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Sorridente ma tenace

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A 91 anni d’età, mons. Manlio Marcelli termina la sua vita terrena

Mons. Manlio Marcelli ha lasciato la vita terrena nella notte tra la festa di S. Lorenzo e la festa di S. Chiara. Aveva 91 anni. I suoi funerali si sono svolti in cattedrale lunedì 13 agosto perché era un componente del Capitolo della Cattedrale, praticamente un canonico, nominato da mons. Franceschetti e confermato da mons. Conti.
La Voce delle Marche ha intervistato don Manlio nel settembre del 2012, a 60 anni dalla sua ordinazione sacerdotale, e nel marzo del 2017, al compimento dei suoi 90 anni.
La sua è stata una vita donata a Dio e alla Chiesa.
Era devoto della Vergine e a tutti regalava rosari e immagini della Madre di Dio. Aveva anche scritto un libricino per aiutare a pregare il rosario.
Ma non era un bigotto. Tra i suoi appunti ci sono tanti foglietti da cui si nota la sua volontà di capire il mondo nonostante la sua età. Parole in inglese di uso frequente che voleva capire. Ma ciò che più emoziona sono i suoi diari spirituali. Pubblichiamo un brano che racconta la sua vocazione al sacerdozio:

17 dicembre 1951
Uno degli errori di tanti sacerdoti è proprio questo: dimenticare il fatto della vocazione, di come Dio ci ha chiamato, che cosa ha fatto per noi.
O Signore, io ritorno col pensiero al tempo in cui avevo 11 anni e voi infondevate nel mio cuore una certa simpatia per le cose di chiesa. Ricordo con commozione la prima volta che mi vestii da chierichetto: era la notte della festa della Madonna di Loreto. La prima volta però che voi mi faceste sentire la vostra voce fu durante una Benedizione Eucaristica. Non ricordo bene il tempo ma certamente fu nei primi giorni che cominciavo a frequentare la chiesa come chierichetto. Nell’atto in cui il mio parroco recitava l’Oremus e i ministri tenevano i lembi del piviale, mi venne spontanea una esclamazione: “Oh quanto è bello!” (riferendomi molto probabilmente alla cerimonia esterna cioè allo spettacolo che mi si offriva agli occhi).
Sentii poi dentro nel mio cuore un certo desiderio, che si andò sempre più ingrandendo, di poter fare anche io la stessa cosa. Quel piccolo seme che voi Signore gettaste nel mio cuore, andava sviluppandosi sempre più finché giunse il momento di decidermi a prendere una strada e manifestai il mio desiderio di farmi sacerdote.
Messo alla prova per la poca riuscita nelle scuole elementari, con la vostra grazia riuscii a superarla come pure riuscii a vincere le insidie e le tentazioni del demonio. Potei così entrare in seminario.
Qui nuove difficoltà riguardo allo studio superate però a poco a poco.
Chi vi ha indotto a scegliere me in vece di tanti altri compagni più buoni di me che io ho conosciuto nel mondo o che sono stati qualche tempo nel seminario? Solo la vostra infinita bontà e misericordia.
Quando mai potrò conoscere l’amore che mi avete portato, i benefici che mi avete dato?
Solo in cielo questo mi sarà possibile o mio Gesù. Ebbene fate almeno che io corrisponda con amore e generosità a questa vostra chiamata e fare che la mia vita sia una lode continua alla vostra bontà. (…)

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