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L’arte di abitare il mondo

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L’ecologia integrale di cui si parla nella “Laudato si'” è un invito a una visione integrale della vita, a partire dalla convinzione che tutto nel mondo è connesso. E la pandemia ce lo ha dimostrato.

Esistere come essere umani vuol dire anche abitare, avere una casa: l’essere umano si realizza nella misura in cui abita.
“La casa è dove si trova il cuore”, diceva Plinio il Vecchio.
“Il Signore prese l’uomo e lo pose nel giardino dell’Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse” (Gen 2,15): ogni essere umano è chiamato da Dio a coltivare e custodire.
Abitare il mondo, in un territorio specifico dove di fatto ognuno di noi è collocato è avere cura della “casa comune”, come lo definisce Papa Francesco nell’Enciclica “Laudato si”: il tratto fondamentale dell’abitare è, quindi, l’ avere cura. La vita non è solo un bene personale, è una condivisione come l’aria che tutti respiriamo, diventa servizio verso gli altri di cui prendersi cura: da questa visione d’insieme nasce un progetto comune.
Per questo il Papa affronta il tema dell’ecologia nel senso di “ecologia integrale”, che riguarda tutti i campi, considerando che un approccio ecologico diventa sempre un approccio sociale”, per rispondere insieme al grido della terra, ma anche al grido dei poveri. L’ecologia integrale è un invito a una visione integrale della vita, a partire dalla convinzione che tutto nel mondo è connesso e che, come ci ha ricordato la pandemia, siamo interdipendenti gli uni dagli altri, e anche dipendenti dalla nostra madre terra. Da tale visione deriva l’esigenza di cercare altri modi di intendere il progresso e di misurarlo, senza limitarci alle sole dimensioni economica, tecnologica, finanziaria e al prodotto lordo, ma dando un rilievo centrale alle dimensioni etico-sociali ed educative”.

“Nel mondo niente è autosufficiente, niente può esistere da solo. La terra chiama l’acqua, l’acqua chiama l’aria, l’aria chiama la luce, il giorno chiama la notte, il freddo chiama il caldo, i fiori chiamano gli insetti, il leone chiama la gazzella. Tutto è relazione e tendenza all’armonia. Quando l’equilibrio salta, scompare l’ecologia e arriva il degrado. Questo perché il mondo porta l’impronta del suo Creatore: Padre, Figlio e Spirito Santo.
Nell’uomo e nella donna, l’immagine più alta di Dio, le tracce della “comunità d’amore” sono profondissime ed incancellabili.L’uomo e la donna non possono vivere da soli. La solitudine è l’incubo del bambino, la preoccupazione del giovane, la sconfitta dell’adulto, la disperazione dell’anziano.
“Niente e nessuno può azzerare la spinta verso l’altro, perché niente e nessuno può cancellare l’immagine di Dio. Un sorriso ed una carezza parlano di Dio più di mille parole” (Don Tonino Lasconi)
“Vorrei invitarvi a intraprendere, insieme, un viaggio. Un viaggio di trasformazione e di azione. Fatto non tanto di parole, ma soprattutto di azioni concrete e improcrastinabili”: è l’invito di Papa Francesco.
Un viaggio che ci spinga a vedere, giudicare ed agire, mirando a riconciliarsi con il creato, con Dio, con se stessi, con gli altri e intravedere cieli nuovi e una terra nuova.
“Solo quando avranno tagliato l’ultimo albero, solo quando avranno inquinato l’ultimo fiume, solo quando avranno ucciso l’ultimo pesce, si renderanno conto che il denaro non si può mangiare”. Questa scritta su un muro di Cochrane denuncia la smania predatrice di alcuni potenti nei confronti dell’ambiente, ma anche richiede ed esige, con mente profetica, una spiritualità che motivi a un cambiamento profondo di mentalità, di atteggiamenti e di decisioni da parte della società tutta, nella sua relazione con l’ambiente (Stralcio dalla lettera pastorale di Mons. Luis Infanti della Mora, vescovo in Patagonia Cilena: Dacci oggi la nostra acqua quotidiana)
Nasce un’ esigenza forte di un nuovo rapporto con le cose, con le persone con la natura, con la mondialità.
“Coltivare custodire” (Gn 2): ecco il comune impegno, a prescindere dalla fede, ma partendo dalla buona volontà di ogni essere umano.
Credere che il Creato è anche la prima rivelazione di Dio.
I padri della Chiesa così si esprimono: “Il silenzio dei cieli è una voce più risonante di quella di una tromba: questa voce grida ai nostri occhi e non alle nostre orecchie la grandezza di chi li ha fatti” (San Giovanni Crisostomo PG 49, 105).
“Il firmamento, attraverso la sua magnificenza, la sua bellezza, il suo ordine, è un predicatore prestigioso del suo artefice, la cui eloquenza riempie l’universo” (Sant’Atanasio, PG 27, 124)
Giovanni Paolo II: “Il creato costituisce come una prima rivelazione, che ha un suo linguaggio eloquente: essa è quasi un altro libro sacro le cui lettere sono rappresentate dalla moltitudine di creature presenti nell’universo” (Udienza generale 30/01/2002)
“Tutto il mondo creato, prima di diventare realtà, fu pensato da Dio e da Lui voluto con un eterno disegno di amore. Se, dunque, osserviamo il mondo in profondità, lasciandoci stupire dalla sapienza e dalla bellezza che Dio vi ha profuso, possiamo già in esso cogliere un riflesso di quel Verbo che la rivelazione biblica vi svela in pienezza nel volto di Gesù di Nazareth. In un certo modo, la creazione è una prima ‘rivelazione’ di Lui” (XV Giornata mondiale della Gioventù 15-08-2000).
Il Creato è una grande benedizione di Dio perché manifesta tutto il suo amore verso l’umanità. “La natura è espressione di un disegno di amore e di verità. Essa ci precede e ci è donata da Dio come ambiente di vita. Ci parla del Creatore e del suo amore per l’umanità” (Benedetto XVI, Caritas In Veritate n. 48).
Facciamo esperienza di Dio mediante le sue creature: Egli si manifesta nella bellezza del Creato, la Bellezza da custodire, come patrimonio comune. Se la “Bellezza salverà il mondo”, come Fëdor Dostoevskij asseriva, salvaguardiamola, contemplandola insieme in un cammino che diventi crescita reciproca, aldilà di ogni credo religioso: la Bellezza ci unirà! •

Maria Cecilia Borrelli

Abbadessa Monastero Benedettine Fermo

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