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10 e lode

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L’edificio della scuola elementare di Visso è una figura della nostra nostalgia, sta insieme al nostro passato, insieme al grembiule nero, alla prima campanella, al primo esame. E anche se non tutti gli alunni che hanno frequentato quella scuola sono rimasti sul luogo d’origine, tutti ricordano i loro maestri e i loro compagni.
Se si è dimenticato qualche nome non si è scordata l’ansia della prima recita scolastica, l’emozione dell’esame finale, la commozione del distacco dalla maestra del cuore. Anche questo attaccamento sentimentale racconta la fotografia in bianco e nero che pubblichiamo insieme ai nomi degli alunni di allora, che oggi permettono di ricordarli e di ricordarsi e cioè (da sinistra a destra): Andrea Antonini, Giorgio Di Pietrogiacomo, Angelo Lupidi, Ennio Aureli, Vincenzo Benedetti, la maestra Agata Mercuri, Celeste Brandi, Patrizia Serfaustini, Giuliana Galletti, Katia Fantini, Costantina Marinelli.
Cinque bambini e cinque bambine: da cuore a cuore. La foto ha la leggerezza nostalgica dell’attimo fuggente. Racconta dieci scolari che sono i sessantenni di oggi e le citazioni di allora, belle e sepolte: da grande farò il maestro, farò l’ingegnere, farò il pilota. Ricorda filastrocche, conte, girotondi soppiantati dalla televisione e dai giochi elettronici: “Ma che bel castello..”, “E’ arrivato l’ambasciatore…” Non sapevano quegli alunni di allora che l’ambasciatore sarebbe arrivato trent’anni dopo “sui monti e sulle valli” con la nomina del loro compagno Giorgio Di Pietrogiacomo ad ambasciatore, prima in Kuwait e successivamente in Angola.
E’ una scuola che c’era e non c’è più, neppure nelle mura esteriori. Sono passati più di cinquant’anni e la foto che vedete conserva per intero il dono di intercettare lo spirito del tempo, quello che qualcuno chiama i piccoli e grandi momenti casuali che riguardano le cose comuni a voi, a me e a tutto il resto degli uomini e che costituiscono la dimensione della vita quotidiana, la matrice di tutti gli altri modi di realtà, anche quello del presente tragico che stiamo vivendo. Ed è grazie a quella foto se abbiamo ancora la forza di commuoverci, di sperare e di ricordare insieme ai figli e ai nipoti, i giochi di una volta: “E’ arrivato l’ambasciatore…”. •

Valerio Franconi

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