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Coro ortodosso a Fermo

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Domenica 14 febbraio. Il Nuovo Calendario Romano segna: Santi Cirillo e Metodio, apostoli degli Slavi, patroni d’Europa. Loro all’Est, san Benedetto all’Ovest. I due polmoni con cui dovrebbe respirare l’Europa. Per dirla con Giovanni Paolo II. Quel respiro giunge anche a Fermo.

Chiesa di San Pietro, via Lattanzio Firmiano, già monastero benedettino. Lunetta stupenda con incastonati alcuni santi. Movimento di persone ogni fine settimana. Entri, e sei proiettato in un altro mondo. Quello slavo ortodosso, delle sacre icone, delle rize argentate, dell’incenso, della luce. Tanti i giovani, tanti i bambini.

La celebrazione è più lunga rispetto a quelle cattoliche. I segni sono numerosi. Il canto all’unisono. I fedeli, che se ne stanno in piedi: non ci sono banchi, s’inchinano frequentemente. Le ragazze indossano un velo o fazzoletto in testa. Sull’altare, il celebrante dà le spalle ai presenti. La voce del prete è baritonale, arriva potente, nessun bisogno di microfoni. Padre Bogdan Gheorghica è un gran pezzo d’uomo: alto, atletico, giovane, occhi azzurri.

Dall’otto marzo del 2015 regge la parrocchia “San Eliseo profeta” che fa parte della Chiesa Ortodossa Romena d’Italia. E’ vasta, copre la provincia di Fermo. La chiesa di san Pietro gli è stata affidata dalla parrocchia di Santa Lucia di cui è parroco don Osvaldo Riccobelli. Don Osvaldo ci tiene al rapporto con gli ortodossi, li frequenta. Sta predisponendo un accordo trentennale. Il clero cattolico ha aiutato padre Bogdan, così come in precedenza aveva aiutato padre Gabriel Dumitru con la concessione di una piccola chiesa poco fuori piazza del Popolo.

“San Pietro” è diventata punto di riferimento e aggregazione. Dopo ogni celebrazione si divide il pasto.

I romeni residenti nel Fermano sono circa 3.100, secondo la statistica 2015, distribuiti in tutti i comuni. “Con la volontà di Dio – ha scritto padre Bogdan a don Sandro Salvucci, parroco di Montegranaro – e con l’ospitalità della popolazione di Fermo, riescono a trovare diversi lavori nella provincia”. Sono badanti, agricoltori, operai, ristoratori, lavoratori autonomi.  “L’ospitalità e l’amore del clero cattolico – scrive ancora padre Bogdan – hanno reso possibile il desiderio dei romeni, ma anche dei fratelli russi ed ucraini, di avere un luogo di culto dove potere pregare insieme”.

Gli ortodossi hanno formato anche un coro “che prova a coltivare le tradizioni cristiane ortodosse romene nei cuori dei fedeli”.

Tra le ultime esibizioni, quella del 21 gennaio scorso, nella chiesa della Faleriense, a Porto Sant’Elpidio a Mare nel corso della celebrazione ecumenica con Padre Bogdan, la Pastora metodista-valdese Greetje van der Veer e don Tarcisio Chiurchiù. Qualche giorno prima era toccato a Monte Urano su invito di don Luigi Mancini. Altri momenti insieme di preghiera e di musica, ci sono stati a Porto san Giorgio centro, a Lido Tre Archi-San Tommaso.

Iniziative che si inquadravano nella Settimana ecumenica. Per “respirare insieme”. Non solo. In vista della Pasqua, il monastero delle Benedettine fermane aprirà le porte per la preghiera comune. A Cuba, Papa Francesco ha incontrato il Patriarca ortodosso russo Kiril. Svolte storiche.

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