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C’è del buono

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Imprenditori preoccupati per i dipendenti.

Chi avrebbe mai pensato di approntare un ufficio di fortuna sul tavolo del soggiorno della propria abitazione, con pc portatile e cellulare sempre in carica sulla presa della corrente; e di cercare di lavorare mentre ti improvvisi maestro elementare o contemporaneamente ti colleghi con il portale della scuola per scaricare e stampare i compiti assegnati ai tuoi figli. Eppure questa è la realtà, e come sono cambiate le ns abitudini di vita quotidiana di pari passo è cambiato il modo di lavorare, per quelli che possono ancora farlo.
Nella mia professione le attività ordinarie sono rallentate, passate quasi in secondo piano, ora si cerca in ogni modo di contrastare questa emergenza che, bada bene, non è solo sanitaria, ma anche economica e sociale. La priorità è diventata quella di interpretare e mettere in atto le misure adottate dal Governo per aiutare le imprese, i professionisti ed i lavoratori.
All’inizio dell’emergenza le misure di restrizione che hanno portato alla chiusura della gran parte delle attività commerciali prima e di quelle artigianali e produttive poi, hanno suscitato grande incertezza tra i nostri clienti, e dall’attività di semplice informazione su chi doveva chiudere subito o chi poteva restare aperto, siamo passati, con l’emanazione dei provvedimento di aiuto, all’assistenza sulla materiale richiesta degli stessi.
La cosa che più mi ha colpito è stato il fatto che tutti gli imprenditori con dipendenti, ancor prima di pensare alla propria situazione reddituale hanno subito avuto la preoccupazione per i loro lavoratori, chiedendoci di attivare prioritariamente tutte le procedure a loro riservate.
Il senso di responsabilità di tutti i lavoratori autonomi e di tutte le piccole e medie imprese, come pure la grande dignità con la quale hanno accettato le misure restrittive, dimostrano che forse in questo paese qualcosa di buono ancora c’è. Finora travolti dalla globalizzazione economica degli ultimi decenni, dal consumismo sfrenato e generalizzato di questa moderna società, caduti in un circolo vizioso,dove il lavoro e la produzione di reddito hanno il solo fine di consumare il più possibile ciò che si è prodotto, oggi il blocco parziale di questo meccanismo ci ha fatto riscoprire e rispolverare alcuni dei valori più importanti della vita ormai perduti, come la solidarietà, il senso di comunità, il rispetto degli altri.
Certo sono innegabili la paura e l’incertezza che assalgono tutti i soggetti economici travolti da questa crisi epocale, e lo confermano le continue telefonate dei clienti stessi che cercano un nostro parere, una possibile previsione sull’evolversi della situazione e sulla tempistica con cui si potrà ripartire. A volte vogliono solo raccontare le loro paure ed impressioni proprio per poterle superare. Anche da questo punto di vista mi è parso che si stia riscoprendo il vero significato di uno dei cinque fondamentali “sensi” che regolano le nostre funzioni biologiche, ormai ovattato dai rumori della monotona quotidianità produttiva, “l’ascolto”; la telegrafica ed essenziale conversazione telefonica lavorativa, in questi giorni, il più delle volte si dilunga quasi a diventare una chiacchierata tra amici che si scambiamo tra di loro i propri pensieri ed opinioni su come stanno andando le cose.
La speranza è che questa sconvolgente tempesta, riportandoci alla consapevolezza della nostra vera “natura umana”, piena di tutte le sue fragilità e debolezze, ci sia di insegnamento e di monito a non commettere più gli errori finora commessi su tutti i fronti. •

Mario Milani

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