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Raccontare il presente / Sognare il futuro

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Pasqua 2020: far tesoro della memoria.

Il verbo “attraversare” è stato, a nostro modo di vedere, la parola gancio di tutte le riflessioni proposte dall’Arcivescovo Rocco durante la Quaresima. Il deserto, la prova, la tentazione, la sofferenza, la malattia, la morte, hanno fatto da complemento.
Il pastore della chiesa fermana, con le comunicazioni dovute all’emergenza, i quaresimali e le liturgie domenicali, ha guidato il suo gregge fino alla settimana santa, cercando di mantenerlo saldo e unito nella fede. Il mercoledì delle ceneri, il suo invito è stato proprio quello di cogliere, nei quaranta giorni, la possibilità di condivisione delle fragilità e di riscoperta dei legami di fraternità.
Nel primo quaresimale, l’invito è stato quello di assumere l’abito del Figlio obbediente alla volontà del Padre. Solo così è possibile affrontare la prova e vivere le tentazioni. Il richiamo a mettere da parte i protagonismi personali, per assumere uno stile di vita autenticamente quaresimale ha dato la spinta per compiere la prima tappa del cammino. L’umiltà per sottrarsi, o, meglio, distrarsi dalla sfida di essere tentati e per prevenire le cadute sono stati dei consigli utili per gli esercizi dello spirito.
Nel secondo quaresimale, l’invito all’ascolto, proveniente dal monte della trasfigurazione, è stato tradotto con una serie presa in considerazione della Parola di Dio, presentata come temibile, per la sua capacità di incidere sulle scelte di vita, in termini di autentica conversione.
Alla terza tappa del percorso, sulle note de “Il forestiero” di A. Celentano, canzone del 1970, ricordata dall’Arcivescovo, l’incontro con la Samaritana è stato l’occasione per parlare del desiderio autentico di relazioni palesato da Gesù e accolto da chi inizia a credere in lui. La donna dimentica la brocca al pozzo perché ha ormai trovato la sorgente della sua vita. Non ha più bisogno di attingere a Sicar. Il desiderio di autenticità ha aperto un futuro: “Il desiderio è il vero stimolo interiore / è già un futuro che in silenzio stai sognando/ è l’unico motore/ che muove il mondo” (G. Gaber, 2001).
Il vangelo del cieco nato, alla quarta di Quaresima, è stato riletto, in sintesi, con un monito rivolto ai fedeli a non essere come i loggionisti, quelli che, a teatro, seguono lo spettacolo dai loggioni, magari in attesa di cogliere un errore e di fischiare gli attori in scena. Il proverbio sintetizza la possibilità di essere corti di vedute e di intelligenza: “Quando qualcuno indica la luna, lo stolto guarda il dito, non la luna”.
Alla fine del percorso, il quinto quaresimale, ha voluto esprimere la dinamica di una fede che mantenga fermamente uniti a Gesù, alle possibilità di Dio e non a quelle dell’uomo. L’Arcivescovo ha cercato anche di prospettare le possibilità di un ritorno alla vita con uno sguardo nuovo sulle miserie umane e sulla natura mortale del mondo, quella che il Signore ha condiviso e redento: “Egli non ci salva dalla morte, ma nella morte”.
Al termine del percorso quaresimale, l’attraversamento ha potuto scrutare attentamente il cuore dell’uomo, per un discernimento illuminato dalla Parola di Dio, sia a livello personale sia a livello comunitario.
Passata la Domenica delle Palme, in questa Settimana Santa del 2020, attendiamo che il Risorto ci faccia passare da morte a vita. In attesa di cantare l’Alleluia, diciamo il nostro grazie e intoniamo il Miserere. •

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