Home » arte&cultura » Moresco: i coniugi Recchi

Moresco: i coniugi Recchi

Stampa l articolo

La storia di una coppia in un secolo di vita

Quando si dice il caso… Una mattina di novembre ammantata di sole tanto da farmi ripensare alla primavera, mi capita fra le mani un incartamento di dodici pagine scritte al computer, il cui autore è Alfredo Recchi da Moresco.
Dalle prime righe capisco che si tratta di una autobiografia molto coinvolgente. Le storie mi affascinano e nel giro di due ore è letto e sottolineato nei punti essenziali: nascita, Comunione, Cresima, parenti, ricordi di una intera vita.
Erano i primi anni del secolo scorso, 1900, ma per gli abitanti della piccola borgata del Comune di Moresco le tradizioni di campagna, di paese e di vita, sembravano si fossero fermate. Ciò che accomunava la famiglia di Alfredo Recchi, di poveri coltivatori diretti e la gente del luogo, era la povertà e la paura del domani. La lettura del racconto di Alfredo riporta ad uno stato di miseria fiera ma anche capace di solidarietà e di indignazione di fronte le parzialità che si commettevano e che i bimbi, spesso lasciati in famiglie parentali per essere avviati alla “fatica”, subivano in silenzio. Si lavorava duramente nei campi, 10 o 12 ore al giorno, per poter assicurare la sopravvivenza di tutti. Leggo di un mondo duro in cui bisognava crescere in fretta, in cui l’infanzia durava ben pochi anni e la propria esistenza poteva essere minacciata dalla durezza delle condizioni di vita. I viottoli e le strade bianche, percorse a piedi scalzi con le scarpe in spalla per recarsi in paese, sono le uniche vie di comunicazione tra le borgate di campagna e il paese più vicino: Monterubbiano.
All’apertura del secolo, la società del tempo in cui nasce Alfredo vede la presenza di tanti mezzadri, contadini, artigiani e la borghesia come classe dominante alla quale si può aggiungere l’arretratezza femminile, privata del diritto allo studio, il diritto di famiglia del primato del marito, le morti per parto, le medicine accessibili a pochi, lo sfruttamento salariale specialmente nei confronti dei più deboli: bambini, donne, anziani, garzoni.
Per rendersi conto meglio della situazione di quel periodo è da sapere che nel 1900 l’Italia contava 33.653.000 abitanti. Per chi poteva permettersi di fare acquisti nelle botteghe, il pane costava 0,45 euro al kg, la pasta 0,56 euro al kg, la farina di granturco 0,25 euro al kg, la farina di grano 0,43 euro al kg, la carne 1,30 euro al kg, il latte 0,26 euro al litro, lo zucchero 1,54 euro al kg, 10 sigarette 0,18 euro, un giornale 0,05 euro (corrispondente ad un soldo). Un operaio guadagnava 1,5/2 euro al giorno ed una donna 0,80/1 euro al giorno per giornate lavorative di 11/12 ore e settimane di 6/ giorni, in campagna 7 giorni su 7. Il salario di un contadino era sulle 0,60 euro al giorno.
Erano tempi durissimi per la maggior parte della gente e Alfredo apparteneva totalmente a questi tempi di fatica e di dolore. Quel che è certo è che ci sono valori che in lui, benché provato da varie vicissitudini, non conoscono confini e latitudini. In questo saggio uomo, che ho voluto conoscere ed incontrare a casa sua, insieme alla moglie Ornella, alla figlia Palma e al genero Mario, ho trovato tutta la sapienza di un animo nobile capace di trasmettere alle attuali generazioni principi non negoziabili quali l’onestà, la fedeltà alla parola data, l’assunzione di grandi responsabilità mai demandate ad alcuno, il coraggio di ricominciare ad ogni inciampo. Il suo sogno era quello di continuare gli studi per intraprendere la carriera di avvocato penalista, cosa che non avvenne per varie situazioni di famiglia. Dal duro lavoro dei campi inizialmente mal sopportato, benché necessario, nacque in lui fin da tenera età il rispetto per la natura, per la terra ereditata dal padre scomparso prematuramente e che alla fine gli ha preparato il futuro, tramandando quei saperi che nascono solo dall’esperienza.
Alfredo Recchi dunque, attraverso il suo scritto, ha saputo trasmettermi emozioni forti fino a commuovermi. Parlando con lui, ascoltandolo, osservando gli occhi belli della moglie Ornella e dei suoi cari, ho colto il continuo impegno di recapitare alle nuove generazioni un mondo lontano, ormai oggi quasi dimenticato e cancellato in pochi anni da un’industrializzazione frenetica e a caro prezzo. L’ambiente in cui è vissuto e tuttora vive, è una campagna di mezza collina, tondeggiante, con l’azzurro del mare ad est, i “Monti Azzurri” ad Ovest e le nobili zolle arate di fresco sulle orme delle famiglie patriarcali d’un tempo.
Il respiro del racconto che ha voluto scrivere è ampio, così come l’arco cronologico: si va dai primi anni della giovinezza fino ai giorni nostri.
Quasi un secolo di dura vita fra casa e campi talvolta avari, fra affetti ed amore, drammi personali e collettivi, come la mano pesante di persone, avide e ottuse che non gli risparmiarono rimproveri e busse. Alfredo non si è mai arreso e oggi si gode il tempo della quiete fra letture dei sette periodici a cui è abbonato, l’affetto vivo della sposa, delle figlie Palma e Katia e di chi lo ha conosciuto ed apprezzato.
I rapidi cambiamenti di questi ultimi anni, mettono fine ad un mondo difficile, nostalgico, seppur semplice per fare posto ad un altro, forse più ricco e tecnologico, ma certamente meno saggio.
Come guardiamo al futuro? Cosa riusciremo a trasmettere ai nostri figli e nipoti? Quali saranno i principi cardine della società del domani e dove sarà l’uomo?
Le domande sono aperta, le risposte ancora lontane. Mi viene in mente una frase di Charles Darwin: “Un uomo che osa sprecare anche solo un’ora del suo tempo non ha scoperto il valore della vita”. Per Alfredo anche i minuti sono stati preziosi compagni.
Ringrazio Alfredo e la sua famiglia per avermi accolta con quella affabilità e cortesia così rare al giorno d’oggi in cui prevalgono purtroppo paure e diffidenza. Tornerò ad incontrarlo molto volentieri perché tanto ancora ho da conoscere ed imparare. •

About Stefania Pasquali

Stefania Pasquali nativa di Montefiore dell'Aso, trascorre quasi trent'anni nel Trentino Alto Adige. Ritorna però alla sua terra d'origine fonte e ispirazione di poesia e testi letterari. Inizia a scrivere da giovanissima e molte le pubblicazioni che hanno ottenuto consenso di pubblico e di critica. Docente in pensione, dedica il proprio tempo alla vocazione che da sempre coltiva: la scrittura di testi teatrali, ricerche storiche, poesie.

Vedi anche

Dire Dio oggi: sapienti, non saccenti

Fermo, seminario: aggiornamento del clero diocesano Attraverso la sottile, ma netta distinzione tra i due …

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: