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Rendere capaci di affetto

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Fermo: Centro Educativo per Minori Opera “don Ricci”

C’è suor Annunziata, che viene da Leon in Spagna, e ci sono Maria Letizia Lemme, Lucia Albanesi e Marta Luciani, che sono educatrici professionali, e Tania Vulcani, che è assistente educatrice, e Maria Pia Germontani, che è l’economa. Siamo intorno ad un tavolo di segreteria, ambiente bianco, odore di pulito e ordine. I corridoi sono lustri, le sale da gioco colorate. Il clima è di tranquillità e… solidità. Questo, a Fermo, è il Centro Educativo per Minori Opera “don Ricci”. I minori sono nelle altre stanze, fanno i compiti, parlano con le assistenti, giocano tra loro.
Don Ernesto Ricci lo hanno chiamato il don Bosco del fermano. Raccoglieva fanciulli bisognosi e senza famiglia. Erano gli anni che precedettero la guerra e quelli della Seconda guerra mondiale. Li sfamava, c’era sempre una minestra per loro e un materasso per dormire al riparo. Dalla prima carità, che era l’assistenza, all’altra carità, che era insegnare ai ragazzi un mestiere. Nacque così a fine conflitto Il Collegio Artigianelli del Sacro Cuore. Poi, la morte del sant’uomo e l’arrivo a Fermo di una santa (al momento è Beata): Madre Speranza di Gesù e delle sue Figlie dell’Amore Misericordioso. Stesso impegno: attenzione alla gioventù, ai più fragili e bisognosi. Madre Speranza ricordava sempre: «I bambini siano trattati tenendo presenti le capacità di ciascuno, e… trattati con carità e amore, considerandoli come famiglia nostra».
Ecco la parola chiave: famiglia nostra. Ed è questo l’impegno delle sue suore a Fermo e delle educatrici e assistenti del Don Ricci.
Il Centro educativo per Minori, così come lo vedo oggi, nasce nel 2006, quando le leggi nazionali si fanno più puntuali e occorre che i collegi si trasformino e si adeguino a nuovi criteri normativi.
Suor Annunziata e le sue entusiaste collaboratrici mi raccontano dei diversi ambiti di intervento. C’è Il Centro di Aggregazione, che svolge attività extrascolastiche e promuove socializzazione tra bambini e preadolescenti, dai 6 ai 14 anni; c’è La Comunità educativa per minori, che è una struttura residenziale a carattere comunitario che può accogliere minori dai 6 agli 11 anni (maschi) e dai 6 ai 18 anni (femmine), con a disposizione otto posti letto; e c’è La Comunità alloggio per Adolescenti, caratterizzata dalla convivenza di un gruppo di ragazze (dai 16 ai 21 anni) con la presenza di operatori che assumono a turno la funzione di «adulto di riferimento». Senso di famiglia, senso di comunità, dove possa fiorire una personalità salda e aperta.
«La cosa più bella – sottolinea suor Annunziata – è rivedere queste ragazze, divenute donne mature, grate dell’affetto ricevuto».
«Accompagniamo i ragazzi nella loro crescita – spiega Tania – e li lanciamo nella vita rendendoli capaci di chiedere, quindi di non aver paura di stringere rapporti».
«Far sentir loro l’affetto significa renderli capaci di affetto», precisano le educatrici Maria Letizia, Lucia, Marta, che aggiungono: «Non ci sostituiamo ai genitori, lavoriamo insieme a loro con dialoghi, incontri, lavoro di rete».
Non è semplice portare avanti un’opera educativa e preventiva così strutturata dove tra l’altro ci sono diverse gratuità per ragazzi che non hanno disponibilità. C’è bisogno di sostegni economici, i comuni non hanno soldi. Per fortuna è nata una onlus, Gli Amici dell’Opera Don Ricci. Inventa iniziative per ottenere un sostegno.
Un sostegno che è doveroso. Perché la grande battaglia oggi è l’emergenza educativa e l’accoglienza.
Contento, esco dalla struttura che si trova all’interno dell’antico Teatro romano. Guardo in alto. C’è il Duomo: la Chiesa madre. E la Torre dove un altro santo: Luigi Antonini, nel Settecento raccoglieva bambini di strada. •

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