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La mia classe in quarantena

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Tante le sfide affrontate ogni giorno tra ansia del contagio e voglia di ricominciare.

Sabato mattina di giugno. Ultima video lezione del ‘19-‘20. Piattaforma Zoom.
“Fermi tutti! Posa stilosa. Fermiiii!”
Click. Screenshot da manuale. Quest’anno la foto di classe si fa così. Alla fine è pure simpatica.

Settembre, lunedì mattina, più caldo che a giugno. Primo giorno di scuola. Interno aula.
In sequenza: schermo mobile in plexiglas (maledetti, alla fine ce lo avete infilato…), distanza, mascherine, occhi. 40 occhi, espressioni non troppo varie, per lo più imbarazzo.
Non è che era meglio Zoom?
Proviamo ad iniziare. Le distanze ci sono: via plexiglas, giù le mascherine.
Già meglio.
“Pronti? Respiriamo profondamente e cominciamo. Ragazzi, tranquilli, sarà un anno bellissimo!”

Respiriamo. Perché è l’aria che è sembrata più mancarci in questi primi giorni. Non solo quella ostacolata dall’odiosa, quanto indispensabile, mascherina.
No, il fiato ce lo sta togliendo l’ansia, quella sempre costante, del contagio e di dover ripensare ogni gesto, anche i più banali e automatici (fantastici i dibattiti su come impugnare un gessetto e o far decantare le verifiche prima della correzione!); di dover risolvere ogni giorno un problema in più (e va bene quando è uno); di sapere che appena hai trovato un equilibrio pioverà dall’alto una novità che rimette tutto in gioco.
Come quella volta, dopo un po’ di giorni dall’inizio, in cui avevi pensato “Beh, su, ormai l’anno scolastico è partito, ci stiamo abituando, si può fare” e ricevi una telefonata.
“Luca?”
“Sì, pronto, dimmi.”
“Niente…, stai tranquillo, eh…”
“Cioè?”
“Bisogna mantenere la calma e attivare solo una serie di procedure…”
Così tu hai già compreso di avere il “privilegio” di insegnare nella prima classe del fermano che sarà messa in quarantena, per un positivo asintomatico tra i ragazzi. E allora bentornato Zoom!

Ecco, insomma, se avevamo voglia di nuove sfide e nuovi stimoli, quest’anno avremo pane per i nostri denti. Ora, possiamo continuare all’infinito con il rosario delle lamentazioni e a ricordare quanto fosse bella la scuola di prima (ma tanto prima stavamo sempre a lamentarci lo stesso).
Oppure, e sinceramente non vedo altre strade, dobbiamo ribaltare il modo di vederla questa faccenda: questo anno scolastico in classe non era per niente scontato, è un’opportunità che ci è stata offerta e che ci siamo dovuti sudare; potremmo azzardarci addirittura a definirlo un dono prezioso da custodire con cura e sacrifici, proprio come si fa con quel regalo tanto desiderato.
È vero, siamo lontani dalle utopie dei giorni in lock-down, quelle della grande occasione di rifare nuova la scuola.
Ma ora non ci rimane altro che respirare profondamente e mettercela tutta perché almeno quell’imbarazzo in quei 40 occhi torni a lasciare spazio alla noia e all’allegria, al sonno e alla curiosità, alla delusione e all’entusiasmo.
Proprio come in ogni nuovo anno che sta per iniziare. •

Luca Torretti

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