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Don David Esposito, per tutti don Grillo

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Ha terminato la sua corsa venerdì 31 Marzo. Lascia il suo amore al canto, alla montagna, al volontariato, soprattutto al Signore

Ma sei tu, mio compagno,
mio amico e confidente;
ci legava una dolce amicizia,
verso la casa di Dio camminavamo in festa.
Sal. 55,14-15
Così il salmista racconta, in un passaggio nevralgico, la sua storia di amico tradito dal suo migliore amico…
Ma la nostra, caro David, è stata tutta un’altra storia…
Nell’adolescenza negli anni ‘80, le nostre vite si sono incrociate a Porto Potenza, il paese da cui proveniamo entrambi: un luogo, per certi aspetti, magico, in cui le tradizioni erano forti, ma cercavano di evolversi… cercavano di mantenere la loro freschezza, mentre i tempi stavano cambiando velocemente.
Tra noi, fu subito amicizia, perché ci ritrovammo immediatamente su alcune passioni in comune, così diverse da quelle dei nostri coetanei. A noi piaceva stare in chiesa, in compagnia dei nostri preti, don Mauro Carassai e don Cesare Di Lupidio soprattutto; a noi piaceva la liturgia: bella, curata, solenne… Eravamo, all’epoca, persino esagerati, un po’ fanatici… fissati, e quanta pazienza don Cesare aveva con noi…
A noi piaceva, parlare, cantare; a noi piaceva progettare il futuro… e un futuro vedevamo per entrambi: il sacerdozio.
E tu, di cinque anni più grande di me (sei nato il 19 giugno 1962), eri, giocoforza, il mio maestro e la mia guida.
Quando entrasti in seminario eri radioso e io ti ammiravo e vedevo, nella tua scelta, quella che sarebbe stata la mia qualche anno dopo.
Appena si poteva ci incontravamo, soprattutto nei periodi di vacanza dalla scuola e il nostro tempo era interamente trascorso in parrocchia: tu a lavorare con l’AGESCI, io con l’AC: in un tempo in cui era ancora difficile collaborare fra associazioni ecclesiali e talvolta ci si guardava con diffidenza, per noi due che eravamo amici, far dialogare le rispettive associazioni di appartenenza era sicuramente più facile.
Poi nel 1987 anche io entrai in seminario e tu che avresti dovuto essere ordinato a breve, avesti un rallentamento: la tua salute, i problemi con l’alimentazione iniziavano a rendere difficile il tuo percorso e il raggiungimento di quell’obiettivo che, per anni, avevamo sognato insieme.
Per uno scherzo del destino, la nostra vita si stava facendo ancora più vicina: io nelle tappe verso il presbiterato, ti stavo raggiungendo e tu… mi aspettavi…
Che bello vivere i ministeri e celebrarli insieme: il lettorato, l’accolitato; che meraviglia il giorno che diventai diacono, tu in quella celebrazione venivi ordinato prete: era il 5 giugno 1993.
Ce l’avevi fatta… ce l’avevamo fatta! Insieme!
E poi gli anni dell’apostolato a Porto San Giorgio, a Porto Sant’Elpidio e poi lassù a Illice…
Era stupendo convocare le riunioni dell’Ufficio Liturgico lassù da te, con il caro don Filippo Concetti e Silvio Catalini… un posto di rara bellezza ci accoglieva ogni volta e soprattutto la tua disponibilità e il tuo sorriso unico ci aprivano le porte di casa tua e, con esse, ci spalancavano il tuo cuore genuino e generoso.
Era fantastico averti accanto ad aiutarmi nelle celebrazioni più solenni in Cattedrale: la nostra amicizia ci faceva continuare a collaborare per rendere più bella quella che era, da sempre, la nostra passione comune… ma eravamo cresciuti, più disincantati, ma non meno innamorati di quella che, nel tempo, era diventata sul serio il culmen e la fons della nostra vita.
Quanta forza hai avuto: sei andato sempre avanti con pazienza, tenacia… lottando anche quando rimanevi sempre più solo. Vedesti tua madre, tua nonna, tuo padre partire velocemente per il Cielo prima di te. E senza mai avere un’esitazione, ti vedevo sempre davanti a me, ad insegnarmi, con la tua fede, il cammino, a dirmi con la tua vita, come si faceva il prete davvero… soprattutto quando la malattia visita la tua vita e la morte si fa accanto e ti strappa chi hai di più caro.
E poi la tua, di malattia…
Era dolce ricevere le tue telefonate… era bello scriverti ancora, anche quando stavi male e in ospedale non riuscivi più a alzarti da quel letto.
Ci scrivevamo come facevamo negli anni della gioventù, quando, tu in seminario e io a Milano, tenevamo teso il filo di un’amicizia che percepivamo essere un dono di Dio.
È stato durissimo venire a gennaio 2016 al San Raffaele a trovarti con don Giordano Trapasso e don Tarcisio Chiurchiù… doloroso darti l’unzione degli infermi insieme a don Tarcisio quando sembrava che non ce l’avresti fatta.
Neanche in quel frangente hai ceduto: sei andato avanti ancora, imperterrito, come hai sempre fatto e come sempre, mi indicavi la via…
Per insegnarmi un sacerdozio così diverso da quello che ci raccontavamo negli anni giovanili, non più ingenuo, ma così vero, autentico e finalmente degno di essere vissuto e abbracciato con amore.
E ora parti da solo per il tuo viaggio…
Mi piace pensarti in Cielo a cantare il gregoriano o qualche tua composizione che amavi farmi ascoltare in anteprima.
A…Dio, amico mio e cammina deciso verso la “casa di Dio” e inizia a far festa e aspettami!
Grazie per tutta la bellezza condivisa e per tutto l’entusiasmo con cui hai servito il Signore.
Mentre una lacrima mi riga il volto, non posso non pensare al tuo sorriso e alla tua bontà… e non dire il mio GRAZIE al Signore, per questa vita… e per la prossima vita… di nuovo insieme! •

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