgia domenicale, sono diventati  i pilastri della nostra settimana.
È bello pensare che  mentre recitiamo il Rosario, in altre parti del mondo altri fratelli stanno facendo la medesima cosa. E’ sentirsi in comunione benché distanti.
Sarebbe importante se altri provassero questa esperienza, avendo la costanza di ritagliare dalla propria giornata così piena di mille impegni, un quarto d’ora per liberare la mente e il cuore ed aprirsi a questo modo  di parlare con il Signore, rivisitando la Sua vita evangelica,  proprio attraverso i misteri del Rosario.
E’ cercare quel benefico silenzio nel proprio intimo come in una quieta oasi in cui scorre l’acqua cristallina della Grazia,  lasciando al di fuori un mondo confusionario e chiassoso che cerca di toglierci la speranza. Si arriva a comprendere che oltre al fare le cose come Marta di Lazzaro è necessario riscoprire  l’incontro con Gesù, come fece  Maria seduta ai Suoi piedi, dimentica delle incombenze del momento, unendoci con fraterna gioia e diventando un aiuto concreto anche per quelli per cui si prega e che ci chiedono preghiere.
E’ riscoprire il sapore del tempo donato e del buon vicinato, così come accadeva prima ancora dell’avvento della televisione. E’ riascoltare il battito affaticato o gioioso del cuore di chi ci è accanto, è un momento per rivedersi dopo giornate di lavoro in campagna, a casa, o altrove e – perché no? – anche un’ occasione per condividere i dolci che la padrona di casa ci prepara con mani sapienti.
Ci spiace, quando per altri impegni non si può essere presenti. Non si vorrebbe mancare mai anche se il momento più importante della nostra settimana e del nostro stare insieme è la domenica.  Nella preghiera in casa o in chiesa durante la Messa, il quotidiano della comunità viene tutto racchiuso nelle mani del Signore. Tutto Gli viene consegnato e da Lui tutto trasformato e di questo gliene siamo fortemente grati. •

About Stefania Pasquali

Stefania Pasquali nativa di Montefiore dell'Aso, trascorre quasi trent'anni nel Trentino Alto Adige. Ritorna però alla sua terra d'origine fonte e ispirazione di poesia e testi letterari. Inizia a scrivere da giovanissima e molte le pubblicazioni che hanno ottenuto consenso di pubblico e di critica. Docente in pensione, dedica il proprio tempo alla vocazione che da sempre coltiva: la scrittura di testi teatrali, ricerche storiche, poesie.

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