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FERMO: Bomba a S. Tommaso di Lido Tre Archi

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Don Sebastiano Serafini è civitanovese e, nonostante la giovane età, da sei anni è parroco di San Tommaso da Canterbury, chiesa di Lido Tre Archi che prende il nome dall’arcivescovo cattolico inglese assassinato all’interno della cattedrale del Kent. Sei anni, a cui se ne sommano altri 10 di attività, in cui il prete per sua stessa ammissione non ha mai ricevuto minacce, avvertimenti o intimidazioni. “Questo è un territorio particolare” ripete don Seba, come lo chiamano i suoi parrocchiani, spiegando di non voler più rilasciare dichiarazioni in merito alla bomba carta fatta deflagrare nella notte tra lunedì e martedì sull’uscio della canonica, a pochi metri da dove abitualmente dorme.

Don Sebastiano è amatissimo dalla sua comunità: giovane e del posto, un mix ormai in via d’estinzione nelle parrocchie italiane. Ma non solo per questo è considerato, oggi, un punto di riferimento. A Lido Tre Archi, da tre mesi, ha infatti aperto il nuovo centro pastorale Caritas: il Pozzo di Agar, attivissimo sia sul fronte sociale che spirituale, una comunità cristiana forte che, al suo interno, conta anche una rilevante presenza di fedeli stranieri. Tra i servizi si segnalano quello di consulenza legale, smistamento indumenti, ricerca lavoro e, una volta al mese, distribuzione alimenti. Domande sparse: esiste un collegamento fra la bomba carta dell’8 marzo e questa attività? E perché, se don Sebastiano non era l’obiettivo, l’ordigno artigianale è stato collocato all’ingresso della canonica e non della Chiesa? Solo becera emulazione dell’altra bomba artigianale fatta esplodere al Duomo qualche giorno prima? O i due episodi hanno collegamenti più profondi e articolati? E se sì, allora, quali erano e sono gli obiettivi reali? La religione? L’attività di accoglienza? Entrambe? Tutte domande, per ora, senza risposte ufficiali.
Gli inquirenti continuano ad ascoltare possibili testimoni (lo scoppio, avvenuto alle 2.45, ha svegliato il quartiere) maneggiando con cura ogni dettaglio. Il primo: una macchina con due persone a bordo. Ai Ris, ora, spetta il compito di dare un volto a quelle due figure che si sono dileguate nell’oscurità.
L’esplosione del 28 febbraio avvenuta al Duomo, in qualche modo, era stata preceduta nella zona da alcuni atti vandalici al Girfalco: le indagini a riguardo, anche qui, non hanno ancora ufficialmente portato a risposte né tanto meno a eventuali collegamenti tra i fatti. Lo scoppio a San Tommaso, invece, assume una prospettiva diversa.
Segni di speranza nella carità: così, lo scorso 12 dicembre, si annunciava l’inaugurazione del Pozzo di Agar seguita, la settimana dopo. dalla raccolta alimentare durante le sante messe in quattro diverse parrocchie fermane. L’attività può aver urtato qualcuno? Qualche bisognoso può essersi sentito escluso? Qualcuno, in un periodo di complicato equilibrio sociale, può aver intravisto un aiuto per chi ai suoi occhi non meritava? Altre domande sul tavolo degli inquirenti. La Caritas della Parrocchia San Tommaso di Canterbury, nata nell’aprile 2011, costituita da 17 volontari e sostenuta in prima linea da don Sebastiano, dal 2013 offre il proprio servizio in comunione con le parrocchie di San Marco alle Paludi, Santa Maria di Capodarco: un’attività da sostenere fortemente. •

Gianluca Murgia

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