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Innovarsi per superare la crisi

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Cameli: emerge l’esigenza di rivedere il modo di fare industria. Premiato solo chi è veloce ad adattarsi al cambiamento.

Vivendo sia il territorio fermano caratterizzato da una forte concentrazione di attività nel settore calzaturiero decimato durante il Covid, e quello maceratese colpito indistintamente ma in misura leggermente minore, emerge un’esigenza di rivedere il nostro fare industria. Questo post Covid catastrofico non lo vedo, nel senso che esisteva anche prima, forse si fingeva di non vederlo.
Questo periodo emergenziale ha mostrato la diffidenza di alcuni imprenditori ad innovarsi.
Il lavoro di oggi e del domani ha le caratteristiche dell’incertezza, versatilità e mutabilità, ed è volto a premiare solo chi è veloce nell’adattarsi alle esigenze del mercato.
Il mondo del lavoro richiede competenze nel sociale e nella tecnologia, tutto il resto dovrà adeguarsi a questi due settori trainanti. La tecnologia ad esempio sostituirà l’operaio, il negoziante e le forze dell’ordine. Quello che ci rimane è adeguarci e migliorare o valorizzare quello che ci rende veramente unici ovvero il contatto umano, che ha mille sfumature come l’accoglienza nel turismo, l’assistenza, la consulenza personalizzata. Va precisato che il passepartout di tutti i lavori di un’economia ormai globale è saper parlare diverse lingue, ormai valutate di più rispetto a qualsiasi esperienza lavorativa pregressa.
Nel prossimo futuro i lavoratori saranno chiamati a cambiare spesso lavoro ma il nostro sistema economico non è adeguato a tale esigenza. Per noi cambiare lavoro vuol dire vivere nella perenne incertezza e instabilità economica. Tuttavia fare esperienze lavorative diverse ti permette di sviluppare una spiccata capacità nel risolvere i problemi, si diventa più efficienti, aperti, socievoli ed inclini a fare squadra con i colleghi.
Tirando le somme, devo dire che l’emergenza Covid non ha migliorato la nostra industria, anzi l’ha resa ancora più precaria. Ci sono aziende che stanno recuperando fatturato, chi cerca personale sfruttando le esigenze del momento come produrre mascherine, servizi di sanificazione o le energie rinnovabili.
Spero che la crisi economica e il Covid saranno lo stimolo per cambiare il modello di lavoro e riscoprire il valore aggiunto del lavoratore come persona. A questo va affiancato un nuovo modello di istruzione. È eloquente la necessità di rivedere il sistema scolastico affinché formi e valorizzi le attitudini di una persona e sia lungimirante anticipando le esigenze del mercato e non il contrario. L’idea di scuola con la lezione frontale e statica volta a formare i futuri operai statici nella loro postazione è superata da decenni.
Presto arriveremo ad un punto di rottura dove riscopriremo il valore della persona in quanto il lavoro sarà completamente automatizzato.
Questa crisi economica ci dovrebbe insegnare che tutti sono una risorsa se la si mette nella condizione di poter imparare un nuovo lavoro, ma ancora persistono i vecchi schemi mentali. •

Andrea Cameli

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