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La Voce si fa Parola

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Natale è incontrare Il Signore che nasce nella storia. In Seminario, a Fermo, si è costruito un presepio con i giornali. La natività è dentro una capanna fatta da fogli di giornale. La culla è un foglio di giornale. Il terreno è costituito da giornali. È un modo questo per ricordare non solo l’evento storico, ma il Natale del presente, quello raccontato, ogni giorno, da quelle pagine.
Gesù è nato una volta per sempre a Betlemme, da Maria di Nazaret. Non si deve più attendere la sua nascita. Altrimenti si tratterebbe di un’ingenua regressione devota e psicologizzante che depaupera la speranza cristiana, oppure di una finzione degna della scena di un teatro, non della fede cristiana!
Cosa dunque si celebra a Natale?
Si fa memoria della nascita di Gesù, della nascita da donna del Figlio di Dio, della «Parola fatta carne» (cf. Gv 1,14), umanizzata in Gesù di Nazaret. A Natale, inoltre, volgiamo i nostri sguardi alla venuta gloriosa di Cristo alla fine dei tempi perché, secondo la promessa che ripetiamo nel Credo, «verrà a giudicare i vivi e i morti e il suo Regno non avrà fine». Tutto l’Avvento ha il significato di preparazione a questo evento finale della venuta gloriosa di Gesù Cristo, non alla nascita del santo bambino. Infine, a Natale ogni cristiano deve vivere e celebrare la nascita o la venuta del Signore Gesù nel suo cuore, nella sua vita.
Purtroppo a Natale, l’attività degli strumenti di comunicazione, il mercato e la maggior parte delle case cristiane riflettono un bisogno di scambiarsi auguri e regali. La celebrazione della nascita di Gesù Cristo è una parte piccola delle attività di fine dicembre. Anche tra cristiani consapevoli, il messaggio dell’incarnazione di Cristo non è ovvio. La natività è ora associata a immagini del bambino Gesù nella mangiatoia, alla venerazione da parte dei magi e il caldo respiro degli animali della stalla, oppure è una piccola capanna coperta di neve. Lasciamo pure da parte le differenze visive tra questa scena e la scena della natività rappresentata nell’iconografia primitiva, la quale poneva l’evento in una grotta asciutta e rocciosa della Palestina. L’incarnazione, però, la venuta di Cristo nel mondo, non è solo la nascita storica della seconda persona della Trinità nel corpo di un essere umano, è anche la continua nascita di Dio dentro il corpo terreno di Cristo che è la chiesa. L’incarnazione significa la nascita di Cristo dentro ogni cristiano.
La nascita fisica di Gesù ha qualcosa in comune con l’epifania nell’accezione ortodossa, cioè con il battesimo di Gesù, quando la voce del Padre e la manifestazione sensibile dello Spirito santo rivelò al mondo la divinità di Gesù Cristo. E infatti nella chiesa antica il Natale era celebrato assieme al battesimo, come celebrazione della manifestazione di Cristo sulla terra.
Tuttavia storicamente la vera e propria discesa della seconda persona della santa Trinità, impercettibile da quasi tutti, ebbe luogo nove mesi prima, e fu celebrata nell’annunciazione di Maria. L’annunciazione fu vista per molto tempo come la vera e propria incarnazione della Parola, compiuta con la parola di Dio. Maria fu esaltata e vista come il modello dei cristiani in quanto si diede a una vita di preghiera e acconsentì alla nascita della parola di Dio dentro di lei.
La nascita di Dio dentro di noi, che si parli della Madre di Dio o di ogni cristiano, è provocata dalla sottomissione del proprio io alla volontà di Dio e da una vita di preghiera.
È per questo che il significato dell’incarnazione diviene un evento personale ed ecclesiale, e che il suo significato è connesso con la preghiera.
Anche nel segno della croce ricordiamo il mistero dell’incarnazione, quando con la mano scendiamo dalla fronte alla pancia. È un gesto nel quale si simboleggia la discesa di Gesù “il quale pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini (Fil 2,6-7). Il movimento discendente della mano dalla fronte alla pancia dovrebbe simboleggiare dunque un riferimento alla discesa storica della Parola sulla terra e dentro di noi. Come simbolo di preghiera il gesto è un riverbero della vita di preghiera di Maria nel tempio e della offerta di se stessa a Dio. Allo stesso modo, segnando con la croce il nostro corpo, noi lo consegniamo, e consegniamo il nostro intero essere come tempio dello Spirito santo a Dio, così che la parola di Dio possa entrare in noi e nascere dentro di noi.
La preghiera è un atto di puro amore. È il frutto di una fede donataci gratuitamente, così come uno dona se stesso alla persona amata. Il segno della croce, con il quale cominciamo e terminiamo la nostra preghiera, è il simbolo di questo amore per Dio e del nostro anelito alla sua presenza e alla sua visita. Il segno della croce è una benedizione del nostro corpo e di tutta la nostra persona in quanto appartenente a colui che ci ha creati, e al tempo stesso simboleggia la santa nascita della Parola, la continua incarnazione di Gesù nella sua Chiesa attraverso di noi. •

About Nicola Del Gobbo

Direttore de La Voce delle Marche

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