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Un Festival di qualità: Falerone come Bayreuth

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Incontro il Dott. Sergio Lucarini, uno dei padri storici del Festival Musicale Piceno, nella sua bella farmacia di Servigliano. L’esercizio di una professione impegnativa come quella del farmacista non gli ha impedito di coltivare la sua grande passione per la musica. Suona il pianoforte, conosce gli spartiti di Mozart, di Rossini, di Verdi, apprezza il melodramma italiano.

Insieme al Dott. Giovalè, l’Architetto Frollà, al Maestro Bongelli, al Maestro Mazzoni, nel 1989 dà vita al Festival Musicale Piceno, che, fino al 1992, si svolge a Servigliano, dove, nel corso dell’anno, vengono organizzati alcuni concerti. Nel 1992 il Festival viene trasferito a Falerone, nella splendida cornice della chiesa di S. Francesco, dove è possibile ammirare un quadro del Crivelli. Il Festival, che si svolge nel mese di agosto, dura una settimana, si caratterizza per l’alta qualità dei concerti e per la scelta di far conoscere musicisti marchigiani di valore, dimenticati oppure poco noti al grande pubblico. Infatti, oltre ai brani dei grandi classici della musica, vengono eseguite composizioni di musicisti marchigiani come Vecchiotti, Marchetti, Bini, Vaccaj, Giordaniello, Persiani, Alaleona.

Le Marche sono state un serbatoio di compositori di ottimo livello, che purtroppo, però, risultano, per lo più poco conosciuti e poco valorizzati. È merito indubbio del paziente lavoro archivistico del Dott. Claudio Giovalè e del dott. Sergio Lucarini se oggi è possibile ascoltare le composizioni di questi artisti, alcuni dei quali, in passato, hanno goduto in Italia di una vasta notorietà. Con l’importante casa discografica Bongiovanni di Bologna sono stati incisi vari Compact Disc dedicati a questi artisti marchigiani che hanno poco da invidiare a musicisti più famosi. Al Festival Musicale Piceno si sono esibiti e continuano ad esibirsi grandi interpreti tra i quali vanno ricordati il violinista di fama mondiale Marco Fornaciari, il trombettista Mauro Maur, artista molto apprezzato dal Maestro Ennio Morricone, il noto pianista Fabio Bidini.

Fino allo scorso anno, durante la settimana del Festival, si tenevano a Falerone alcuni stages di formazione musicale, con partecipanti a numero chiuso, condotti, tra gli altri, dal Maestro Romano, che ha formato artisti del calibro di Uto Ughi e di Salvatore Accardo, o da un musicista contemporaneo come il compositore Salvatore Sciarrino. Da tre anni il Festival è arricchito da un’originale e intelligente iniziativa, “Albe”, che si svolge a Porto S. Giorgio presso lo chalet La Vela, dove, alle cinque del mattino, viene dato un concerto in cui vengono eseguite musiche ispirate alle vaste risonanze connesse al simbolo del sorgere del sole. Partecipa un pubblico numeroso e attento. Anche ai concerti che si tengono a Falerone nel corso della settimana del Festival accorre un folto pubblico, composto da persone del luogo e da esperti musicofili provenienti da altri paesi o dalla costa.

Da diversi anni, mi dice il dott. Lucarini, è in forte crescita la partecipazioni degli inglesi. L’organizzazione del Festival, che può contare sulla collaborazione del Comune di Falerone, su alcuni aiuti della Regione, della Provincia, della Fondazione Cassa di Risparmio di Fermo, sul generoso sostegno di vari sponsor, si regge sull’impegno di un gruppo di persone unite dalla profonda passione per la musica. I programmi per il futuro sono ispirati al binomio qualità e tracciabilità. Ci si propone, cioè, di offrire al pubblico musica e interpreti di qualità, facendo al tempo stesso attenzione a valorizzare il repertorio di compositori marchigiani i cui spartiti, purtroppo, risultano spesso difficilmente rintracciabili, perché dispersi nei meandri di qualche polveroso archivio. Comunque, la passione per la musica, la ferma determinazione di continuare ad organizzare un Festival di qualità, il desiderio di far conoscere validi compositori marchigiani poco noti o del tutto dimenticati, sono un potente stimolo per i promotori a non deflettere dalla volontà di offrire al pubblico un programma in cui la qualità della musica si abbina con la valorizzazione del patrimonio artistico prodotto da compositori locali. Insomma, per ascoltare buona musica non è necessario andare a Berlino, a Vienna, a Salisburgo, a Bayreuth, basta semplicemente andare a Falerone.

G. Filippo Giustozzi

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