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Papa sì Papa no

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Papa Francesco compie 80 anni. La Voce delle Marche raccoglie una domanda

Con Papa Francesco i cattolici si sono divisi tra fautori e oppositori. La divisione ha assunto proporzioni più gravi quando è diventato chiaro che il Papa, con i suoi gesti, veicolava una linea magisteriale diversa da quella dei suoi immediati predecessori. Papa Francesco ha preso congedo dall’insistenza sui temi bioetici che aveva caratterizzato l’insegnamento di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI e ha ridimensionato i cosiddetti «valori non negoziabili», evidenziando la loro appartenenza a un più vasto orizzonte valoriale. Ancora più alla radice, Papa Bergoglio ha subordinato tutta la problematica etico-valoriale al mistero centrale del cristianesimo, che è l’annunzio dell’amore misericordioso di Dio per gli esseri umani, al di là dei loro meriti o demeriti morali.
L’immagine della Chiesa come «ospedale da campo», dove si sta non dopo, ma prima di essersi resi degni del perdono di Dio, e l’insistenza sulla necessità, da parte della Chiesa, di uscire dai propri schemi consolidati per raggiungere le periferie dell’esistenza, sono emblematiche di questa svolta. È stato in particolare nella questione dell’accesso dei divorziati risposati ai sacramenti che questa linea si è scontrata con quella non solo di semplici fedeli, ma anche di molti vescovi e perfino di cardinali. I due sinodi sulla famiglia, celebrati nel 2014 e nel 2015 dopo un’ampia consultazione del popolo di Dio, e l’Esortazione Apostolica Amoris laetitia sull’amore nella famiglia hanno registrato su questo punto una tensione che ha fatto addirittura ventilare da parte di qualcuno il pericolo di uno scisma.
È indubbio che questo pontificato ha segnato uno spostamento dell’attenzione dall’ambito bioetico a quello sociale. Non a caso il primo viaggio di papa Francesco è stato un commosso pellegrinaggio a Lampedusa, nel cui mare erano annegate decine di poveri migranti. E anche nel viaggio in Messico il rifiuto di ogni tipo di «muro», eretto dalle società ricche per tenere a distanza i poveri del pianeta, è stato un tema centrale. L’insistenza sul carattere disumano di un sistema capitalistico fondato sulla finanza e sul profitto, a scapito delle persone, non era una novità. Già Giovanni Paolo II e Benedetto XVI avevano scritto importanti documenti su questo problema. In questo orizzonte si delinea l’enciclica Laudato si’, che collega strettamente la questione ecologica a quella sociale. La provenienza geografica e culturale del Papa si è manifestata, peraltro, anche nella grande attenzione al continente americano, nei cui confronti ha esercitato, con successo, anche un’azione diplomatica volta a far uscire Cuba dal suo isolamento. Papa Francesco ha proclamato l’Anno Santo della misericordia, chiuso il 20 novembre. Ma il mondo è rimasto sordo a questo appello. Per 12 mesi il Papa ha gridato in maniera accorata a tutto il mondo “misericordia”, ma le armi non hanno taciuto. I ricchi del mondo hanno continuato ad aver paura dell’altro. Hanno scelto la Brexit. Hanno scelto Trump con il suo muro da costruire tra Usa e Messico. Hanno chiuso il cuore e la mente. Eppure Papa Francesco ha fatto di tutto per indicare la misericordia come strada e traguardo. È andato a Lesbo per i migranti, ad Assisi per la giornata delle religioni. Ha incontrato Kirill a Cuba ed è volato a Lund per i luterani. Il Giubileo non l’ha avviato da Roma, ma da Bangui, cioè dall’Africa più martoriata. Anche a Roma Papa Francesco ha svegliato le coscienze andando a visitare ogni tribolato, le ragazze della tratta, i malati terminali, i giovani usciti dalla droga, i carcerati. È andato tra i terremotati.
Sembra che papa Francesco non abbia trovato accoglienza nella sua Chiesa. L’ha invitata a nuove misericordie ed è stato rimproverato. Forse è il destino di ogni profeta disarmato quello di essere ascoltato da pochi o magari solo dai più inermi. Il suo grido però è servito a qualche essere umano ferito e fragile per avere il coraggio di essere umano e sentirsi amato da Dio Padre Figlio Spirito Santo. •

About Nicola Del Gobbo

Direttore de La Voce delle Marche

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