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L’operatore socio sanitario

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Intervista ai giovani sposi Roberto e Milena.

L’operatore socio sanitario, il cui acronimo è O.S.S., è una figura operante nel campo dell’assistenza socio-sanitaria nata a seguito dell’accordo Stato Regioni del 22/02/2001.
Ha sostituito le precedenti figure sia nell’area sanitaria sia nell’area sociale integrando funzioni, compiti e competenze di entrambe le aree. L’ O.S.S. è un operatore preposto ai bisogni fondamentali quali il lavarsi, vestirsi, mangiare, dormire, muoversi, dei pazienti assistiti. Si occupa, inoltre, anche di persone che vivono in una condizione di disagio sociale o che sono malate.
Può essere attivo in ospedale, negli altri servizi sanitari, nei servizi sociali del tipo: comunità alloggio, residenze per anziani, centri diurni, ecc. o a casa della persona che ne abbia bisogno.
Collabora, con altri operatori di differente professionalità, con le medesime finalità: assistenti sociali ,medici, psicologi, educatori, fisioterapisti, famiglie degli assistiti ed infine con le associazioni di volontariato. L’intervento di un O.S.S. è prettamente tecnico in area sanitaria ma con attività che abbiano sempre e comunque precise indicazioni dell’infermiere. Ciò significa che non può compiere attività di competenza prettamente medico-infermieristica.
È invece di fondamentale importanza l’ intervento relazionale con l’utente nell’area sociale, esprimendo la bellezza del rapporto umano con la persona che, in situazione di fragilità, ha anche bisogno di accoglienza, sostegno e comprensione. Ho incontrato una coppia fantastica: Milena e Roberto, giovani sposi, che hanno iniziato da un anno circa un percorso di formazione come O.S.S. Di entrambi mi hanno colpito l’entusiasmo, la dedizione le aspettative che stanno mettendo in campo, anche in questo periodo di tirocinio praticato presso alcune strutture del territorio, fortemente pensate e realizzate da Don Vinicio Albanesi. Scegliere il percorso di operatore Socio Sanitario è frutto di una chiamata, di una vocazione che si fa prossima ai più sofferenti.
Ho chiesto a Milena e Roberto il come e il perché della loro scelta.
La vita spesso è una sfida, a volte dolorosa, e spesso ci ritroviamo vicino a qualcuno a cui magari vogliamo bene e che sta lottando contro qualcosa. Ci siamo chiesti entrambi, in maniera del tutto spontanea, come potevamo mostrare al meglio la nostra comprensione e aiuto.
Partecipare al dolore altrui e volerlo aiutare ad eliminarne un po’, è per noi un atto cristiano consapevoli che molti dolori sono difficili da eliminare.
Cosa fare quindi per stare vicino ad una persona che sta soffrendo?
Molto spesso pensiamo che, per ridurre il dolore, è utile ricorrere ai consigli, su cosa la persona, o il familiare che se ne occupa, dovrebbero fare, pensare o provare, ma ciò non è utile.
Bisogna, invece, aiutare chi si trova nella situazione di bisogno a rendersi conto, se ancora possibile, che lei stessa conosce la propria situazione meglio di chiunque altro e chi le è accanto l’aiuterà a gestire anche le situazioni difficili, sempre con un adeguato supporto. L’intento è quello di facilitare la vita dell’assistito per renderla quanto più possibile dignitosa. La condivisione è utile, ha lo scopo di far comprendere che non si è soli.
È anche bene, saper ascoltare e ripetere alcune frasi di vicinanza sul come la persona si sente, per mostrare il nostro interesse. Chi soffre ha bisogno di poterlo esprimere anche a gesti o con sguardi e a sua volta necessita di avere qualcuno accanto che comprenda tutto il suo dolore. Il nostro percorso di formazione O.S.S. ci ha introdotti all’utilizzo di segnali non verbali per far sentire la persona compresa guardandola negli occhi, con un abbraccio, tenendole le mani.
Fondamentale è l’empatia per mettersi nei panni dell’altro, che significa: ci sono, e starò qui con te ad ascoltarti, aiutandoti e comprendendo il tuo dolore.
A Roberto chiedo come si diventa O.S.S., una figura professionale attualmente sempre più richiesta.
Si raggiunge questo obiettivo a seguito dell’attestato di qualifica conseguito al termine di una specifica formazione professionale.
La qualifica si consegue a conclusione di un percorso formativo della durata complessiva di 1010 ore circa, tra lezioni in aula, stage ed esame finale, organizzate in maniera differente a seconda dell’Ente che gestisce il corso. Le materie di studio sono raggruppabili in varie aree: area socio-culturale, istituzionale e legislativa, area psicologica e sociale, area igienico-sanitaria e area tecnico-operativa. Lo stage dura 450 ore circa fra ambito sociale e ambito sanitario, normalmente con un impegno personale a tempo pieno. Al termine del corso è previsto un esame finale, comprendente una prova scritta, una pratica ed una orale, con il superamento della quale si ottiene l’attestato di qualifica valido su tutto il territorio nazionale.
Negli ultimi anni i corsi per O.S.S. sono stati autorizzati a pagamento, rari i Corsi gratuiti promossi con bandi Regionali.
Saluto e ringrazio Milena e Roberto al termine del nostro incontro con una frase davvero significativa e che trovo pertinente: “Il dolore se condiviso si dimezza. La gioia se condivisa si raddoppia” (San Tommaso). •

About Stefania Pasquali

Stefania Pasquali nativa di Montefiore dell'Aso, trascorre quasi trent'anni nel Trentino Alto Adige. Ritorna però alla sua terra d'origine fonte e ispirazione di poesia e testi letterari. Inizia a scrivere da giovanissima e molte le pubblicazioni che hanno ottenuto consenso di pubblico e di critica. Docente in pensione, dedica il proprio tempo alla vocazione che da sempre coltiva: la scrittura di testi teatrali, ricerche storiche, poesie.

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