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Educazione schizofrenica

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Chi si preoccupa degli adolescenti prede del web?

Rita, nome di copertura, ha 12 anni: le sue foto su Instagram rivelano tutto il suo essere acerba, piccola, nelle sue forme da bambina, pur nelle pose che ha imparato dalle sue Stars; anche lei, come tutte, deve (non vuole, ma deve!) essere se-duttiva, cioè condurre a sé, attirare like. Questo è Instagram e, soprattutto per le ragazzine, non c’è scampo: se vuoi i like devi dare qualcosa in cambio. Lei stessa è una piccola Star di Musicall.ly, il social in cui preadolescenti e adolescenti si esibiscono nel playback di canzoni famose, usando spesso parole, pose, balli e gesti assai poco confacenti all’età, soprattutto perché esibiti al cospetto del mondo intero. Al profilo Instragram di Rita è collegata la chat anonima ThisCrush, usata prevalentemente dai giovanissimi, tra cui si possono nascondere, in totale anonimato, adulti con attitudini da manuale psichiatrico. Rita si espone, molto, troppo, ed è sola; il suo ThisChrush ha migliaia di messaggi, in cui si commentano le sue foto, i suoi video e i suoi messaggi.
Dov’è il problema, si potrebbe dire? Il problema è che Rita, 12 anni, in rete senza alcuna protezione, è divenuta oggetto di volgarità inaudite, domande a sfondo erotico, vere e proprie violenze sessuali verbali: così incontriamo anonimi personaggi che chiedono e commentano se sia o no già una donna (a 12 anni!), che tipo di servizi sessuali abbia fatto al suo ragazzino coetaneo, il tutto condito da centinaia di insulti e volgarità (zo****a, c**so e via dicendo), fino a richieste esplicite di prestazioni sessuali e di informazioni su dove abita. Lei piange, minaccia denunce: così dicono le amiche coetanee, che la difendono in questo girone dantesco dove l’unica cosa che brilla è l’assenza di guide adulte, forse impegnate leggere il Piano nazionale per l’educazione al rispetto (art. 1 comma 16 L. 107/2015) e le Linee di orientamento per la prevenzione e il contrasto del cyberbullismo nelle scuole (L. 71/2017), che, francamente, servono a poco o a nulla se, finita la scuola, preadolescenti ed adolescenti sono lasciati allo stato brado in case vuote a scorrazzare nelle praterie del web a cercare emozioni senza fine e finalità, che, alla fine, li incatenano.
Quello di Rita non è un caso isolato, ma è la norma per chi frequenta Instagram e la relativa ThisChrush: per capire la portata del fenomeno, basta chiedere in prima e seconda media chi non usa questi Social Network, che, lo ricordiamo, sono prodotti della famiglia Facebook, la chat dal volto pulito, capace di censurare persino un Cupido del Caravaggio, ma che, come Giano bifronte, lucra anche su questa Chat anonima in cui, abbiamo visto, succede di tutto, senza regole.
Purtroppo, dobbiamo constatare che il mondo educante non abbia praticamente idea di cosa succeda negli Smartphone di chi è nato intorno al 2005, l’anno zero della generazione Cloud, che sta lanciando al mondo adulto un’imprevedibile sfida educativa, portata nelle case di tutte le famiglie da strumenti digitali usati in solitudine.
È un mondo educante che deve sapere, con precisione, chi sono gli amici mediali di preadolescenti ed adolescenti, andando a dialogare con loro su cosa ascoltano, vedono e amano, su come gestiscono le relazioni mediali con gli amici reali e quelli virtuali, che a volte coincidono e a volte no; le amicizie mediali sono infatti tanto importanti quanto quelle reali, con la grave problematica che si sviluppano in un sistema, quello mediale, pervaso da modelli antropologici che spingono pesantemente a una sessualizzazione precoce, che diventa strumento per abbattere il tabù della pedofilia, come sostengono esplicitamente le lobby pedofile nei loro convegni; a vivere una sexual deregulation, in cui ogni minima norma, anche di buon senso, è progressivamente eradicata; a un uso ricreativo delle sostanze additive, siano esse alcol o droga; al bullismo e alla prevaricazione tra maschi, tra femmine, dei maschi nei confronti delle femmine e viceversa.
Perché se la mattina mandiamo i giovanissimi a scuola di rispetto e di pomeriggio li lasciamo soli in chat a scuola di bullismo, aggressività e violenza sessuale verbale, stiamo promuovendo un’educazione schizofrenica e non possiamo poi pretendere coerenza da loro. •

Marco Brusati

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