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Gionatha, il calciatore

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New entry a Fermo: due nel propedeutico e tre in seminario

Mi chiamo Gionatha Pazzi, sono di Fermo, ho 42 anni e da qualche giorno ho intrapreso un cammino di discernimento vocazionale al seminario di questa città.
Forse vi chiederete: «un po’ tardi, non credi, per una scelta del genere?»
È possibile. Fatto sta che fino all’età di 31 anni non mi è mai passata per l’anticamera del cervello l’idea di poter un giorno divenire prete; poi a seguito di un pellegrinaggio a Medjugorje, questa prospettiva ha iniziato a prendere forma.
Ero un calciatore di serie C, ho indossato diverse maglie di squadre del centro e del nord Italia. Facevo molto seriamente il mio lavoro, ma come tutti i ragazzi di vent’anni amavo divertirmi e sognavo un futuro all’insegna del “peace and love”, del “vivi e lascia vivere”.
Nel maggio 2007 un mio zio che pregava per la mia conversione, mi presentò una coppia che nel luglio successivo avrebbe accompagnato un gruppo di pellegrini in questo piccolo paese della Bosnia-Erzegovina, dove si presumeva avvenissero apparizioni della Vergine Maria. Ero molto scettico, e al loro invito a partecipare subito risposi NO! Poi, mi venne in mente che col Foligno Calcio, la squadra per cui giocavo allora, stavamo per vincere il campionato, e a quel punto la mia risposta fu affermativa.
Partii malvolentieri, faceva caldissimo, con un gruppo di perfetti sconosciuti che a prima vista sembravano degli esaltati, estenuanti preghiere, imbarazzo, viaggio interminabile.
Tornai dopo sei giorni innamorato di Dio, l’avevo “incontrato”, certo dell’amore che provava per me.
Iniziai un cammino per conoscere più da vicino questo nostro Creatore che da troppo tempo avevo dimenticato, e che troppo spesso avevo irriso e offeso.
Frequentando quotidianamente le chiese di Fermo ho conosciuto diversi sacerdoti, alcuni dei quali mi hanno più volte invitato a prendere seriamente in considerazione l’idea di un cammino più radicale di servizio alla Chiesa e ai fratelli. Tutto questo mi spaventava profondamente; sentivo il peso della responsabilità, temevo quella persecuzione sottile – e non – che il mondo riserva a coloro che intraprendono questo percorso, e soprattutto mi sentivo profondamente inadeguato.
Il Signore è stato paziente con me (anche i formatori del seminario). Ha saputo vincere le mie resistenze con la Sua presenza discreta, con la premura e tenerezza tipiche di Dio, e con l’amicizia e la vicinanza di tanti fratelli e sorelle in Cristo. •

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