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Cantieri aperti

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La scorsa settimana con l’Arcivescovo abbiamo concluso il giro delle 9 Vicarie dove, dopo il Convegno diocesano del 30 Ottobre, abbiamo incontrato i membri degli Organismi di partecipazione parrocchiali e gli operatori pastorali che hanno voluto intervenire. A livello numerico le risposte delle Vicarie sono state diversificate; in tutto abbiamo incontrato circa 500 persone (risultano 481 schede riconsegnate alla fine degli incontri), lo stesso numero dei partecipanti al Convegno. L’impressione è che grazie al Convegno ci siano dei volti nuovi tra chi abbiamo incontrato. L’obiettivo di queste serate era raccogliere ciò che è risuonato del Convegno nel cuore e nella mente delle persone e cominciare ad aprire con loro, sempre sul solco di Evangelii Gaudium, dei cantieri di lavoro. Per aprirli abbiamo cominciato ad abbozzare una progettualità: abbiamo estratto dall’esperienza e dagli interventi del Convegno sette frasi e abbiamo invitato le persone a sceglierne una e, in gruppo, a rifletterci sopra, soprattutto chiedendosi quale cambiamento quella frase ci chiede. Condivido alcune impressioni a caldo di queste serate.
Abbiamo respirato un bel clima e tanta disponibilità a mettersi in gioco, abbiamo intravisto la consapevolezza di una chiamata alla creatività nella fatica di superare “il si è sempre fatto così”.
Non manca una difficoltà a convergere da parte dei presbiteri e delle persone più impegnate nelle nostre comunità parrocchiali: numericamente si poteva essere molti di più e da qualche parrocchia non è venuto nessuno. In queste situazioni mi viene in mente la parabola degli invitati alle nozze: di fronte all’invito a momenti di comunione a livello diocesano abbiamo sempre dei sacrosanti motivi per non andare, a partire dalle Messe che non ce la sentiamo di togliere né il sabato sera (vedi il Convegno) né i dopo-cena del mese di Novembre (ottavari dei defunti). È difficile per alcuni vivere il proprio servizio anche uscendo dai confini della propria parrocchia per mettersi in rete con quelli delle altre parrocchie della propria Vicaria.
Si può diventare creativi solo nella comunione.
Abbiamo sperimentato la ricchezza della nostra Chiesa locale nelle differenze che si percepiscono tra le Vicarie. Ogni Vicaria, nella scelta delle frasi come nell’indicazione dei cambiamenti, ha avuto le sue peculiarità. È giusto che sia così, perché diverse sono le situazioni, le potenzialità, i carismi, le fatiche. Emerge ancor più l’esigenza di una comunione che non può essere omogeneità o soppressione delle differenze, ma concordanza, valorizzazione e convergenza delle medesime.
La fatica nell’essere creativi è legata sicuramente alla nostra difficoltà di coinvolgimento dei giovani nei luoghi e nei momenti in cui si fa discernimento e si prendono decisioni, come i Consigli Pastorali. Lo abbiamo constatato in queste sere: solo in una Vicaria si è costituito un gruppo anche di giovani. Dovremo tenerlo presente per il rinnovo degli Organismi di partecipazione parrocchiali, cominciando fin da oggi a chiederci come mai con noi i giovani non si sentono pienamente a proprio agio: solo perché respirano una mentalità diversa nel mondo? Solo perché non ci sono? C’è qualcosa che può dipendere dalle nostre rigidità o dalla qualità delle relazioni che costruiamo in questi luoghi?
Alla tanta generosità delle persone che si mettono a servizio corrisponde una fatica a pensare il servizio delle nostre comunità parrocchiali in rapporto ad un territorio. L’attenzione prevalente è sempre ai catechismi, ai giovani che non ci sono, alle famiglie che non rispondono alle sollecitazioni, alle messe. Il gruppo “La fede agisce attraverso la carità” in ogni Vicaria ha incontrato un discreto consenso ma solo dove erano presenti persone impegnate nelle Caritas sono emersi racconti legati al territorio, riferimenti a situazioni di povertà di questo tempo. Perché ancora tanta fatica a pensare alla parrocchia prima di tutto come un territorio abitato in cui i discepoli di Cristo sono con e tra le altre persone per condividere prima di tutto la vita rendendo in essa visibile il Signore Risorto? Forse la carità è ancora abbastanza percepita come una delega alle Caritas? Come trasformare la frustrazione che le nostre comunità parrocchiali vivono per il calo numerico in occasione di crescita e nel coraggio di raccogliere delle sfide?
Infine approfitto per ringraziare i responsabili degli Uffici pastorali che, con l’Arcivescovo e il sottoscritto hanno visitato le nove Vicarie, per il loro molto lavoro. Penso che anche in questi incontri si sia vista una “Curia in uscita”.
Ora ci attende la sfida della continuità riguardo ai cantieri che abbiamo iniziato ad aprire. •

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