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Lezionari: illustrazioni

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Non tutti sanno che nel lezionario feriale o festivo le letture sono intervallate da opere d’arte. L’immagine infatti esprime molto di più della stessa parola. Il suo dinamismo di comunicazione e di trasmissione del vangelo è molto più efficace.
Durante il Corso di Teologia Pastorale Speciale il professor Nicola Del Gobbo ha voluto che gli studenti prendessero confidenza con le opere iconografiche di arte moderna e contemporanea presenti nei lezionari. È un’arte di facile lettura. Infatti alcuni sacerdoti, pensando che queste immagini a tutta pagina inserite tra una lettura e l’altra disturbassero la lettura, hanno pensato bene di tagliarle e di buttarle nel cestino.
L’ignoranza produce sempre mostri, purtroppo. E non si ha il coraggio di investire nel nuovo. Quanti avranno pensato: “Quei soldi non potevano essere usati per qualche altra cosa, magari per i poveri?!”. Questa espressione ricorda Giuda che criticò la peccatrice di aver “sprecato” un costoso unguento di nardo purissimo per versarlo sui piedi di Gesù. Ma Gesù stesso la difese e il suo profumo riempì tutta la casa (Gv12,3). Dovremmo riempire le nostre chiese con il profumo della bellezza.
Non tutti sanno infatti che le immagini sono ispirate. È lo stesso Spirito Santo che getta il seme nell’animo di artisti che si lasciano trasportare dall’intuizione. Purtroppo però si ha mancanza di fiducia negli artisti. Bisogna ricordare allora che la fede è un terreno loro familiare. Ogni giorno infatti devono affrontare la fatica di tradurre intuizioni e idee in opere. Insegnano che “la fede se non ha le opere è morta in se stessa” (Gc 2,17). L’arte cioè proclama lo stesso messaggio evangelico che la sacra Scrittura trasmette attraverso la parola. Aiuta a risvegliare e a nutrire la fede dei credenti. Gli artisti di ogni tempo hanno offerto alla contemplazione e allo stupore dei fedeli i fatti salienti del mistero della salvezza, presentandoli nello splendore del colore e nella perfezione della bellezza.
L’idea di abbinare i testi ispirati a immagini artistiche è molto antica, basta pensare alle basiliche di Roma o di Ravenna. Nel medioevo poi si creeranno veri lezionari illustrati: evangeliari, epistolari, graduali con miniature narranti gli specifici testi riportati.
Purtroppo le immagini pubblicate nei lezionari sono di difficile lettura (il Vangelo è facile?!). «La gamma di approcci stilistici e tecnici nelle opere scelte – scrive Timothy Verdon, celebre e apprezzato sacerdote-critico d’arte – (dal figurativo tradizionale all’astrazione formale, e da materie antiche come pigmenti a tempera e cera a tecniche miste e spray acrilico) accentua poi l’impressione di imprevedibilità, evocando il fluire magmatico di una creatività allo stato puro, mentre l’utilizzo di opere cartacee (schizzi e disegni, acquerelli e stampe) al posto dei soliti affreschi o pale di altare suggerisce uno “stile” spirituale, umile di fronte al Dio che si comunica in una brezza leggera piuttosto che nella tempesta».
Le reazioni ostili – continua padre Verdon – alle opere d’arte dei lezionari riflettono un disagio non in primo luogo estetico, ma concettuale, una difficoltà con l’idea di una parola proteica richiedente un ascolto duttile, disponibile alla metanoia. Le letture proclamate durante la liturgia chiamano al cambiamento interiore, a riaggiustare le nostre certezza. Si pretende invece che l’arte sia una sorta di sicurezza illusoria.
Nel contesto liturgico invece, dove si è spinti verso la parusia, verso l’esterno delle cose, i linguaggi dell’arte contemporanea, tra cui l’astrattismo, sono adatti al mistero che celebriamo perché esigono silenzio, ascolto e soprattutto tempo. •
(em)

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