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La gioia di sentirsi a casa

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giapponesiI pellegrini giapponesi sono finalmente arrivati qui a P. S. Elpidio, nella parrocchia del Sacro Cuore di Gesù (faleriense), domenica 20 ottobre, la giornata della missione. Sono partiti da Prato in Toscana per arrivare in tempo per la messa delle ore 11,30. Appena arrivati, sono entrati in chiesa e sono stati accolti dagli applausi dei nostri parrocchiani. Erano 12 cattolici giapponesi, fra cui 2 persone con le sedie a rotelle, guidati da Padre Hiroaki Kawamura, il sacerdote che conosco.

Durante la messa, hanno assistito al battesimo di 4 bambini della nostra parrocchia. Immagino che sia stato molto bello per i cristiani giapponesi osservare dal vivo e da così vicino il battesimo. Alla messa c’erano altri due giapponesi, oltre a me, per attendere i nostri pellegrini e per dar loro il benvenuto: il Sig. Sendo, un signore di 89 anni che abita a Lido di Fermo, ed una mia amica di Fermo, Rie, con suo figlio Akira, di 12 anni. Alla fine della messa, Padre Hiroaki Kawamura ha parlato alla nostra comunità. Questo è il suo saluto:

Buongiorno a tutti. Piacere! Sono contentissimo di vedervi. Siccome il nostro viaggio programmato a maggio non è stato realizzato per mancanza di partecipanti, avevo dentro di me una forte determinazione a venire qui ad ogni costo questa volta. Sono felicissimo di stare qui oggi, tantissime grazie per la vostra accoglienza. Anche se il tempo a nostra disposizione è poco, sarò felice se potremo trascorrere dei bei momenti durante il nostro incontro di oggi e spero che questo si possa ripetere ancora per molte altre volte da oggi in poi. L’incontro tra me e Kazumi è cominciato una decina di anni fa, quando lei ha mandato un suo racconto sull’Italia al giornale cattolico della diocesi di Osaka di cui sono l’editore, ma ci siamo visti di persona per la prima volta solo oggi. Nel suo articolo, Kazumi ha raccontato la vita quotidiana qui a P. S. Elpidio, e ai nostri lettori è piaciuto il suo racconto, perché ci ha fatto capire bene anche come è la sua vita di fede qui in Italia. Da allora continuiamo a scriverci, ogni tanto. Dopo aver letto il suo racconto e alcune sue lettere, ho deciso che un giorno sarei sicuramente venuto in questo posto. Da tanto tempo covavo dentro di me l’idea di venire qui, e finalmente sono riuscito a realizzarla, grazie anche alla famiglia Matsumura, una famiglia cattolica che gestisce un’agenzia di viaggi ad Osaka. Questo pellegrinaggio è un viaggio per pregare per la beatificazione di un Samurai cattolico che si chiamava Giusto Ukon Takayama. Nell’epoca in cui è vissuto, il Giappone non era una nazione unita, ma c’erano tanti signori locali. Fu in questo tipo di società che il cristianesimo si diffuse per la prima volta. Ukon Takayama era un Samurai coraggioso che si è convertito alla fede cristiana e ha lavorato per la Chiesa giapponese. È vissuto circa 400 anni fa. Poi però, il signore che ha unito il Giappone ha considerato il cristianesimo come una religione pericolosa e ha proibito al popolo di praticare questa fede. Il nostro samurai cattolico è stato perseguitato e mandato nelle Filippine come prigioniero e alla fine è morto lì. Ora la Chiesa giapponese sta promuovendo un movimento per la sua beatificazione nel 2016. Tantissime grazie a don Tarcisio che ha accettato volentieri la nostra visita, ai parrocchiani che hanno lavorato tanto per questo, ed anche alla famiglia di Kazumi. Vi ringrazio con tutto il mio cuore.

Poi i pellegrini giapponesi sono saliti sull’altare e insieme hanno cantato una canzone giapponese per salutare gli amici italiani. La canzone dice così: “Saremo amici fedeli per sempre. Sayonara, arrivederci per oggi, fino al giorno in cui ci vedremo di nuovo…” Dopo la messa, il nostro parroco Don Tarcisio, insieme ad alcuni parrocchiani (principalmente alcuni membri del Consiglio Pastorale), ha offerto il pranzo agli ospiti giapponesi. I parrocchiani hanno preparato da soli dei piatti tipici italiani fatti in casa. Questo ha fatto molto piacere agli ospiti, perché hanno potuto sentire il calore, l’amore delle persone che hanno cucinato, assaggiando la cucina italiana di casa, che un turista di solito non può provare. Prima di cominciare a mangiare, come preghiera (secondo Don Tarcisio), la mia amica Rie ha cantato l’Ave Maria in latino. Siccome lei sta prendendo lezioni di canto, alcuni giorni fa mi ha detto di voler cantare quel pezzo per i cattolici connazionali. Mi ha fatto molto piacere il suo atteggiamento così positivo, cioè la sua proposta spontanea di cantare volentieri davanti a tutti. Ha cantato molto bene. Anche suo figlio Akira, essendo bilingue, ci ha aiutati come un piccolo interprete.

Padre Kawamura ha apprezzato molto quest’incontro fra i cattolici giapponesi e italiani, dicendo: “In passato sono già stato in Italia sette volte come pellegrino, ma non ho mai avuto un’occasione d’incontro diretto con i cattolici italiani in una parrocchia locale e reale, anche se ho visitato famosi luoghi sacri come Assisi o il Vaticano, e ho visto tante grandi cattedrali. È molto bello stare qui oggi fra i parrocchiani di questa chiesa e scambiare delle parole direttamente con loro. Spero di ritornare qui di nuovo l’anno prossimo e di portare altri cattolici giapponesi per farli incontrare con i parrocchiani di questa chiesa. Spero di avere quest’incontro ogni anno, d’ora in poi”. Mangiando e chiacchierando qua e là, il tempo è passato velocemente. Infatti Don Tarcisio ha commentato: “Adesso che italiani e giapponesi avevano appena cominciato a sciogliersi, parlando liberamente, è arrivata l’ora di partire. È un peccato”. È vero, tre ore sono volate via in un attimo. Dovevano ancora andare a visitare Loreto ed arrivare ad Assisi alle ore 19. Non avevano più tempo per stare a Porto S. Elpidio con noi. Padre Kawamura ha regalato a Don Tarcisio come ricordo della loro visita un ventaglio col disegno della prima chiesa cattolica giapponese, che si trova a Kyoto, da dove partivano a quell’epoca i missionari stranieri per recarsi nei vari luoghi in tutto il Giappone per l’evangelizzazione. Altri pellegrini hanno portato come souvenirs del thè e dei dolcetti giapponesi per i nostri parrocchiani. Abbiamo fatto alcune foto insieme davanti alla chiesa prima della loro partenza, poi sono saliti sul pullman e si sono pian piano allontanati. Gli amici italiani e giapponesi, tutti agitavano le mani per salutarsi ancora, finché non si vedeva più il pullman. Anche se è stato un incontro molto breve, è stato un evento molto speciale per me.

È stato bellissimo vedere quei 12 cattolici giapponesi qui oggi, specialmente per me, che sono stata sempre sola come cattolica giapponese per tutti questi anni. Credo che sia stato bello vederli anche per i cattolici italiani, come una prova che ci sono credenti anche in quella parte del mondo, oltre a me. È stato bellissimo che i nostri parrocchiani hanno collaborato per accoglierli così bene, preparando tante cose buone da mangiare, apparecchiando e sparecchiando volentieri. Tantissime grazie a tutti quanti da parte mia. È stato bellissimo che anche gli amici giapponesi che abitano qui vicino sono venuti a salutare gli ospiti, e che la mia amica Rie ha cantato l’Ave Maria in latino per loro.

È stato bellissimo che tutti i membri della mia famiglia, mio marito, mio figlio e mia suocera, sono venuti insieme oggi in chiesa e che hanno mangiato insieme agli ospiti giapponesi e con i nostri parrocchiani. Questo non era mai successo prima. Tutto questo è stato troppo bello, tanto che non mi è sembrato reale. Le cose così belle non succedono di solito nella realtà. E alla fine non sono stata così sicura che fosse successo veramente. Ho detto a me stessa: “È stato un bel sogno”. Ma poi ho visto una scatolina dei dolcetti giapponesi che mi ha dato una signora tra i pellegrini, appoggiata sul tavolo della mia cucina. Allora non è stato un sogno, è successo veramente! •

Kazumi Fujie

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