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Un piccolo tassello… Perché sia… Bellezza!!

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Fermo: una professoressa cede all’uso di WhatsApp.

Era la domenica di carnevale, il 23 Febbraio quando mandai alla mia carissima cugina che vive a Modena, la foto in maschera della festicciola a cui avevo partecipato la sera precedente con il gruppo giovani Interconnessi (gruppo interparrocchiale della vicaria di Fermo) chiedendole la foto in maschera della nipotina di 10 anni.
Lei mi rispose, piuttosto allarmata, dicendo che non avrebbe permesso alla piccola di partecipare alla festa in piazza e che, in quel momento, si stava svolgendo un vertice in Regione per decidere la chiusura delle scuole.
Mi disse: “Sono in paranoia, ci sono dei casi di coronavirus a Piacenza!”
La mia cugina ingegnere…, la mia cugina più allegra e burlesca… in paranoia????
Rimasi profondamente stupita, avevo sentito poco parlare di questo virus… alla Tv… in Cina…
La mattina dopo, in sala professori, comparve il gel disinfettante, ma non vidi intorno a me particolare preoccupazione come, invece, era accaduto in altre situazioni: il terremoto, un caso di meningite… Finché il martedì sera verso le 19:30 arrivò la notizia della chiusura delle scuole in modo precauzionale perché, secondo un calcolo della probabilità, da lì a breve ci sarebbero stati “casi positivi” anche nella nostra regione.
Iniziai a prendere coscienza: non si chiude la scuola per un’influenza, neanche per una polmonite!
Nel giro di un paio d’ore arrivò il Comunicato dei Vescovi delle Marche: sospese anche le celebrazioni eucaristiche e ogni tipo di incontro.
I primi giorni mi sembrava di essere in un ambiente surreale, in un film di fantascienza (genere che a me non piace), mi sembrava di essere fuori dal tempo. Mi sono concessa ore di silenzio e preghiera e anche di gioiose chiacchierate con amiche e cugine, ho ascoltato alcune catechesi che tenevo da parte da diverse settimane, immediatamente ho cercato di reperire un contatto WhatsApp con gli alunni. Fino a quel momento, avevo resistito e non lo avevo mai stabilito. Ora mi serviva assolutamente usare nuovi canali di comunicazione. Ancora pensavo che tutto sarebbe durato solo qualche giorno.
E da lì a poco invece c’è stato solo un susseguirsi di divieti e limitazioni. In un attimo sembrava essersi fatto il vuoto intorno a me: sospesa l’attività didattica, l’attività pastorale, l’attività teatrale, sospesa la possibilità di donare/ricevere gesti fisici di amicizia.
Bisognava reinventarsi la vita… o meglio no, la vita è dono gratuito… bisognava reiventarsi come spendere la vita in questa situazione!!
Il pensiero è volato subito a tanti amici disabili che ho conosciuto frequentando, da venti anni, l’Unitalsi. Molti di loro, dei quali ho in mente e in cuore nomi precisi, mai possono o hanno potuto nella vita stringere una mano, abbracciare, correre, scrivere, vedere. Eppure da molti di loro ho ricevuto amicizia, affetto, A/amore nelle accezioni più profonde e vere del termine. È vero che non si è importanti per ciò che si fa ma per ciò che si è. E, ciò che si è, passa anche attraverso un messaggio, una telefonata, uno sguardo al pc.
Non occorre abbracciarsi o avvinghiarsi fisicamente per esprimere tenerezza, vicinanza, rispetto, per far sentire all’altro di essere unico, importante, di esser pensato, amato e questo riscalda il cuore e dona luce e speranza e dona la forza di affrontare con gioia … un giorno? Forse solo un’ora… o solo i 15 secondi successivi come diceva Chiara Luce Badano ma poi ci sarà un’altra luce per i successivi 15 secondi perché il Padre non ce la farà mancare!! Ricordo la grinta di chi mi diceva:” In questa situazione di disabilità posso disperarmi, rassegnarmi che è la strada più lenta verso la disperazione o posso cercare di fare o, tendere a fare, tutto ciò che facevo prima pur nei limiti che la situazione ora mi impone!”
In misura neanche paragonabile, quindi, anche io la mattina, ora, affidando la giornata a Lui, mi alzo cercando di svolgere il più possibile ciò che “facevo prima”. La mattina c’era la scuola, insegno matematica e fisica e, con molta gioia, ho aderito, insieme a molte colleghe, alla sfida della didattica a distanza, nella modalità di video-conferenza. Si è sviluppato quasi un gruppo di mutuo aiuto tra di noi per imparare, per insegnarci l’un l’altra, per confrontarci, per sostenerci come mai era accaduto neanche per i corridoi della scuola. Quando, la prima volta, mi sono trovata dinanzi allo schermo con i ragazzi di quinto, mi sono quasi commossa… è stato bellissimo!! Eravamo con due sentimenti contrastanti: da una parte la tristezza della situazione ormai già grave e dall’altra la gioia inesprimibile di poterci di nuovo “vedere”, tutti, potevamo comunque parlare, discutere, esprimerci, condividere come facevamo in classe… eravamo di nuovo “insieme”!
Questo era un canale in cui potevo in questo momento dare speranza, luce, forse anche più di prima, semplicemente essendoci, continuando a spendermi per loro, riformulando in modo diverso ogni lezione, adattandola alla nuova modalità con l’entusiasmo che sempre mi caratterizza. Poi sono cominciate a giungere notizie di colleghi positivi al virus, addirittura uno intubato in ospedale… avevo ricevuto del bene da quel collega… che potevo fare? Il cuore ha cominciato a battere forte ma… potevo solo continuare a svolgere il “nostro” lavoro, sempre meglio e, nel silenzio e nella preghiera quotidiana, affidarlo al Signore, certa che lo avrebbe protetto e custodito come sta facendo con ognuno di noi anche e soprattutto in questi giorni!!
Vivo con genitori anziani, con una mamma, ex insegnante di educazione fisica che può guidarmi negli esercizi di pilates in camera, che continua a svolgere il suo lavoro quotidiano in casa e pregare… pregare… ma che è spaventatissima, alla quale dobbiamo donare sostegno e conforto e si sperimenta il calore intenso della famiglia, del donare, ciascuno, ciò che sa donare e scoprire che è esattamente ciò di cui l’altro ha bisogno!! Ed è stupore!! Stupenda, commovente è la solidarietà che abbiamo sperimentato dai commercianti che recapitano i viveri a casa per non uscire finché sarà possibile!!
Meraviglioso è il legame che continua a creare il nostro parroco, don Paolo Scoponi che ogni giorno entra in casa, si fa presente con ogni tipo di informazione/servizio: dalle catechesi più belle, al libricino per pregare in famiglia, dalle poesie di Trilussa, ai canti gen, dallo schema dei giochi da proporre ai bambini, ai modelli di autocertificazione… lui è sempre presente, non dimentica nulla e si fa vicino a tutti e a tutte le situazioni, proprio immagine del Padre premuroso ed attento!! Quanto fa bene al cuore!!
Diceva Madre Teresa di Calcutta: “Quello che noi facciamo è solo una goccia nell’oceano ma, se non lo facessimo, l’oceano avrebbe una goccia in meno!”
Credo che siamo come in un grande puzzle di cui ognuno, anche in questa situazione, è un piccolo tassello. Qualcuno si trova al centro della scena ed è chiamato a situazioni ai limiti dell’eroismo ma, come scriveva un poeta francese Bazin: “Una volta, forse mai nella vita ti capiterà di essere un eroe, 1000 volte al giorno potrai non essere un vigliacco!”, credo che ognuno di noi ora non sarà vigliacco se saprà riempire il suo piccolo posto nel puzzle, perché quel piccolo posto è fondamentale… se mancasse, fosse anche all’angolino, si vedrebbe subito e la bellezza di tutto il quadro sarebbe compromessa!! •

Biancamaria Poeta
Responsabile Gruppo Interparrocchiale “Giovani Interconnessi”, Fermo

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