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Quando il giornalista è solo un egoista

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Quello che ama lo scoop ad ogni costo è il tipo più pericoloso

Italia: terra di opportunisti e approfittatori. Ad alimentare la brutta nomina internazionale contribuiscono anche i ‘furbetti del taccuino’. I giornalisti, infatti, non solo narrano e denunciano il vizio, ma spesso anche loro cadono in tentazione e lo praticano con altrettanta disinvoltura.
Le ‘pecore nere’ della categoria iniziano a dilettarsi nel malvezzo al momento di intraprendere la carriera, quando anche loro sfruttano l’amicizia o la mitica raccomandazione per strappare il primo contratto al direttore. Alcuni lo fanno perché costretti dopo aver inutilmente atteso per anni l’assunzione, i più perché la scorciatoia evita il precariato e l’abusivismo, particolarmente in voga nel giornalismo, dove il confine tra gavetta e sfruttamento è molto incerto.
Una volta iniziata la professione, le furberie continuano e il campionario è abbastanza ampio: ci sono i ‘lecchini’ del potere, che si prostrano e lodano a dismisura chiunque (specie il politico) occupa un posto di comando ; i ‘signorsì’ che eseguono anche o più strambalati ordini dei caposervizio, caporedattori, vice direttori e direttori in modo da vedersi assegnati gli articoli più importanti; i ‘carrieristi’ che, sapendo di soccombere con i colleghi sul piano delle capacità professionali, li stroncano con le maldicenze e le dicerie (fake news da sempre esistite); gli ‘scooppisti’ che passano sopra anche al cadavere delle proprie madri pur di avere o dare la cosiddetta esclusiva.
Di tutti i ‘furbetti del taccuino’ quest’ultimi sono senz’altro i più pericolosi perché se ne fregano del rispetto altrui e magari pubblicano la notizia di un decesso quando ancora i familiari non sono stati avvertiti o infrangono il dolore privato spiaccicando telecamere e microfoni in faccia a parenti che in quel momento vorrebbero solo un po’ di privacy e di rispetto. Gli ‘scooppisti’ poi a volte non rispettano leggi o regole o buonsenso, si rimangiano la parola data e pubblicano anche quando si sono impegnati a non farlo con la scusa della ricerca della verità. Quelli che sono diventati poi ‘scooppisti-dipendenti’ si mostrano disposti a tutto e nel periodo di massima astinenza arrivano a praticare il grave reato di inventarsi una notizia. Per fortuna però la maggior parte dei giornalisti non fa parte della categoria dei ‘furbetti del taccuino’ o quanto meno ci sono quelli che si ingegnano e lo diventano a fin di bene, come i fotografi, meglio conosciuti come ‘paparazzi’, che magari affittano un elicottero per sorvolare una villa vip e immortalano dall’alto sposi e invitati di un matrimonio esclusivo, giustificandosi con semplicità: “Se sono celebrità non possono celebrarlo di nascosto”. Che furbetti. •

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