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Consigli per rendere gradevole un incontro

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Quando negli anni settanta tornavamo con tutta la famiglia al completo, dal Trentino nelle Marche, non ci si poteva sottrarre al piacevole rito della visita a parenti e amici. Era l’usanza di quel tempo, che ricreava un’atmosfera di  gradevole incontro dopo un anno di lontananza. Tantissime le domande ma non per curiosità quanto per partecipare alle gioie e alle novità vissute nel frattempo da chi era rimasto e da chi invece era partito. Oggi questo modo di fare è quasi scomparso e talvolta risulta addirittura come un dovere pesante da affrontare. Si sceglie e si preferisce la semplice comunicazione di avviso tramite cellulare, piuttosto che la visita a casa.
Noi, al contrario, i primi giorni di vacanza e gli ultimi, li impiegavamo per i saluti e guai a saltare una sola persona. Ce lo saremmo sentito rimproverare, seppur bonariamente, per diverso tempo. La visita oltre che un dovere era un piacere per tutti. Ricordiamo ancora quelle simpatiche chiacchierate accompagnate con dolcetti, liquori, pranzi e cene di cui ne portavamo le emozioni per mesi, sino alla successiva occasione di viaggio. Oggi, con nostalgia, ci rendiamo conto di aver perso qualcosa di molto importante. L’era delle comunicazioni virtuali di massa ci ha rubato, forse per sempre, il calore del contatto umano, il guardarsi negli occhi, il raccontarsi tranquillo, sereno e spensierato di una volta. Siamo letteralmente come calamitati da pc, internet, facebook, twitter, instagram, tablet, ipod, telefonini, smartphone, tv …. tutti strumenti seppur utili e pratici, che tendono ad isolarci, ad appartarci, a estraniarci anche se fisicamente siamo vicini, seduti paradossalmente magari allo stesso tavolo. Molte regole le abbiamo perse per strada e le poche che sono rimaste sono spesso regole confuse o usate arbitrariamente. La vita sociale continua però ad avere degli obblighi che non possiamo delegare a nessuno.
Non dobbiamo farci cogliere impreparati in occasione di visite di cortesia, condoglianze, augurio, nozze, ecc. Il galateo, questo desueto manuale di vita, sopravvive ancora e continua a venire in nostro soccorso con regole di buon senso. Bon ton, etichetta, forse oggi sono termini meno comuni mentre in realtà il galateo altro non è che la buona educazione. Un noto adagio recita che la buona educazione e una bellissima giornata non stancano mai! La scuola di bon ton ci guida e ci accompagna per comportarci correttamente in ogni situazione: “peccare di buona educazione” è sempre un vantaggio in tutti i tipi di relazione.
Cosa fare e come porci verso gli altri nel rispetto delle dovute distanze?
Vi sono suggerimenti utili e di buon senso di cui tenere conto. Secondo i buoni dettami del galateo, quando si a va fare visita a casa di altri, è bene mantenere naturalezza e spontaneità per evitare eventuale imbarazzo al nostro interlocutore. Visitare un ammalato, ad esempio, è un gesto di solidarietà umana verso il dolore altrui. Che avvenga in ospedale o a casa, è bene chiedere prima gli orari migliori per non disturbare e, soprattutto, se l’ammalato sia nelle condizioni di ricevere visite. Se si desidera portare un presente, è bene scegliere in base alla situazione: un libro, se la persona è amante della lettura; una scatola di cioccolatini se può mangiarli; dei fiori freschi se si tratta di una donna.
Se si è ricevuto un favore, un bel regalo, una gentile attenzione, come minimo è cosa buona e gradita fare una visita di ringraziamento alla persona che ci ha favoriti. In questa maniera, gli manifesteremo la nostra sincera riconoscenza. In caso di lutto invece non sempre il parente o l’amico è disposto a ricevere visite. Nel caso non lo fosse, è preferibile inviare un messaggio con parole o frasi di cordoglio. Se le visite sono ammesse, occorre tener conto del grado di relazione con la persona in lutto. Una visita di condoglianza richiede semplicità nell’abbigliamento e un contegno serio. Il visitatore non parla per primo del defunto, non fa domande ma ascolta con vivo interesse quanto gli viene raccontato su tutto ciò che riguarda la memoria della persona perduta. Se si dovesse lasciare definitivamente una città in cui si abita da tanto tempo, e si hanno molte amicizie, si ha il dovere di andare a salutare prima di tutto i parenti, poi gli amici e i conoscenti. Una visita in occasione di cerimonie importanti, deve durare circa 15-20 minuti. È opportuno però contraccambiare la visita, ospitando l’altra persona nel corso della settimana. In caso di imprevisti, l’incontro può essere rimandato, spiegandone la causa. Le visite di augurio è bene non ritardarle troppo. Si consigliano visite a domicilio solo tra parenti o tra amici intimi per rinforzare la familiarità.
E se la visita diventa ospitalità? L’ospitalità è sempre stata considerata un dovere sacro. E anche oggi il senso di ospitalità è diffuso e sentito come un giusto dovere. Se si ospita un amico o un parente per qualche giorno, ci si occuperà della sua camera, possibilmente disimpegnata dal resto dell’abitazione, in modo da offrire piena libertà di movimenti. Tutto sia pulito e in ordine sia nella stanza da letto che nel bagno. Un altro impegno è curare la cucina: la tovaglia sia sempre ineccepibile. I cibi, anche semplici e comuni, devono essere ben preparati e in quantità sufficiente.
È opportuno conoscere i gusti dell’ospite, quali siano i suoi piatti preferiti e per quali egli nutra una certa avversione o intolleranza. Nel caso il soggiorno del parente o della persona amica si prolungasse, è bene domandare se ha della biancheria da lavare o da stirare. In camera non manchi una bottiglia d’acqua per la notte. La norma fondamentale, per chi ha degli ospiti, è lasciare loro completa libertà nel rispetto delle regole della famiglia ospitante. Che si tratti di visite o ospitalità la cosa importante è tener conto sempre dell’altro. Il ricordo, che si riceve e che si lascia, dev’essere bello e di reciproco arricchimento. Alla base di tutto ci dovrebbe essere la voglia di riscoprire la bellezza del ritrovarsi insieme, il desiderio di riallacciare relazioni sopite o dimenticate, la volontà di eliminare dalla nostra vita tutto ciò che crea stress, ansia, paura, fretta. Sicuramente ne guadagnerebbe notevolmente la qualità della nostra esistenza. •

About Stefania Pasquali

Stefania Pasquali nativa di Montefiore dell'Aso, trascorre quasi trent'anni nel Trentino Alto Adige. Ritorna però alla sua terra d'origine fonte e ispirazione di poesia e testi letterari. Inizia a scrivere da giovanissima e molte le pubblicazioni che hanno ottenuto consenso di pubblico e di critica. Docente in pensione, dedica il proprio tempo alla vocazione che da sempre coltiva: la scrittura di testi teatrali, ricerche storiche, poesie.

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