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Abitare questo tempo di fragilità con speranza

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Assemblea della Comunità Educativa Pastorale nella Parrocchia di San Marone.

Viviamo in un tempo difficile ma pur sempre opportuno. “Essere cristiani oggi non è facile ma è felice” (San Paolo VI). “Quando vedete una nuvola salire da ponente, subito dite: Viene la pioggia, e così accade. E quando soffia lo scirocco, dite: Ci sarà caldo, e così accade. Ipocriti! Sapete giudicare l’aspetto della terra e del cielo, come mai questo tempo non sapete giudicarlo? E perché non giudicate da voi stessi ciò che è giusto?” (Lc 10, 54-57).
Questo tempo è il nostro. Non è mai esistita l’età dell’oro (cfr. Sant’Agostino). Occorre abitare questo nostro tempo tra condizioni e condizionamenti, tra sfide e opportunità, non con rassegnazione ma con speranza.
Due icone profetiche di grande valore storico, oltre la cronaca, ci hanno accompagnato in questo nostro tempo difficile: Piazza San Pietro (27 marzo 2020) ovvero l’icona della “fragilità” e Assisi (3 ottobre 2020) ovvero l’immagine della “fraternità”.
La parola a Papa Francesco: “Abbiamo tanto bisogno della luce e della forza dello Spirito Santo! Ne ha bisogno la Chiesa, per camminare concorde e coraggiosa, testimoniando il Vangelo. E ne ha bisogno l’intera famiglia umana, per uscire da questa crisi più unita e non più divisa. Da una crisi come questa non si esce uguali, come prima. Si esce o migliori o peggiori. Dobbiamo avere il coraggio di cambiare, di essere migliori di prima e poter costruire positivamente la post-crisi della pandemia” (FRANCESCO, Messaggio al “Regina Coeli”, 31 maggio 2020, solennità di Pentecoste).
Con queste riflessioni ha avuto inizio, sabato 17 ottobre 2020, alle 21,00, presso la nuova chiesa di Maria Ausiliatrice, l’assemblea della CEP (Comunità Educativa Pastorale) della parrocchia San Marone. Il momento di formazione è stato guidato da don Pippo Ruta, docente all’Università Salesiana Pontificia.
All’incontro erano presenti una sessantina tra educatori e catechisti della parrocchia, che si erano già incontrati in oratorio, giovedì 15 ottobre 2020, alla stessa ora, per riflettere sulla proposta pastorale di quest’anno: Nel cuore del mondo, emersa nella relazione finale della XIII Assemblea della Ispettoria Italia Centrale. La domanda di fondo alla quale il documento fa riferimento è se la parrocchia e l’oratorio costituiscono una presenza apprezzabile ed importante nella città e nella diocesi per il loro specifico apporto educativo pastorale in stile salesiano.
Don Pippo Ruta ha cercato di dare una risposta alla domanda. La conferenza, divisa in tre diversi momenti espositivi, uno sguardo al cammino della Chiesa (Universale e Italiana), la struttura del Direttorio per la Catechesi (2020), le novità del Direttorio, è ruotata tutta attorno alla domanda, che cosa è la catechesi e cosa non è catechesi. Nella prima parte, il relatore ha richiamato i documenti più importanti dal Concilio Vaticano II (1962 – 1965), dal direttorio catechistico generale del 1971, al Direttorio Generale per la Catechesi del 1997 e all’ultimo documento, il Direttorio per la Catechesi del 2020 e tutti i maggiori documenti del magistero pontificio: Novo millennio ineunte (2001), Ecclesia in Europa (2003), Sinodo sulla Evangelizzazione (2011).
Le proposte della Chiesa Italiana, in questo lungo arco di tempo, hanno riguardato: l’evangelizzazione e i sacramenti (anni ‘70), i Catechismi della CEI (1973 – 1982), Comunione e comunità (anni ’80), Evangelizzazione e testimonianza della carità (anni ’90), Catechismi CEI (1991 – 1997), Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia (anni 2000 – 2010), Educare alla vita buona del Vangelo (anni 2000 – 2010). Tutti i documenti ruotano attorno al rinnovamento della Catechesi (1970) e all’incontro con Gesù (2014).
Il nuovo documento, Direttorio per la Catechesi (giugno 2020) è diviso in tre parti: l’orizzonte, il processo della catechesi e la ricaduta della stessa nella vita delle chiese locali. Nella prima parte la catechesi è presentata come la missione evangelizzatrice della Chiesa. La Rivelazione di Dio e la sua trasmissione nella Chie¬sa aprono la riflessione sulla dinamica dell’evangelizzazione nel mondo contemporaneo, raccogliendo la sfida della conversione missionaria. Essa viene delineata tratteggiandone la natura, la finalità, i compiti e le fonti. Il catechista di cui si presenta l’identità e la formazione rende visibile e operativo il ministero ecclesiale della catechesi.
Nella seconda parte, il processo della catechesi, si presenta, innanzitutto, il paradigma di riferimento che è la pedagogia di Dio nella storia della salvezza. Alla luce di questo paradigma, i criteri teologici per l’annuncio del messaggio evangelico sono riorganizzati e resi più adeguati alle esigenze della cultura contemporanea. Inoltre, il Catechismo della Chiesa Cattolica viene presentato nel suo significato teologico-catechetico.
Il Capitolo VII presenta alcune questioni circa il metodo della catechesi con riferimenti al tema dei linguaggi. La seconda parte si chiude con la presentazione della catechesi con i diversi interlocutori che non sono chiamati destinatari. Il Direttorio, infine, invita le Chiese particolari a prestare attenzione alla catechesi con le persone con disabilità, con i migranti e gli emigrati, con i carcerati.
Nella terza parte, la ricaduta della catechesi nella vita delle chiese locali, viene riaffermato il compito di annunciare il Vangelo nei diversi contesti in cui sono radicate. Ogni comunità cristia¬na è invitata a confrontarsi con la complessità del mondo con¬temporaneo. Si mostra particolare attenzione alla cultura digitale e su alcune questioni di bioetica, che appartengono al grande dibattito dei nostri anni. Il Capitolo XI, ritornando sull’azione della Chiesa particolare, indica natura e criteri teologici dell’in-culturazione della fede, che si esprime anche con la redazione dei Catechismi locali. Il Direttorio si chiude con la presentazione degli organismi che, a diversi livelli, sono a servizio della catechesi.
La catechesi è un atto di natura ecclesiale, scaturito dal mandato missionario del Signore (cfr. Mt 28,19-20) e teso, come il suo stesso nome indica (il verbo greco katechein significa risuonare, far risuonare) a far risuonare continuamente l’annuncio della sua Pasqua nel cuore di ciascun uomo, perché la sua vita sia trasformata. Realtà dinamica e complessa al servizio della Parola di Dio, essa accompagna, educa e forma nella fede e alla fede, introduce alla celebrazione del Mistero, illumina e interpreta la vita e la storia umana. Integrando armonicamente queste caratteristiche, la catechesi esprime la ricchezza della sua essenza e offre il suo apporto specifico alla missione pastorale della Chiesa”.
Tre sono le categorie chiave per la catechesi del futuro: Hilaritas, l’allegria nei catechisti e nei catechizzanti. La catechesi deve attrarre non costringere. Insegnare, come dice il verbo stesso, è lasciare il segno. Un’altra chiave è la Narratio, narrazione: “Pertanto, dopo esserti proposto un tale amore come fine a cui orientare tutto ciò che dici, esponi ogni cosa in modo che chi ti ascolta ascoltando creda, credendo speri e sperando ami” (Agostino, De catechizandis rudibus, 4,8). La terza è la Cohortatio, incitamento: “Terminata l’esposizione storica, è necessario annunciare la speranza della resurrezione” (cfr. Agostino, De catechizandis rudibus).
Alcuni dei presenti hanno posto una o più domande al termine di ogni fase della relazione. Tutto ha avuto termine verso le 22,45; con la soddisfazione dei presenti. Leggere i documenti, ascoltare gli interlocutori della catechesi nelle loro domande, insegnare ma anche apprendere dai catechizzandi, narrare l’amore di Dio per l’uomo, questi sono i compiti che toccano tutti. •

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