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L’amore si educa

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Civitanova: educazione alle emozioni e all’affettività

Sessant’anni compiuti e non dimostrarli per niente, tanta è la passione educativa e l’entusiasmo che mette nella comunicazione. Questo è il dott. Ezio Aceti, psicologo, chiamato dall’Associazione Italiana Genitori (AGE) di Civitanova Marche per concludere il ciclo di conferenze sull’educazione alle emozioni, all’affettività e all’educazione sessuale. Due gli incontri avuti con un buon numero d’iscritti, venerdì 18 (15,00 – 19,00) e sabato 19 (8,30 – 12,30) maggio, per un totale di otto ore, presso l’auditorium della Scuola Primaria San Giovanni Bosco. Il tema affrontato è stato quello dell’educazione alla sessualità.
Educare alla sessualità è un compito delicato. L’analisi della società contemporanea ci obbliga a fare i conti con i cambiamenti storici intervenuti. Ieri esistevano norme e regole condivise, una coerenza educativa, pochi stimoli, l’autorevolezza e l’autoritarismo dell’educatore e si dava sempre un tempo per sperare. Oggi si vive di emozioni, di pluralismo e caos, gli stimoli sono molti, serpeggiano lassismo e crisi di valori e tutto è vissuto in un tempo immediato. La crisi della scuola, della famiglia, della società, attorno alla quale hanno scritto in molti, da Bauman a Ricoeur, da Galimberti a Benedetto XVI, è paragonabile alle doglie del parto. Identità sessuale chiara e rigida, pregiudizi e disuguaglianze fra uomo e donna, assenza di formazione, così si viveva ieri la sessualità. Oggi invece, l’identità sessuale è confusa e ballerina, c’è una maggiore uguaglianza tra uomo e donna e si fa un gran parlare sulla formazione.
La sessualità è un linguaggio che manifesta tutta la persona umana. È il modo del maschio, dell’uomo, della femmina e della donna di manifestare se stessi. Il corpo del maschio e della femmina è a fondamento della nostra sessualità. Nasciamo maschi e femmine, abbiamo cervelli diversi, organi genitali differenti, sensibilità e comportamenti diversi, anzi siamo corpi dissimili. Una corretta educazione sessuale presuppone un grande rispetto dello sviluppo emotivo e affettivo del bambino e della bambina e obbliga a mettere la famiglia al centro del processo educativo. Lo sviluppo evolutivo è quel processo che, partendo dalla natura cromosomica, favorisce mediante la cultura e l’educazione, lo sviluppo della natura di ciascuno e aiuta il bambino e la bambina a prendere coscienza di sé. L’identità sessuale è la percezione del proprio io come essere sessuato. Il maschio è contento di sé come maschio, la femmina è contenta di sé come femmina. Tutte le informazioni e la formazione svolte dalla famiglia con l’aiuto delle diverse agenzie educative devono essere rispettose del ritmo evolutivo.
“La realtà non è quella che noi vediamo. La realtà ci viene incontro con l’attimo presente; ma la facciamo esistere noi nella misura in cui vi scorgiamo il positivo, l’amore, il senso. Ecco perché la realtà è la luce dentro di noi che illumina quello che succede, quello che capita. In questo modo tutte le cose, tutte le vicende trovano un senso, rivelano un fine che è la volontà di Dio sul presente, sulle cose, la volontà di Dio è solo l’amore” (https://www.ezioaceti.it/). Quanto il dott. Aceti scrive nel proprio blog, è stato citato dallo stesso nel corso della conferenza.
Lo sviluppo intellettivo del bambino si avvera per tappe progressive, sono quelle studiate dal Piaget oggi più che mai valide. Lo sviluppo affettivo e sociale avviene attraverso il giusto equilibrio tra gli istinti, il nostro io e le regole che troviamo nell’ambiente. L’io è la nostra vera persona, il nostro carattere. Gli istinti sono controllati dalle regole. Le tre componenti, dai sei ai dieci anni anche se non sono mature, sono però in equilibrio.
Durante l’adolescenza si registra un forte sviluppo degli istinti e dell’affettività dovuti alla natura dell’uomo. Gli istinti spesso ci inducono verso un comportamento violento e aggressivo. Ci si sente agitati e spinti da una forza interna che rende l’adolescente instabile. Le problematiche conseguenti sono: la crisi d’identità, il difficile rapporto con l’adulto, la masturbazione, i rapporti precoci e le cotte. Le relazioni sociali portano l’adolescente ad avere rapporti con la famiglia, con il gruppo, con l’altro sesso e con la scuola.
L’educatore deve far capire all’adolescente che la libertà si conquista con il tempo e con la pazienza. Il ragazzo e la ragazza veramente liberi sono padroni dei propri sentimenti e dei propri istinti. Il gruppo, lo sport, l’amicizia sono mezzi per superare i momenti di difficoltà. Occorre poi che l’educatore inviti l’adolescente a non drammatizzare mai il proprio vissuto e a ricominciare sempre il cammino e non arrendersi mai. In una relazione educativa il torto e la ragione si distribuiscono in parti uguali. L’unicità dell’amore è di mettersi continuamente in discussione. L’altro è coessenziale per me, senza di lui non esisterei nemmeno io. L’amore si educa e s’impara. Una dimensione da coltivare in profondità è quella dell’interiorità. Sant’Agostino dice che Dio è più intimo a me di me stesso e infinitamente al di là di me stesso.
“Educare non è dare regole, castigare e punire. È far sentire il bambino atteso, desiderato, far sentire che ne è valsa la pena che è nato, e questo noi possiamo farlo se ogni volta che parliamo con il bambino terminiamo il nostro dire con la parola Tu. La parola Tu vuol dire che rispettiamo la sua dignità, ad esempio si può dire: “Guarda non mi aspettavo questo da te, hai sbagliato qui, qui, qui… sono sicuro che Tu farai meglio, sono sicuro che Tu saprai cosa fare”. Questo Tu è il capolavoro dell’educazione” (Ezio Aceti, blog, ibidem).
Valido il percorso di educazione all’affettività e alla sessualità promosso dall’Associazione Italiana Genitori, pensato per i genitori e gli educatori in genere. I relatori chiamati sono quanto c’è di meglio a livello locale e nazionale: Paolo Scapellato (Civitanova Marche), Stefania Cagliani (Oggiono – Lecco), Ezio Aceti (Lecco). È un vero peccato che agli incontri siano mancati gli insegnanti. L’invito era rivolto anche a loro. Sarà per un’altra occasione. Quanto a me ho voluto partecipare a tutti gli incontri perché “ Ai vècc ghe rincrés murì, perché na imparen vûna nõva töcc i dì” (detto brianzolo). Facile la traduzione: Ai vecchi rincresce morire perché ne imparano una ogni giorno. Poi ci sono i nipotini da accompagnare nella vita finché si può e si deve. •

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