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La Chiesa nel mondo

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copertina-8La redazione della Gaudium et spes (GS) rappresenta ancora oggi un evento unico nella storia della Chiesa perché è il primo documento ufficiale di un concilio con il quale ci si confronta direttamente con la comunità umana e con tutte le sue principali strutture. Alcuni autori si sono spinti a considerare GS non un testo tra gli altri, bensì «il» documento per eccellenza del Vaticano II. Tale unicità è dovuta sia al suo essere una costituzione “pastorale”, termine inedito nel magistero cattolico, sia perché essa rappresenta il primo reale tentativo di pensare la Chiesa all’interno dei processi storici che segnano il tempo presente. Già il titolo esprime questa assunzione: la Chiesa «nel» mondo contemporaneo (e non: la Chiesa «e il» mondo contemporaneo).

Risiede in questo la grande intuizione di fondo di GS, espressa con rara efficacia dall’incipit: «Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore» (GS 1). Con questa affermazione il concilio supera l’idea di Chiesa come societas perfecta tipica dei secoli precedenti, quella cioè di una struttura autosufficiente rispetto alle istituzioni politiche e culturali della società civile, dotata da Dio fin dall’inizio dei tempi di tutti gli strumenti con i quali attraversare in modo impermeabile la storia. La Costituzione pastorale propone una visione diversa: la condivisione della storia e l’annullamento della separazione tra uno spazio sacro e uno profano. Il destino dell’uomo è unitario. Inoltre, nel dire che non vi è nulla di genuinamente umano che non trovi eco nel cuore dei credenti, il concilio riconosce una profonda solidarietà che lega i battezzati con tutti gli uomini di oggi. Anche in questo caso, la Chiesa prende congedo da un giudizio negativo inveterato nei confronti delle realtà secolari e dichiara di voler intrecciare un dialogo fecondo proprio con quel mondo e con «l’intera famiglia umana nel contesto di tutte quelle realtà entro le quali essa vive» (GS 2).

La Chiesa prende consapevolezza che la vita attuale degli uomini non può più essere compresa mediante le categorie tradizionali, neppure quelle di carattere religioso e teologico, ma necessita di nuovi strumenti di analisi e criteri di valutazione: «Anche la vita religiosa, infatti, è sotto l’influsso delle nuove situazioni. Da un lato un più acuto senso critico la purifica da ogni concezione magica nel mondo e dalle sopravvivenze superstiziose ed esige sempre più un’adesione più personale e attiva alla fede; numerosi sono perciò coloro che giungono a un più acuto senso di Dio. D’altro canto però, moltitudini crescenti praticamente si staccano dalla religione» (GS 7). Da questa premessa scaturiscono la costruzione di un dialogo simmetrico con il mondo, il discernimento dei «segni dei tempi», la distinzione tra errante ed errore, il riconoscimento del valore dell’attività umana e del lavoro, la legittima autonomia delle realtà terrene e la riflessione su tutti gli altri temi della seconda parte della costituzione. L’apice di questo itinerario è toccato dal n. 22, dove leggiamo: «Solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo». Come aveva scritto diversi anni prima Henri de Lubac, la visione cristiana dell’uomo non può prescindere dall’incarnazione e dalle sue conseguenze. Gli ambiti su cui si pronuncia GS sono profondamente mutati rispetto a cinquant’anni fa: all’ateismo militante si è sostituito l’indifferentismo; alla società statica, il paradigma della liquidità; alle ideologie, il pensiero debole. La Chiesa è chiamata ad un ripensamento che sappia andare al di là della riflessione conciliare e che possa tener conto di analisi della società adeguate al nostro tempo. Tuttavia, resta attuale (e per certi versi incompiuto) il metodo che il concilio introduce: la convinzione che la storia sia il luogo dove cogliere l’appello concreto di Dio. •

Enrico Brancozzi

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Un commento

  1. Uomini che cominciano a combattere la Chiesa per amore della libertà e dell’umanità, finiscono per combattere anche la libertà e l’umanità pur di combattere la Chiesa.

    Gilbert Keith Chesterton, Ortodossia, 1908

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