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Con il Covid si può convivere

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L’Anffas onluss di Civitanova e Montecosaro in prima linea a sostegno del mondo della disabilità.

AAbbiamo imparato che di Covid si può morire, ora stiamo imparando che col Covid si può convivere.
A Marzo siamo tutti rimasti spiazzati dall’onda travolgente di una realtà pandemica inimmaginabile e ci siamo rassegnati a subirla combattendola passivamente con la reclusione forzata.
Oggi la seconda ondata ci trova più attrezzati e soprattutto meno disposti a lasciarci tracimare.
Ci siamo organizzati con accortezze e protocolli che intendiamo rispettare con precisione perché sappiamo che l’alternativa potrebbe essere dover ritornare alle clausure vissute durante la primavera.
Chi quella clausura l’ha condivisa con un familiare disabile oggi fa di tutto per evitare una nuova esperienza del genere.
Noi dell’Anffas onluss di Civitanova abbiamo faticosamente risalito durante questi ultimi mesi una china che faremo di tutto per evitare di ridiscendere.
Prima della pandemia nelle nostre due sedi di Civitanova e Montecosaro erano attivi un Centro Residenziale con 12 persone, un Centro Diurno con 25 ragazzi/e che erano presenti dalle 8 alle 15, con prolungamento fino alle18 su richiesta di alcune famiglie, Laboratori individualizzati di ausilioteca ed autonomie personali, Servizi periodici di Informazione e Sostegno alle famiglie, Attività di Sensibilizzazione e Raccolta Fondi attraverso iniziative sparse sul territorio durante tutto l’anno.
Il lockdown di marzo ed aprile ha azzerato tutto ad eccezione del funzionamento del Centro Residenziale che abbiamo fin da subito chiuso ad ogni contatto esterno che non fossero gli operatori
fissi e continuamente monitorati sul versante sanitario.
Certo poi,come tutti, ci siamo anche noi attrezzati con i contatti a distanza: Skype , Zoom , Facebook, Whatsapp e via dicendo.
All’inizio ci piaceva pure e ai nostri ragazzi, la novità di rimanere a casa a poltrire, è sembrata una manna.
Nel tempo però, riempire le lunghe giornate stimolandoli a non perdere le conquiste che nel centro avevano negli anni faticosamente conquistato, ha logorato le nostre vite familiari.
Riprendere almeno in parte il ritmo di vita consueto per molti ragazzi non è stato facile ed è servita tutta la pazienza e la professionalità degli operatori per rimettere in carreggiata tutti.
A luglio, dopo lunghe attese di permessi ed autorizzazioni, siamo riusciti ad organizzare il rientro dei ragazzi del centro diurno spostandoli nella sede di Montecosaro, su doppi turni di mattina e pomeriggio senza poter offrire il servizio di trasporto a carico del Centro.
Mascherine, igienizzanti, visiere, camici, guanti, controllo con tamponi…l’odissea la conosciamo bene tutti!
A chi non è riuscito a frequentare il centro per mancanza del trasporto abbiamo garantito la presenza domiciliare di un operatore due/tre volte alla settimana.
Finalmente a metà settembre siamo ritornati nel centro di Civitanova e a garantire i trasporti dei ragazzi.
A tutt’oggi tutti i ragazzi del Centro Diurno, divisi in piccoli gruppi che hanno sempre gli stessi operatori fissi, hanno ripreso la frequenza dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 12, rispettando tutti i protocolli anticovid concordati con il nostro sistema sanitario di riferimento.
Non è tutto ciò che avevamo prima, ma è già molto.
I ragazzi del Centro residenziale sono ancora tenuti lontani da quelli che frequentano il Centro Diurno ma hanno, con le dovute precauzioni, ripreso le uscite in ambienti esterni poco frequentati e soprattutto, a distanza di sicurezza, sotto la supervisione di un operatore, possono ricevere qualche visita dei familiari.
Non sappiamo ancora, come tutti del resto, cosa succederà nel prossimo futuro.
Speriamo e lottiamo per non tornare indietro perché, tracciando un bilancio di ciò che è stato, siamo consapevoli che le ripercussioni psico-fisiche e sociali del confinamento domiciliare sono pesanti
per tutti ma molto di più per chi è già stato limitato dalla vita.
Per cui noi, che di COVID non vogliamo morire, faremo di tutto per attrezzarci e imparare a COVIDVIDERCI. •

Sergio Ardito

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