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La spiritualità della Terra

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A Penna San Giovanni convegno-evento dedicato alla Festa del Creato. Nuovi spunti di riflessione intorno all’enciclica ‘Fratelli Tutti’.

Sabato 3 Ottobre il Papa ha firmato la nuova enciclica : “Fratelli tutti”, ad Assisi, per sottolineare come Francesco fu il primo a riscoprire la fratellanza evangelica tra tutti gli esseri viventi.
«Fratelli tutti», scriveva San Francesco d’Assisi per rivolgersi a tutti i fratelli e le sorelle e proporre loro una forma di vita dal sapore di Vangelo. Tra i suoi consigli voglio evidenziarne uno, nel quale invita a un amore che va al di là delle barriere della geografia e dello spazio. … Prendersi cura del mondo che ci circonda e ci sostiene significa prendersi cura di noi stessi. Ma abbiamo bisogno di costituirci in un “noi” che abita la Casa comune”. (Fratelli tutti,1)
Mentre ancora è viva nei nostri cuori la curiosità e l’emozione per questa nuova enciclica che Papa Francesco ci dona, nella Arcidiocesi di Fermo e, nello specifico, in un piccolo centro dell’entroterra, Penna San Giovanni, come avviene ormai da diciotto anni, il giorno 4 Ottobre si è svolto un Convegno sulla “Spiritualità della terra” inserito nel contesto della tematica più ampia“dalla terra e dal lavoro dell’uomo.
Ma perché ragionare sulla spiritualità della terra? Perché dopo aver analizzato negli anni vari aspetti del rapporto tra l’uomo e la natura nelle sue accezioni ambientali, sociali, economiche, politiche e giuridiche, approfondendo sempre il pensiero e la spiritualità di Francesco, si è ritenuto necessario riflettere sulla essenza stessa della “casa comune” che tutti ci ospita. In essa, ogni giorno e per l’eternità, avviene il “miracolo della vita” che continuamente si genera.
. È stato interessante ascoltare, in apertura del Convegno, Fra Giulio Criminesi, formatore dei frati minori, ribadire che è stato San Francesco ad inventare il lavoro abbandonando l’ozio e lavorando con le proprie mani. Lavoro e preghiera erano in stretto rapporto. Egli accettava di fare tutti i lavori tranne quelli che avrebbero portato guadagni economici. Nella sua azione di formatore dei Frati giovani Padre Giulio ha assunto il principio di San Francesco: far sperimentare loro il lavoro manuale nel convento ma anche fuori dal convento. Ricordando che le famiglie dei contadini di una volta si aiutavano nella coltivazione della terra e nella raccolta dei frutti vivendo di fraternità e di gaiezza, egli insegna ai giovani frati ad offrire lavoro gratuito a contadini in difficoltà; così il lavoro è diventato anche occasione di apostolato. Nello stesso tempo egli li istruisce perché, per evitare di violare la terra nella sua funzione più importante quella di donare la vita, bisogna conoscerla.
Il prof. Brioschi, ruralista, promotore di reti solidali e comunità di resilienza sociale ed economica, collaboratore nel promuovere l’iniziativa ha sottolineato come l’incontro di oggi di Penna San Giovanni abbia assunto interesse e rilevanza nazionale; esso cerca di reinventare la vita superando la pandemia dell’individualismo.
Ringraziando il comitato Rodotà che ha consentito il collegamento nazionale, ha introdotto i lavori presentando le tematiche dei vari interventi.
Il primo intervento di Carlo Alberto Graziani, prof. dell’Universita’ di Macerata, giurista ci ha guidato a prendere in esame la tematica del Convegno:” La spiritualità della terra” basando la sua relazione su tre concetti essenziali:
1- Distinzione tra terra e suolo
2- Contrapposizione tra bene comune e principio di proprietà privata
3- Terra come bene comune

Ha posto al centro di questa riflessione non più il suolo, ma la terra:
“La terra considerata nella sua naturalità, nella sua fisicità feconda, fonte di vita e vita essa stessa; la terra coperta da vegetazione, ma anche la terra ritenuta sterile – sabbie e deserti, rocce e spiagge, grotte e cave dismesse – che contiene, essa pure, forme di vita; Non è mera questione terminologica, è cambiamento di orizzonte. Il suolo è neutro, inerte, può essere calpestato; la terra, anche la più arida, è viva, feconda, non si calpesta, vi si affonda.. La terra violata, perché cementificata, infrastutturata, inquinata, muore, cessa di essere terra e diventa suolo; uccidono la fecondità. Il suolo non dà conto della finitezza delle risorse perché tutto è suolo. La terra invece è il segno di quella finitezza. Il suolo non si consuma, non si sfrutta, non si rapina; è la terra che si consuma perché si sfrutta, è la terra che si rapina.
Ma può il rapporto tra la terra e la persona, anche dal punto di vista giuridico e in particolare del diritto di proprietà, consumarsi all’interno della logica dello sfruttamento? In altri termini che significa essere proprietari della terra? Se la terrà è vita è possibile impossessarsi della vita? Il diritto di proprietà ha il potere di incidere sulla vita della terra e delle persone, sul paesaggio, sulla bellezza della terra? Egli cita gli articoli 2, 9, 32 della Costituzione, e l’articolo 1 della Convenzione europea del Paesaggio che è “il territorio espressivo di identità” (art. 131, co. 1, Codice dei beni culturali e del paesaggio); la terra è “componente essenziale del contesto di vita delle popolazioni, espressione della diversità del loro comune patrimonio culturale e naturale e fondamento della loro identità” (art. 5, Convenzione può non avere alla base il diritto di tutti a godere di una terra che sia viva e feconda).
Quindi La terra è bene comune. Ma come può accadere che, la terra sia bene comune e nello stesso tempo oggetto di proprietà escludente? La risposta all’interrogativo è semplice e nello stesso tempo complessa. La natura di bene comune non entra in contraddizione con l’esistenza della proprietà; la terra bene comune deve essere conservata e custodita perché gli eredi di tutti – le future generazioni – ne possano godere, tutti hanno diritto di accedere alle utilità fondamentali, cioè a quelle che si riconducono a valori costituzionali, chiunque sia il proprietario. Il diritto di proprietà finisce dove inizia il bene comune. In questo confine risiede la complessità della risposta. Occorre che la terra venga conservata nella sua integrità e che l’interesse della collettività alla conservazione abbia rilevanza giuridica, venga cioè tutelata.
Ugo Mattei – avvocato cassazionista e professore di diritto civile all’Università di Torino e di diritto internazionale & comparato all’Università della California nella sua relazione:”Il benicomunismo e la dittatura dell’economia nel magistero di Papa Francesco” ha affermato che la visione del Bene comune propone un atteggiamento che non deve essere di competizione, ma una visione contro le visioni dominanti di individui che perseguono il benessere economico secondo un pensiero unico.
Papa Francesco si colloca in condizione antitetica contro il dominio universale del mondo. <<Mentre stiamo osservando il declino dello Stato Nazione, I fattori primari della produzione e dello scambio – il denaro, la tecnologia, il lavoro e le merci – attraversano con crescente facilità i confini nazionali; lo stato-nazione ha cioè sempre meno potere per regolare questi flussi e per imporre la sua autorità sull’economia. Anche i più potenti tra gli stati-nazione non possono più essere considerati come le supreme autorità sovrane non solo all’esterno, ma neppure all’interno dei propri confini >>(Antonio Negri).
Papa Francesco ripropone la preoccupazione per lo sviluppo della vita sulla terra. La posizione del Papa è geopolitica, la logica del bene comune è una logica per il futuro, per questo motivo la Chiesa di Roma prova a costruire nuove alleanze per andare verso una nuova società. La conversione ecologica di cui parla Francesco toglie la visione antropica per restituire una visione ecologica cioè: la relazione dell’uomo con l’ambiente. Ciò richiede una economia circolare, un cambiamento di sistema giuridico che non metta al centro l’individuo ma ciò che lavora per le generazioni future, in un rapporto molto vicino tra trascendenza ed immanenza.
<<Il benicomunismo propone di superare le contrapposizioni: fatti/valori (i.e. essere/dover essere), scienze naturali/scienze sociali, natura/cultura, tecnica/politica, scienza/arte ecc. «Soltanto un pieno e caparbio rifiuto teorico di tutte e ciascuna di queste contrapposizioni dominanti» scrive Mattei «libera la mente del teorico dei beni comuni e gli apre le porte di quel mondo del potrebbe essere che sfonda le barriere tra fatti e valori e ci consegna nuovamente il mistero, lo stupore e la fantasia, i grandi esclusi della dimensione capitalistica che tutto cerca di misurare per insistere in un assurdo discorso sull’oggettività».
Paolo Cacciari nella sua veste di giornalista continua l’analisi del pensiero di Papa Francesco e della sua idea di economia. Egli dice che bisogna ridefinire l’idea di progresso e le finalità dell’economia. Il capitalismo uccide le forme di vita del Pianeta e produce scarti. C’è incompatibilità tra l’impresa capitalistica con la massificazione del profitto che porta all’economia di morte e la vita degli individui, per cui bisogna cambiare le cause strutturali dell’iniquità del sistema economico-sociale. Nella Chiesa si dovrebbe fare chiarezza perché non tutte le istituzioni del mondo ecclesiale accolgono questa idea, ma c’è chi pensa che si può agire all’interno del mercato economico così strutturato , portando solo delle istanze etiche, basta fare delle correzioni.
Ma qual è l’economia alternativa? È l’economia popolare, l’economia locale di sussistenza che fanno i poveri con ciò che hanno a disposizione: riciclaggio, recupero di fabbriche, cooperative per l’energia sostenibile. Il Papa invita a partire dal basso, facendo non l’economia per i poveri, ma l’economia dei poveri nella loro autodeterminazione, nel loro protagonismo. Bisogna valorizzare i piccoli produttori, basarsi sulle reti sociali, queste sono le premesse per una economia solidale,che risponde a motivazioni etiche e spirituali degli imprenditori che sentono il bisogno impellente di avere un rapporto di cura di se stessi, di armonia, di empatia, di comune utilità. Il lavoro deve:
-deve piacere e sviluppare abilità
Sviluppare relazioni paritarie
Produrre oggetti e servizi per gli altri, lavoro come generosità.
Fra qualche giorno Francesco incontrerà giovani imprenditori a cui trasmetterà l’idea di una nuova visione antropologica: cambiare il modo, come un essere umano pensa se stesso nelle relazioni con gli altri e con la natura per rigenerare i cicli vitali.
L’ultimo intervento è stata la testimonianza di un esempio concreto: “La gestione integrata del territorio in Sicilia” di Antonio lo Bello presidente dell’associazione di promozione sociale: “Fà la cosa giusta Sicilia”.
Egli racconta dell’esperienza che mette insieme 12 realtà per una gestione integrale del territorio, promuovendo la costruzione di altra economia e coniugando la legalità con la solidarietà, il rispetto dell’ambiente, la piccola agricoltura contadina e l’economia solidale: un esempio di economia trasformativa in Sicilia.La crisi che c’è è testimonianza di una crisi spirituale, di uno smisurato dominio del creato. Il concetto di ecologia integrale ci dice che non c’è attivismo ambientalista se non c’è attivismo sociale. Le questioni ambientali devono essere legate alla questione della disuguaglianza sociale ed economica. La costruzione di un nuovo umanesimo, un nuovo modo di abitare la terra non può non essere connessa da una ardente coltivazione della spiritualità, perchè solo approfondendo la connessione dell’individuo con il mondo possiamo percepire l’importanza di realizzare la rivoluzione sociale ed umana di cui abbiamo bisogno. Si tratta di:
– Definire di quali i beni e di quali i servizi abbiamo bisogno
– riqualificare i territori
– ripristinare la sovranità alimentare
– decidere cosa e quanto vogliamo produrre.
– Come ridistribuire i beni
– Rifondare il concetto di come coltiviamo la terra.
Antonio ci ha raccontato quello che stanno facendo in Sicilia: c’è una gestione e una pianificazione per ripristinare la sovranità territoriale attraverso “ spazi di convergenza”. Agli “spazi di convergenza” ha chiesto quali sono i valori fondativi , gli elementi di nuova spiritualità nel loro impegno. In Sicilia i contratti di fiumi di costa sono strumenti di programmazione negoziata per la riqualificazione dei bacini fluviali e riguarda tutti gli aspetti paesistici e ambientali.
In particolare nel fiume Simeto è stato fatto un patto partecipativo facendo nascere un centro di attività fatto di agricoltura biologica, cibi genuini, artigianato di qualità, suggestioni del paesaggio, visione particolare dei centri storici. È una esperienza di democrazia partecipata che coinvolge 10 comuni. Lo sviluppo sostenibile è diventato il modello per risorgere che ha innestato nuove imprese di imprenditoria come il Nuovo distretto del Simeto. La riuscita è dovuta alla qualità degli attori, gente onesta, ricononoscibile per affidabilità.
Sono nate anche esperienze di agricoltura sociale in cui alla corretta gestione dell’ambiente corrisponde la risposta ai bisogni sociali. la rete si è impegnata a produrre bio-fattorie didattiche, ad offrire un turismo di accoglienza con diversi cammini, anche un cammino contro la mafia, un turismo esperienziale diverso da quello di massa che c’è nella costa. Anche un quartiere di Palermo, quello intorno alla Parrocchia di Sant’Agnese è soggetto di nuova economia, creazione di relazioni , persone che si aspettano, che non hanno l’interesse di accumulare o non si fanno prendere dalla fretta, si guardano intorno e si danno una mano: hanno creato la fattoria sociale, un centro per la creazione di bio-gas, sono riusciti, con una raccolta fondi e con l’aiuto di tutta la comunità a ripristinare un asilo nido. Tre sono i principi che ispirano tutte queste opere: rispetto della vita,conoscenza della microbiologia, cura della terra ed equa condivisione.
La felicità esiste ma è faticosa, possiamo avere reddito, salute, istruzione, ma se restiamo sul divano non possiamo essere felici;
felicità è alzarsi dal divano per essere generativi e trasformativi (Antonio Lo Bello). •

Anna Rossi

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