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Letteratura dell’esilio e dell’esodo

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“L’esodo” La tragedia negata degli italiani d’Istria, Dalmazia e Venezia Giulia di Arrigo Petacco.

“In questa ricostruzione, lontana da ogni interpretazione ideologica, Arrigo Petacco racconta la storia di un lembo conteso della nostra patria, in cui la presenza di etnie diverse ha favorito, di volta in volta manifestazioni nazionalistiche, quasi sempre dettate dall’ideologia vincente”.
Scrive l’autore in seconda pagina di copertina: “Le foibe? Varietà di doline frequenti in Istria, spiega una delle nostre più diffuse enciclopedie. E non aggiunge altro.
Del fatto che queste fosse comuni naturali siano le tombe senza croci di migliaia di italiani vittime innocenti della pulizia etnica slava non si parla neppure nei libri di scuola.
Come non si parla dell’esodo forzato dei due o trecentomila italiani dell’Istria, della Dalmazia e della Venezia Giulia che furono costretti ad abbandonare le loro case e le loro terre dalla violenza sciovinista delle milizie del maresciallo Tito.
Eppure è storia di ieri. Una storia coeva di altre tragedie e di altri massacri di cui giustamente si ricorda ogni dettaglio, si onorano le vittime e si condannano i carnefici. Su quanto è accaduto, tra il 1943 e il 1947, in quelle regioni un tempo italiane, grava infatti da mezzo secolo un assordante silenzio”.
Per onorare queste vittime, la Repubblica Italiana istituiva con la legge n.92 del 30 marzo 2004 la Giornata del ricordo che si celebra il 10 febbraio di ogni anno. In questa occasione si vuole “conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale”.
Trascorrono quasi sessant’anni (1943 – 2004) prima di riconoscere la tragedia delle foibe e dell’esodo degli italiani istriani, giuliani, dalmati.
Scrive ancora Arrigo Petacco: “Fra il 1943 e il 1947 in questi inghiottitoi (Le Foibe) furono gettati dai partigiani titini migliaia di esseri umani vittime dell’odio e delle passioni del momento. In grande maggioranza si tratta di italiani, ma ci sono anche tedeschi, ustascia, cetnici e persino soldati neozelandesi dell’esercito britannico. Quanti? Gli storici delle parti avverse si sono spesso accapigliati sui risultati della macabra conta (10.000? 20.000? 30.000?) come se qualche cadavere in più o in meno potesse modificare l’intensità dell’orrore” (Arrigo Petacco, L’esodo la tragedia negata degli italiani d’Istria, Dalmazia e Venezia Giulia, pag. 59, Arnoldo Mondadori, collana le Scie, Milano, 1999).
Le due tragedie, quella della Shoah e l’altra delle Foibe, non devono essere prese a pretesto dai partiti politici per minimizzare l’orrore dell’una per condannare l’altra, quasi che le due tragedie si annullino a vicenda. C’è chi poi ricorda anche il massacro perpetrato dall’Armata Rossa di circa tremila ufficiali polacchi uccisi nelle fosse di Katyn nella primavera del 1940.
Anche questa triste pagina di storia è stata negata per troppo tempo. Al processo di Norimberga furono accusati del massacro i tedeschi, perché le armi e munizioni utilizzate dai russi erano tedesche. L’Armata Rossa era stata capace anche di questo, pur di nascondere la verità. Solo nel 2010 la Russia ammise la responsabilità dell’Armata Rossa. Anche questa tragedia viene presa a pretesto da chi vorrebbe ridiscutere il Processo di Norimberga.
Quelli che sostengono questa tesi sono gli stessi che negano la Shoah.
Altri ritengono che Stalin non sia stato meno feroce di Hitler.
I kulaki, i contadini russi, tutti gli oppositori uccisi o deportati nei gulag sovietici sono accostati ai sei milioni di ebrei della Shoah. Sono state le due più grandi tragedie del ‘900. Il sonno della ragione ha fatto nascere dittatori di destra e di sinistra in ogni parte del mondo e in ogni epoca storica. Tutti i crimini vanno condannati senza nessuna giustificazione. Il saggio di Arrigo Petacco (Castelnuovo Magra, 7 agosto 1929 – Porto Venere, 3 aprile 2018), L’esodo- La tragedia negata degli italiani d’Istria, Dalmazia e Venezia Giulia, cento novantasei pagine, diviso in tre parti: la Questione Giuliana, l’Adriatisches Küstenland (Costa Adriatica), Istria Addio, è un libro ricco di dati. Offre poi molte chiavi di lettura che permettono di avere un quadro ampio e dettagliato sulla vicenda: l’atteggiamento del Partito Comunista Italiano che vedeva nel Maresciallo Tito il campione della lotta contro il Nazi Fascismo, la debolezza del governo italiano, il gioco diplomatico delle grandi potenze vincitrici della seconda guerra mondiale, l’orientamento dell’opinione pubblica italiana che vedeva nella rivendicazione dell’Istria, della Dalmazia e della Venezia Giulia come un ritorno all’idea di patria, cavalcata dal Fascismo in modo sciagurato.
L’autore usa anche in modo equilibrato le fonti letterarie, memorialistica e romanzi, per ricostruire il quadro storico, sociale, politico e culturale dell’Istria e della Venezia Giulia all’indomani dell’8 settembre 1943 fino al 1956. La prima e la seconda parte del saggio costituiscono la premessa della terza parte, l’esodo massiccio della popolazione italiana da Pola, dall’Istria e dalla Dalmazia, verso l’Italia.
I trattati di pace, la diplomazia internazionale, soprattutto quella inglese ostile verso l’Italia, più morbida quella statunitense, tutto indicava che il maresciallo Tito, capo supremo della Jugoslavia, vincitore sulla Germania Hitleriana, voleva tutta la Penisola Istriana e la Dalmazia. Un dispaccio dell’agenzia britannica “Reuter” del 21 agosto 1944 annunciava che il governo jugoslavo del Maresciallo Tito “Reclama tutte le regioni abitate da elementi slavi che non fanno ancora parte della Jugoslavia, e cioè: Gorizia, Trieste, Pola, Fiume, Zara, e le isole dell’Istria e della costa dalmata già facenti parte dell’impero austro – ungarico prima della guerra 1915- 18” (Ibidem, pag. 76).
Il dispaccio allarmò tutti, soprattutto Junio Valerio Borghese, comandante della Decima Flottiglia Mas, costituita alla Spezia il 9 settembre 1943, che raccoglieva, oltre ai numerosi volontari, anche parte dei veterani dei mezzi d’assalto protagonisti delle leggendarie imprese compiute a Malta, ad Alessandra d’Egitto, a Gibilterra contro le unità navali della Mediterranean Fleet (la flotta militare inglese).
Il carattere nazional patriottico della Decima, forte di circa seimila unità, fece breccia nella popolazione della Venezia Giulia. Molti risposero all’appello, considerando l’arruolamento alla stregua dell’ultima spiaggia, “corsero alle armi persino i ragazzi come il tredicenne Sergio Endrigo, destinato a diventare un cantante famoso” (Ibidem, pag. 79).
Fu proprio Sergio Endrigo (Pola, 15 giugno 1933 – Roma, 7 settembre 2005) che dedicò a Pola, sua città natale, una struggente canzone Pola 1947. Endrigo abbandonò con la mamma la città dell’Istria proprio nel 1947, per rifugiarsi a Brindisi assieme ad altri profughi istriani.
Il papà l’aveva perso nel 1939. Il testo è attraversato da una profonda nostalgia. Sergio Endrigo ritornò più volte nella sua città natale in segno di amicizia verso la comunità italiana di Pola ma anche verso tutti i popoli che hanno composto per anni il mosaico della Jugoslavia. Era amico del grande cantautore croato Arsen Dedi. •

Si può ascoltare la canzone Pola 1947 a questo link: https://www.youtube.com/watch?v=u93OzZ2gVXs

Prima parte.

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