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Santi, felici e contenti

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Capodarco: don Andreozzi sulle prime tre beatitudini

Nel giorno di San Nicola da Mira, o San Nicola da Bari, un buon numero di preti e diaconi, poco meno di cento, considerata anche la partecipazione dei seminaristi, si è radunato a Capodarco, ospite di don Vinicio e della sua Comunità, per il ritiro mensile. Nell’Anno Pastorale 2018-2019 le Vicarie incaricate di organizzare i ritiri sono quelle di Porto San Giorgio (per il trascorso 6 dicembre 2018), di Sant’Elpidio a Mare (per il 7 febbraio 2019) e di Fermo (per il 2 Maggio 2019). Tutte e tre le meditazioni, affidate ai predicatori don Andrea Andreozzi, Padre Roberto Cecconi e Padre Jean-Luis Ska, sono dedicate alle Beatitudini (Mt 5,3-11; Lc 6,20-23). La scelta non è casuale. Si collega, infatti, al magistero di Papa Francesco, che in Evangelii Gaudium dedica ampio spazio, in particolare tutto il capitolo V, alla dimensione sociale dell’evangelizzazione e all’opzione per i poveri. Sempre Papa Francesco in Gaudete et Exultate, al capitolo III, vede nel testo cha apre il discorso della montagna la “Charta Magna” per arrivare alla santità e commenta, una ad una, le otto beatitudini.
In base al suddetto programma, a don Andrea Andreozzi è toccato commentare le prime tre Beatitudini: quella dei “poveri in spirito”, “dei miti” e di “coloro che piangono”. Nell’introduzione, il relatore ha cercato di chiarire il genere letterario del testo, atto ad esprimere la congratulazione di Dio, il suo biglietto di auguri e di felicitazioni rivolto agli ultimi: carcerati, ciechi, zoppi, miseri. Per loro si inaugura un nuovo stato di cose, una storia di salvezza data dall’irruzione della Signoria di Dio nel mondo. L’opposto della beatitudine è rappresentato dal genere letterario dei “guai”, come ben si può capire dalla versione lucana, che subito presenta il rovescio della medaglia: «beati voi – guai a voi» (Lc 6,24-26). Dio si dispiace per gli stupidi che non capiscono, che non hanno la capacità di accogliere il Regno e la sua lieta notizia, per coloro che, troppo presi dai beni, perdono l’unica vera occasione della vita portata dalla persona di Gesù. Le parabole del ricco stolto o del buontempone che non si cura del povero Lazzaro dimostrano quanto questo livello di stupidità sia presente nell’esperienza umana.
Nessuno può sentirsi esonerato dalla preoccupazione per i poveri e per la giustizia sociale. Non c’è scusa che tenga. Senza i poveri, non c’è vangelo. Senza povertà, non c’è discepolato: “le ricchezze non ti assicurano nulla. Anzi, quando il cuore si sente ricco, è talmente soddisfatto di se stesso che non ha spazio per la Parola di Dio, per amare i fratelli, né per godere delle cose più importanti della vita. Così si priva dei beni più grandi. Per questo Gesù chiama beati i poveri in spirito, che hanno il cuore povero, in cui può entrare il Signore con la sua costante novità” (Gaudete et exultate n. 68).
Le altre due beatitudini – dette altrimenti “macarismi”, dal greco Makarios, aggettivo che significa “Felice” – che il relatore ha preso in esame, seguendo l’esortazione di Papa Francesco, sono quella dei miti o non violenti e quella di coloro che sono nel pianto. In entrambe è fondamentale riscoprire l’azione del Paraclito e vivere il frutto dello Spirito di cui parla San Paolo in Galati 5,22. •

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