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L’accoglienza è un fatto etico, non una professione

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Curetta di Servigliano incontra il Centro Migranti di Fermo

In occasione della festa parrocchiale, si è tenuto a Curetta di Servigliano un interessante incontro con suor Rita Pimpinicchi, che ha raccontato la propria esperienza di responsabile del Centro migranti di Fermo. La suora era accompagnata da 4 ragazzi ospiti del Centro e da un collaboratore. Anche loro hanno brevemente raccontato le loro personali vicende. Quello dell’accoglienza ai migranti è un tema di scottante attualità, soprattutto dopo le recenti prese di posizione del nuovo Ministro degli Interni. Voglio anche io, sollecitato dall’incontro, offrire un contributo al dibattito in corso sul questo tema.
La testimonianza della suora mi ha riportato alla mente il dialogo di un celebre film inglese in cui il marito fa notare alla moglie che lui l’ha sempre rispettava, non l’ha mai picchiata, collabora con lei nella gestione della casa e nell’educazione dei figli. La risposta disarmante della moglie così suona: “È come deve essere”.
Nell’incontro di Curetta, le testimonianze raccontavano di una bella realtà in cui gli ospiti vengono trattati con sensibilità e attenzione, cercando di rispettarne le differenti culture di provenienza e le appartenenze religiose. I ragazzi vengono responsabilizzati nella gestione della casa, vengono offerte loro un minimo di formazione linguistica e professionale e assistenza legale per i vari adempimenti burocratici. Insomma, un buon lavoro. “È come deve essere”, tanto che gli ispettori ministeriali hanno definito il Centro di accoglienza migranti di Fermo come un’eccellenza nel panorama nazionale delle strutture di questo genere. Viene da chiedersi come lavorino le strutture in cui più che il servizio degli ospiti si privilegia il business che essi possono rappresentare. Detto questo, vorrei aggiungere che l’accoglienza, a parer mio, è altro. Non è un lavoro, non dà qualcosa in termini economici, semmai toglie in termini di beni e di spazi. Paradossalmente, i migranti assunti dall’associazione che gestisce il Centro, venendo meno l’emergenza migratoria diverrebbero disoccupati. Non voglio banalizzare il fenomeno migratorio, sono anzi convinto che non abbia nessuna prospettiva la politica di chiusura dell’attuale governo. Citando Lucio Battisti si potrebbe dire: “Come può uno scoglio arginare il mare”?
Ho vissuto per un breve periodo in Ethiopia.
Ho visto le immense schiere di giovani all’uscita delle scuole, ho visto anche l’immensa povertà di quel paese. Ho stretto amicizia con persone che, mi sono reso conto, non avrei mai potuto invitare a casa mia, neanche facendomi carico delle spese di viaggio e di ospitalità, perché non avrebbero mai ottenuto un visto turistico dall’Italia.
Visti che, invece, ottengono senza problemi i cittadini dei paesi ricchi, comunitari o extra-comunitari che siano. Mi sono chiesto se non siano le nostre politiche nazionali ed europee a costringere tante persone ad affrontare viaggi disumani, spendendo somme enormi di denaro che finisce nelle tasche di trafficanti senza scrupolo.
Dopo aver affrontato rischi di ogni genere, subìto vessazioni, violenze, rischiato la vita nel deserto prima, e nel Mediterraneo poi, solo dopo essere stati raccolti in mare sono considerati migranti richiedenti asilo. Perché, mi chiedo, non possono ottenere un normale visto turistico e fare un normale viaggio in aereo o in nave come ogni turista può fare? Probabilmente anche chi oggi tuona contro i migranti ha una cattiva coscienza per avere alimentato in passato, attraverso il loro sfruttamento, economie spesso illegali.
Non si può negare che ci sono in Italia Associazioni che si occupano della cosiddetta “accoglienza” dei migranti che vantano bilanci da multinazionali, come pure non si può negare che in certe regioni il fenomeno migratorio muove fiorenti economie criminali. E qui mi fermo con le mie considerazioni.
Chiunque potrebbe obiettare che di mestiere faccio il contadino, che sarebbe meglio per me occuparmi di campi e lasciare i grandi problemi ai politici, ai sociologi, agli ecclesiastici, agli economisti e via dicendo. Così faccio, e mi taccio. •

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